Coulibaly, dal barcone agli applausi: «Il mio sogno è diventato realtà»

PESCARA. «Sono contento del risultato e soprattutto di esserci stato. Quasi un sogno diventato realtà. Se mi avessero chiesto di scegliere una partita avrei scelto questa, l'ho detto già nei giorni...
PESCARA. «Sono contento del risultato e soprattutto di esserci stato. Quasi un sogno diventato realtà. Se mi avessero chiesto di scegliere una partita avrei scelto questa, l'ho detto già nei giorni scorsi. Soddisfatto? Beh, se penso a quante ne ho passate prima di arrivare qui certo che si. Ma io sono uno che ci ha sempre creduto che potevo starci, lo so che posso starci, che sono bravo (ride di gusto alla sua battuta), ma soprattutto so che devo ancora fare molto, lavorare sodo, imparare tanto». Mamadou Coulibaly, la favola bella del Pescara, il ragazzo arrivato col barcone e dopo mille traversie, paure, delusioni, sofferenze, scaraventato in campo da Zeman prima a Bergamo e poi addirittura titolare col Milan. Una famiglia umile la sua che lo segue dal Senegal con affetto, e facendo ancora grandi sacrifici. A raccontare un aneddoto ci ha pensato al 91' il suo procuratore, Donato Di Campli: «Pensate che i suoi parenti hanno fatto una colletta per poter vedere la partita Pescara-Milan in tv dal Senegal». E Zeman che ha gettato nella mischia senza troppe raccomandazioni. «È vero, mi ha detto semplicemente di fare quello che so fare, non ha aggiunto molto. E naturalmente spero di ripagarlo e ripagare la società della fiducia».
L'appetito vien mangiando, e Coulibaly non difetta certo di coraggio, né di sincerità. Prima di Bergamo sognava di avere una chance, ora mette nel mirino addirittura la Juve... «Adesso c'è l'Empoli, quindi dobbiamo pensare a questa partita. Se spero di esserci? Certo, io lo so che devo lavorare, crescere, ma so di poterci stare. Anche perché sto bene nel gruppo, mi aiutano mi vogliono bene. Poi la Juve? Beh, certo che ci vorrei stare. Decide il mister ma so di poterci stare anche contro di loro...».
L'altro volto nuovo e sorridente del giorno è Hrvoje Milcevic, uno di quei ragazzi che tra incidenti e scelte non azzecatissime di qualche tecnico (L'Aquila e Teramo) ha rischiato di perdersi. Poi, è arrivato Zeman. «Sì, gli devo molto. Pensavo di andar via, lui invece mo ha detto che potevo essere utile, che aveva fiducia. In allenamento mi segue molto, mi consiglia, mi ha provato anche difensore centrale. Ed eccomi qua...» In A senza passare per la B, un'emozione forte. «Giornata indimenticabile, grande partita e grande avversario, stadio strapieno, che aiuta molto: non potevo chiedere di più per l'esordio. Tranne la vittoria, che forse avremmo meritato».
Davanti ai microfoni per un dopopartita finalmente diverso anche Amad Benali, esterno d'attacco ma in realtà uomo tutto fare di Zeman, che non di rado gli chiede di sacrificarsi in rincorse anche per conto terzi. «Siamo contenti del punto contro una grande, certo la sosta ci ha aiutato a mettere benzina e imparare meglio le cose che vuole il mister. Crederemo alla salvezza finchè non saremo bocciati dalla matematica, altrimenti che senso avrebbe andare in campo?» Tanta volontà, impegno qualche segnale positivo ma ancora una montagna quasi impossibile da scalare davanti. «Non è un'impresa facile, lo sappiamo ma noi siamo pagati per crederci fino in fondo e siamo determinati a farlo, anche cercando di seguire al meglio le indicazioni del tecnico».
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