COSÌ LA PROFEZIA FA PARTE DEL GIOCO

30 Giugno 2016

È il minuto numero 32 e c’è una bella punizione centrale, dal limite, per l’Italia. Eder si incarica del tiro, la barriera della Spagna si dispone e l’Italia, seguendo uno schema, piazza due uomini...

È il minuto numero 32 e c’è una bella punizione centrale, dal limite, per l’Italia. Eder si incarica del tiro, la barriera della Spagna si dispone e l’Italia, seguendo uno schema, piazza due uomini sul lato sinistro della fila di avversari. L’idea è quella di far “staccare” i due azzurri all’ultimo momento, creando un vuoto nel quale il pallone calciato da Eder possa trovare un varco verso la porta. A volte funziona.

Il pallone passa. De Gea para ma non trattiene, Giaccherini si precipita sul rimpallo e dal centro arrivano i due azzurri della “finta barriera”. Sono Gaetano Pellè e Giorgio Chiellini. Quest’ultimo ha il guizzo buono e come va a finire lo sappiamo tutti perché un istante dopo eravamo lì che urlavamo davanti alla tv (io in particolare ho abbracciato il mio collega Mauro).

Ma c’era un segreto. Pellè, alla fine della partita ha raccontato che, mentre i due azzurri si sistemavano nella barriera, Chiellini gli ha sussurrato una cosa.

Era una profezia.

«Giorgio mi si è avvicinato e mi ha detto: Eder calcia la punizione, De Gea la respinge e io faccio gol sulla ribattuta».

Quanto volte ci capita di prevedere quello che sta per accadere? Credo che sia accaduto a molti. Non c’è scienza che lo confermi, anche se in rete si trovano asserzioni molto decise. «Il nostro apparato percettivo continuamente fa lo scanner del futuro», scrive un biochimico in un forum di “ricerca della coscienza”. Nel caso di Chiellini più che intuito è stata forse convinzione. L’idea che affiora dopo tanti allenamenti in cui tenti di riprodurre una situazione di gioco. Hai lavorato forte proprio per ritrovarti lì, in quel momento, pronto a far scattare quegli automatismi che possono trasformare un piano nella sua riuscita.

Poi ci sono altre cose: il pallone, la scarpa, l’erba, una rotula, un urlo, un rimbalzo con direzione sconosciuta. Cose che non si possono mettere in conto. Il breve percorso tra un progetto e un esito. Un po’ come quell’altro gioco, no? Come si chiama... ah, sì: si chiama vita.

@fbrancoli

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