Cosco operato a Chieti: sta meglio

Il tecnico molisano che lotta contro un tumore sottoposto a intervento chirurgico
CHIETI. La partita più importante Vincenzo Cosco, la sta giocando in Abruzzo. Il tecnico molisano, 50 anni, è ricoverato all’ospedale Santissima Annunziata di Chieti, dove venerdì scorso è stato operato per un tumore che lo ha costretto a lasciare il calcio e la panchina della Torres (Lega Pro), affidata a Christian Bucchi. «L’intervento è riuscito», fanno sapere i medici dell’ospedale di Chieti. Cosco sta meglio e non vede l’ora di tornare in campo. Ieri ha ricevuto la visita dell’amico Vittorio Esposito, attaccante del Chieti e molisano come lui. Il numero 10 neroverde, subito dopo la partita persa con il Termoli, è andato dal suo ex allenatore che ha avuto per due mesi ad Andria. Il discorso è subito scivolato sul calcio. E non poteva essere altrimenti. Cosco già sapeva del risultato del Chieti, ma ha fatto i complimenti a Esposito per la sua grande stagione. Già una settimana fa l’attaccante neroverde aveva mandato un messaggio di solidarietà al suo ex allenatore dedicandogli la doppietta messa a segno con l’Agnonese. Tutto il mondo del calcio si è stretto intorno a Cosco. I giocatori del Matera, che il tecnico di Santa Croce di Magliano ha allenato per due stagioni, prima della gara vinta con l’Aversa Normanna, hanno indossato una maglietta con la scritta: “Mister Cosco non mollare!”. Il suo dramma è iniziato alla vigilia di Natale con una lettera shock. «Il cancro, sconfitto e annientato 18 anni fa, è tornato a invadere il mio corpo in maniera più violenta. E così per me inizia la “partita di ritorno” contro il male del secolo. All’andata, per dirla nel gergo calcistico, ho vinto, ho trionfato: combattei, anche grazie al supporto della mia famiglia e dei miei amici più stretti, come un leone indomito ed ebbi la meglio. Il cancro, oggi, ha fatto gol e io sono costretto ai tempi supplementari: una partita nella quale il pareggio non esiste. Sono costretto a vincere: devo farlo per tutta la mia famiglia, per mia moglie Silvana, per i miei piccoli, ma già maturi, figli, Gaia e Luigi, ma anche perché io ho sempre sostenuto che i sogni aiutano a vivere. Non posso far altro, dunque, oggi come non mai, che andare avanti sognando, per continuare a vivere e, quindi, restare vicino alla mia famiglia e ai miei cari, oltre che per riprendere quel sogno chiamato calcio».
In bocca al lupo!
Giammarco Giardini
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