D’Aversa e Oddo, il leader e lo sfacciato

15 Dicembre 2015

I due mister al Centro anticipano il derby Lanciano-Pescara

Come arrivano la Virtus Lanciano e il Pescara al derby?

D'Aversa: «Non stiamo attraversando un buon momento sul piano dei risultati (tre sconfitte di fila, ndr). Abbiamo bisogno di fare punti. Come ha poca importanza».

Oddo: «La classifica è diversa, noi vogliamo restare attaccati alla zona play off e possibilmente non perdere contatto dalle prime. Si tratta di un derby e comunque l'approccio emotivo sarà diverso».

E' vero che Oddo avrebbe potuto vivere questo derby sulla panchina della Virtus Lanciano?

Oddo: «Forse erano solo indiscrezioni giornalistiche».

D'Aversa: «No, quali indiscrezioni giornalistiche! Il nome di Massimo è stato tra quelli valutati dalla Virtus nell’estate del 2013 (poi fu scelto Baroni, ora al Novara, ndr), poteva davvero allenare a Lanciano» .

Come si approccia un derby?

D'Aversa: «Il derby è il derby, regala emozioni particolari, è una gara diversa. Si respira un'aria particolare sin dal primo giorno della settimana. Io, poi, sono di Pescara e la vivo diversamente. Però, la professione è la professione. E noi abbiamo una sola strada da percorrere…».

Oddo: «Non c'è una rivalità così forte da giustificare certe tensioni. Io ai miei, comunque, cercherò di far capire che si tratta di una gara importante, perché, tra le altre cose, troveremo una squadra affamata di punti».

Chi ha più da perdere?

D'Aversa: «Lo stato d'animo è diverso, così come la classifica. La sconfitta di Avellino brucia, voglio una squadra arrabbiata (il termine è in realtà più colorito, ndr) in campo».

Oddo: «Tutti abbiamo qualcosa da perdere quando si gioca, perché in campo si va per vincere».

Sul piano tecnico e tattico che partita sarà? Il Pescara se la giocherà a viso aperto?

D'Aversa: «Il Pescara è più forte in questo momento. La Virtus deve essere conscia di questo e colmare il gap con la voglia di vincere e con la determinazione da sprigionare in ogni momento della gara. Abbiamo il dovere di riaccendere l'entusiasmo della gente di Lanciano con una prestazione e con un risultato importanti. Inutile dire che l'apporto del pubblico sarà importante, sarà fondamentale per spingere i ragazzi in un momento difficile. Nella passata stagione il derby di ritorno ha spento il nostro sogno play off, spero che questo rilanci le nostre ambizioni in zona salvezza. Noi non siamo in grado di aspettare l'avversario, anche se in determinati frangenti la partita va letta e interpretata».

Oddo: «Non ci sono partite facili, lo insegna il campionato di serie B. Sarebbe un errore pensare al Lanciano come una squadra che si deve salvare e quindi inferiore. Dobbiamo essere umili e pensare di non essere superiori. Tra l'altro, noi fuori casa abbiamo dei problemi, secondo me, mentali. Dobbiamo essere noi stessi e cercare di fare la partita. Abbiamo nel Dna un calcio propositivo. Non siamo in grado di andarci a difendere e a ripartire in contropiede. Abbiamo qualità tecniche e dobbiamo sfruttarle».

Come giudica il suo amico-rivale?

D'Aversa: «Massimo è uno sfacciato, un coraggioso, un audace. Ha forza mentale che lo porta a osare. Quello che di buono ha fatto nel finale della passata stagione avrebbe meritato un premio, quella serie A che ha dimostrato di valere sul campo durante i play off».

Oddo: «Roberto ha già fatto vedere di avere grosse qualità nella passata stagione. Non a caso il Lanciano ha disputato un campionato superiore alle aspettative e a quanto era nelle sue corde. Anche oggi la Virtus sforna un buon calcio. Lui ha carisma, è forte caratterialmente. E' un leader».

Dove può arrivare il Pescara?

D'Aversa: «Ha un'ottima rosa con tanti giovani validi. E quando hai i giovani sei sottoposto ad alti e bassi. Vanno aspettati, devono crescere. Non a caso sta portando avanti un campionato parallelo, dentro e fuori casa. Secondo me, Cagliari e Bari sono più forti come collettivo. E il Crotone ha trovato un'alchimia che gli sta permettendo di stupire tutti, anche grazie alla bravura dell'allenatore Juric».

Oddo: «Non è un mistero: puntiamo ai play off. Concordo con Roberto sul fatto che ci sono squadre più pronte per la serie A».

Siete entrambi cresciuti calcisticamente nella Renato Curi.

D'Aversa: «La Curi era una scuola di vita, una seconda famiglia. Un ambiente in cui si insegnava prima l'educazione e poi il gioco del calcio. C'era gente che non giocava perché non aveva una buona pagella o perché non aveva tagliato i capelli. Prima l'uomo e poi il calciatore. Venivano impartite delle basi fondamentali per la vita, basi che forse mancano oggi nei settori giovanili. Io, ancora oggi, ringrazio sia la Curi che il Milan, due club e due ambienti che mi hanno permesso di crescere in una certa maniera».

Oddo: «Una scuola di vita, come dice Roberto, e anche uno stile di vita: aggregazione e divertimento. Oggi mi capita di accompagnare mio figlio alla partita della domenica e vedo genitori convinti di avere nei figli gli eredi di Maradona e Pelè… No, non ci siamo proprio».

Come nascono D'Aversa e Oddo allenatori?

D'Aversa: «Una volta smesso di giocare avevo in mente di fare l'allenatore, però, chiaramente, c'era bisogno di tempo per fare un certo percorso».

Oddo: «Ma io non pensavo di fare l'allenatore quando ho smesso. Ho preso una laurea, immaginavo di fare il Galliani o il Moggi. Pensavo di diventare il dirigente. Poi, è maturata un'opportunità (giovanili del Genoa, ndr) e mi sono innamorato di questo mestiere».

Entrambi siete stati al Milan, che cosa sta accadendo alla corte di Berlusconi?

D'Aversa: «Secondo me, influisce anche il fatto che nello spogliatoio non esiste più uno zoccolo duro in grado di tramandare certi valori a chi arriva».

Oddo: «La verità è che non si capisce più niente. Sono saltati tutti i ruoli e la squadra ne risente. Puoi cambiare tutti i giocatori che vuoi, ma se non c'è chiarezza…».

Esiste un Donnarumma, ovvero un giocatore da lanciare a 16 anni, nella Virtus e nel Pescara?

D'Aversa: «Noi abbiamo Antonino, classe 1998 della Primavera. Ed è un portiere di prospettiva: ha valori tecnici e determinazione. Ha, soprattutto, il carattere di Oddo, uno sfacciato! L'altro giorno gli ho chiesto come era andata l'ultima partita e la sua risposta è stata: "Bene, ho dovuto fare un paio di miracoli, ma è andato tutto bene..."».

Oddo: «Da noi ci sono ragazzi interessanti, ma non ancora pronti per la serie B. Altrimenti li avrei già gettati nella mischia. Mitrita? Ha qualità, ma deve capire ancora il calcio italiano».

D'Aversa-Oddo, amici-nemici.

D'Aversa: «Ci conosciamo da bambini, l'ho sempre considerato e trattato come un fratello minore. Sin da quando eravamo alla Curi. Poi, ci siamo ritrovati al Milan e al Monza. Lui era un esuberante, a volte m'è toccato riprenderlo…».

Oddo: «Ti ricordi quando feci gol su punizione in un Brescia-Monza 2-2? Venni direttamente da te in panchina…».

D'Aversa: «Ma ti ricordi quando Frosio ti voleva cedere alla Salernitana e noi facemmo di tutto per farti restare a Monza?»

Oddo: «No, perché?».

D’Aversa: «Eri indisciplinato tatticamente, la fase difensiva…».

Chi togliereste all'altro?

D'Aversa: «Non rispondo, l’anno scorso ho detto Melchiorri e mi ha castigato all’ultimo minuto di un derby stradominato dalla Virtus a Pescara».

Oddo: «Beh, io alla Virtus toglierei proprio D'Aversa dalla panchina. Lui è un condottiero».

D'Aversa: «No, per carità Massimo, non sei originale. Di questi tempi tanta gente toglierebbe D'Aversa dalla panchina…». E tutti a ridere.

@roccocoletti1

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