D’Altrui, la leggenda della pallanuoto ha 80 anni

Geppino ricorda l’oro olimpico del 1960 a Roma e i trascorsi da allenatore: «Nel 1948 Carosio coniò il termine Settebello. Io e Bud Spencer in vasca nel ’56»
PESCARA. Lunedì ha compiuto 80 anni una leggenda dello sport italiano. Geppino D'Altrui, papà di Marco, entrambi bandiere della pallanuoto pescarese che ha vinto tutto, in Italia e nel mondo. Lui ha il merito di averla condotta per la prima volta in serie A. «Era il 1977», racconta sfogliando l'album dei ricordi nella sua dimora montesilvanese, a due passi dal mare. «Fui chiamato dall'allora presidente Eraldo Zecchini che mi affidò l'incarico di allenatore per portare la squadra in serie A in cinque anni. L'impresa riuscì al secondo tentativo, quando arrivò lo sponsor Gis con il compianto Pietro Scibilia. La squadra era composta, per la maggior parte da pescaresi, tra i quali l'attuale allenatore Maurizio Gobbi, Fabrizio D'Onofrio, Fernando Pietrostefani, Maurizio Barbara, Paolo Mascellanti e quel Nello Rapini che, qualche anno più tardi, vivrà anche l'epoca europea della Sisley targata Estiarte. Mi piace ricordare il cabarettista Marco Papa, che faceva parte di quella rosa, nonchè la ciliegina sulla torta Eraldo Pizzo, per tutti il Caimano, a fine carriera, tanto che era stato mio compagno di calottina alle Olimpiadi di Roma».
Il suo palmares da giocatore è impressionante con un oro olimpico, un bronzo europeo, oltre a due ori e un argento ai Giochi del Mediterraneo. Ma lui preferisce ricordare altri importanti titoli come la prima gara di nuoto con pinne vinta a Napoli nel 1951 sulla distanza dei 3000 metri, i due scudetti consecutivi Allievi di pallanuoto con la Rari Nantes Napoli e il titolo italiano Juniores. «Ho sempre preferito guidare i giovani perché vedi effettivamente i risultati del tuo lavoro. E, per restare in tema, lo scudetto Allievi vinto dal Pescara nel 1979 rimane una delle più belle soddisfazioni in carriera. Oltre a mio figlio c'erano i vari Di Fulvio, Mundula, Trave, Aloisi, Pitocco e Di Nisio. Quando a Pescara sono arrivati i campioni mi sono dedicato alla crescita del vivaio».
Nato a Napoli nel 1934, ha iniziato l'attività agonistica a 14 anni nella Rari Nantes Napoli dedicandosi prima al nuoto e, in seguito, alla pallanuoto. 11 campionati di serie A con 305 presenze e 11 anni di attività in Nazionale con 75 presenze, quando non c'erano cambi durante le partite. «Adesso mi fanno ridere quando contano le presenze di chi scende per pochi secondi in vasca».
Capitano del settebello dal 1960 al 1964. E a proposito del settebello come nasce questa leggenda? «Il settebello ha la sua origine alle Olimpiadi di Londra del 1948, quando i 4 giocatori della Rari Nantes Napoli che costituivano il blocco della Nazionale passavano il tempo delle lunghe trasferte giocano a scopa. E il radiocronista dell'epoca Nicolò Carosio coniò il termine».
Ha giocato insieme anche a Carlo Pedersoli, in arte Bud Spencer, cinque anni più anziano. «Facemmo le Olimpiadi di Melbourne nel 1956. Qualche anno fa, ci siamo ritrovati a Pescara in una conviviale e abbiamo rievocato i bei tempi andati».
Caso più unico che raro il suo inserimento insieme al figlio nella Hall of fame di due capitani che hanno vinto la medaglia d'oro alle Olimpiadi. «A distanza di 32 anni siamo saliti sul gradino più alto del podio, entrambi indossando la calottina numero 2. Io a Roma nel 1960, in quelli che considero i primi giochi dell'era moderna, perché c'era la televisione che trasmetteva le immagini dappertutto. Marco, invece, è stato protagonista di un'altra impresa a Barcellona nel 1992 nella tana della Spagna di Manuel Estiarte».
Nel bel mezzo della chiacchierata arriva la telefonata d'auguri di Gabriele Pomilio, altro monumento della pallanuoto pescarese e Geppino, da buon napoletano, ci scherza su. «Adesso non vale più, visto che sono passate 24 ore».
Gli altri messaggi sono arrivati via telematica, attraverso i moderni mezzi di comunicazione. «Di questo si è occupato Marco che il 25 di questo mese, oltre all'onomastico, festeggerà il traguardo delle 50 candeline. Lui allena i giovani dell'Original Marines mentre la prima squadra è in vetta al campionato di serie B. Chissà che non sia l'anno buono per tornare in A. Purtroppo a Pescara è ancora più difficile ottenere dei risultati perché non ci sono altre realtà di pallanuoto con le quali confrontarsi. In Liguria, invece, c'è tanta concorrenza e tutto ciò fa bene al movimento».
Marco Ratta
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