Crecco non molla: «Pescara, resto e mi gioco la serie A»

5 Dicembre 2018

A Perugia l’unica gara da titolare, ma non pensa di cambiare: «Non mi arrenderò mai, qui puntiamo ad arrivare in alto»

PESCARA. Mai una parola fuori posto, una serietà invidiabile per un ragazzo di ventitré anni. L’estate scorsa Luca Crecco ha firmato con il Pescara fino al 2021. Finora non ha trovato molto spazio. A quattro gare dalla fine del girone di andata ha giocato titolare solo una volta, domenica al Curi di Perugia. Poi altri sei spezzoni per un totale di 144 minuti e un gol a Cosenza che ha regalato un prezioso pari alla squadra. Crecco spera che Pillon gli dia un’altra chance venerdì sera nell’anticipo contro il Carpi. Se non dovesse accadere, si metterebbe ugualmente a disposizione cercando magari di incidere a partita in corso. Giocatore affidabile, pronto a sacrificarsi per il gruppo e con la testa sulle spalle. Ha comprato casa a Roma, quartiere Balduina, dove ci sono tutti i suoi familiari. Quasi un microcosmo nella metropoli, dove vivono papà Daniele, mamma Claudia, il fratello Simone e altri parenti, tra i quali nonno Oscar, una figura fondamentale per la crescita del centrocampista del Pescara che prima di ogni gara esegue un esercizio di respirazione per concentrarsi meglio. Ieri il jolly romano è stato ospite di una diretta Facebook disponibile sul sito del Centro.
Crecco, una vittoria nelle ultime sei gare. Che succede?
«I numeri dicono che stiamo vivendo un periodo di appannamento. Credo che sia fisiologico, visto che eravamo partiti con un ritmo impressionante. Forse c’è un po’ di stanchezza, ma passerà presto. Non molliamo mai e speriamo di regalare gioie ai nostri tifosi».
Venerdì l’occasione per riscattarsi contro il Carpi.
«Non sarà una gara facile, sulla panchina degli emiliani c’è Castori che è un osso duro. Ma noi siamo carichi e daremo tutto per vincere».
Dalla Lazio al Pescara a titolo definitivo. Ci spiega la scelta?
«Sono cresciuto nella Lazio e dopo vari prestiti, due anni fa, mi hanno tenuto in prima squadra. Ho giocato 5 partite e alla fine della stagione Simone Inzaghi mi ha chiesto di restare. Purtroppo, dopo pochi giorni, si sono infortunati cinque difensori. Così, la società ha reintegrato Mauricio e io sono finito fuori lista. A quel punto ho capito che non credevano più in me e ho deciso di guardarmi intorno. È arrivata l’offerta del Pescara e non ci ho pensato due volte».
È vero che Immobile l’ha spinta ad accettare?
«Sì, anche se non ho mai avuto dubbi. Ho parlato con Ciro e mi ha detto che qui c’è una grande società e mi sarei trovato divinamente. Aveva ragione, sto bene con tutti, dirigenti, staff tecnico e compagni di quadra. Inoltre, Pescara è una città bellissima».
Passiamo agli aspetti meno positivi. Una sola volta titolare in 14 gare...
«Sì, ho giocato poco, ma quando ho firmato sapevo che avrei trovato una concorrenza agguerrita. Siamo una squadra forte, tutti speriamo di giocare e bisogna rispettare le scelte dell’allenatore».
Pillon spiega le decisioni o no?
«Parla poco singolarmente, ma dice quello che pensa davanti a tutti. Apprezzo davvero la sua sincerità, ha creato un gruppo molto unito. È un allenatore esperto, preparato, conosce bene pregi e difetti degli avversari e prepara sempre bene le partite».
A breve inizierà il calciomercato. Rimarrà a Pescara?
«Ho firmato un contratto di tre anni e non ho alcuna intenzione di trasferirmi dopo sei mesi. Resterò qui e darò il massimo per aiutare la squadra a raggiungere gli obiettivi».
Della Lazio cosa le resta?
«Le gioie nelle giovanili, come lo scudetto Primavera, gli insegnamenti di Inzaghi e Bollini che mi hanno dato tanto. Poi gli allenamenti con la prima squadra, i consigli di Reja e Petkovic, il debutto in serie A grazie a quest’ultimo contro la Juventus. Giorni indimenticabili».
E Lotito?
«Ha sempre aiutato i calciatori, è un presidente disponibile, non posso che parlarne bene. Certo, per andare d’accordo con lui non bisogna mai contraddirlo (ride, ndr).
A 17 anni l’esordio in A contro la Juventus.
«Un’emozione incredibile. Nella mia zona c’era Vidal, un giocatore con un potenza impressionante. Io ero piccolino, lui un campione affermato».
Dalla squadra di quartiere al professionismo. Chi si sente di ringraziare?
«La mia famiglia. Da mio padre ho ereditato la passione per il calcio. Anche mio fratello giocava, ed era pure bravo, ma poi ha smesso a causa di un brutto infortunio. I miei genitori lavorano, quindi non potevano portarmi sempre al campo. A volte ci pensava mia madre, quando avevo tredici anni e sono andato alla Lazio mi accompagnava spesso mio nonno Oscar. Si sedeva in tribuna e aspettava la fine degli allenamenti, non smetterò mai di ringraziarlo».
Debutto in A e primi guadagni. Come li ha gestiti?
«Bene grazie a mio padre, mi ha seguito molto su questo aspetto. Ho conosciuto tanti ragazzi che hanno buttato via tanti soldi e ora magari non giocano più».
Se non fosse diventato un calciatore quale lavoro avrebbe scelto?
«Mi piace stare all’aria aperta, ho preso il diploma in agraria e facevamo tanti lavori stando a contatto con la natura. Di sicuro non sarei rimasto chiuso a vita in una fabbrica o in un ufficio».
Il Pescara è interessato a Rossi della Lazio. L’ha sentito?
«No, ho letto di questo interessamento ma non conosco la situazione. Di sicuro se venisse ci darebbe una mano. È un buon giocatore, rognoso e dotato di cattiveria agonistica».
Chi vincerà il campionato?
«Palermo e Benevento hanno gli organici migliori, poi Verona e Crotone. Ma il Pescara è forte e può puntare in alto».
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