D’Ancona: troppi raccomandati, lascio il calcio

L’ex attaccante dell’Angolana: «Ora gioca chi porta gli sponsor, da grande farò il tecnico fanghista»
CHIETI. Davide D’Ancona ha detto basta al calcio e iniziato una nuova vita. Ora il 23enne attaccante (ormai ex) di Torrevecchia Teatina lavora come tecnico fanghista in una ditta di Roma che si occupa di servizi petroliferi. In pratica, l’ex bomber cresciuto nel settore giovanile della Rc Angolana, che nella passata stagione ha vestito la maglia della Civitanovese in serie D, deve provvedere al corretto funzionamento chimico e fisico dei fluidi di perforazione. La sua vita è cambiata radicalmente. Da circa un mese, D’Ancona non corre più dietro a un pallone, ma controlla il confezionamento del fango. Le sue giornate non le trascorre più sui campi di allenamento, ma in cantiere lavorando dalle 8 alle 12 ore al giorno. Una scelta sofferta, fatta con la testa e non con il cuore. E pensare che D’Ancona era una promessa del calcio. A 17 anni esplose con l’Angolana di Vincenzo Vivarini, a 18 firmò un contratto con il Bari. Sei mesi nella Primavera dei galletti, altri sei in prima squadra al fianco di Bonucci, Ranocchia, Barreto e Alvarez. Poi Chieti ed Ebolitana in Seconda divisione, il ritorno all’Angolana e la tappa di Civitanova in serie D. L’ultima della sua carriera da calciatore. «Ho deciso di smettere perché questo non è il calcio che sognavo da bambino», racconta D’Ancona. «Oggi vedi ragazzi che giocano solo perché portano sponsor e poi in campo non riescono a fare nemmeno due passaggi. Non sopportavo più di vedere gente che giocava solo perché pagava e prendeva il posto di chi meritava e faceva sacrifici. Questa cosa mi rendeva nervoso e non vivevo serenamente. In questo calcio non c’è più meritocrazia. Poi ci sono tante società che fanno promesse e non le mantengono. Mi hanno fatto passare la voglia di giocare e con questo mondo non voglio avere più nulla a che fare». La storia di D’Ancona è quella di un enfant prodige che non ha mai sfondato. Vivarini, l’allenatore che lo aveva scoperto nelle giovanili dell’Angolana, lo porta a Chieti nella stagione 2010/2011. Per il ragazzo di Torrevecchia è la prima esperienza nei professionisti. Subito un gol nella prima partita di Coppa Italia con il Barletta. Poi tanta panchina e appena 13 presenze. L’anno dopo il Bari, proprietario del cartellino, lo gira in prestito all’Ebolitana. L’attaccante parte benissimo e segna cinque gol nel girone d’andata. Ma non fa i conti con la sfortuna. Il 15 gennaio 2012, alla prima giornata di ritorno contro L’Aquila, D’Ancona si rompe crociato, menisco e collaterale. «Volevo già smettere allora, poi mio padre mi convinse a continuare e tornai all’Angolana. Lo scorso anno sono andato alla Civitanovese e mi sono trovato bene. Con il ds Omar Trovarello ho avuto un ottimo rapporto: è una persona seria e qualche settimana fa mi ha chiesto di andare con lui a Chieti. Ma ormai ho perso gli stimoli e deciso di lasciare. Non ho rimpianti perché nel calcio non vedo futuro: quando arrivi a 30 anni poi che fai? Questo è un mondo dove è facile entrare ma è difficile rimanere. Oggi è sotto gli occhi di tutti che gioca solo chi porta gli sponsor. Meglio trovarsi subito un lavoro fisso e divertirsi la domenica con gli amici. Ho avuto l’opportunità di lavorare in una ditta di servizi petroliferi e l’ho presa al volo. Ora sono finalmente felice e non vedo l’ora di girare il mondo. A metà agosto parto per la Libia». Il calcio, per Davide D’Ancona, rimarrà solo una passione. Ora lo aspetta un futuro in cantiere.
Giammarco Giardini
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