Da Brecciarola al Tour: l’ascesa del campione che ama Pantani
CHIETI. Di strada, Giulio Ciccone, ne ha fatta tanta. Da Brecciarola a Bergamo, dal Giro d’Italia al Tour de France. Un’ascesa continua per il corridore teatino nato il 20 dicembre del 1994. Ciccone...
CHIETI. Di strada, Giulio Ciccone, ne ha fatta tanta. Da Brecciarola a Bergamo, dal Giro d’Italia al Tour de France. Un’ascesa continua per il corridore teatino nato il 20 dicembre del 1994. Ciccone inizia a correre a otto anni nella Pedale Teate. È stato il padre Roberto, dipendente Ater, a trasmettergli la passione per il ciclismo. «Alla prima gara, a Manoppello, per poco non mi ammazzavo», ha ricordato Ciccone in una recente intervista. «Ho schivato una caduta e sono passato tra un palo e un muro». Poi il trasferimento a Bergamo, dove è stato tesserato dal Team Colpack. La vittoria di tappa a Sestola nel Giro d’Italia del 2016, quando era il portacolori della Bardiani-Csf, gli ha cambiato la vita. «Era il mio esordio alla corsa rosa», il ricordo di Ciccone, nato con il mito di Pantani. «Quella giornata la custodisco sempre nell'album dei ricordi più belli». Da lì tutti si sono accorti del talento di Giulio che ha bruciato le tappe, superando anche i piccoli problemi al cuore che lo costrinsero a una doppia operazione tra ottobre e dicembre del 2016. Poi il passaggio alla Trek-Segafredo. Nell’ultima edizione del Giro è stato il grande protagonista, vincendo la maglia azzurra e compiendo l’impresa nella tappa di Ponte di Legno. «Ho recuperato le energie e sono pronto per il Tour», aveva detto Ciccone prima della partenza. «Mi presento senza alcun tipo di pressione. Quello che verrà sarà un di più. Cercherò di aiutare la squadra, poi vedremo se ci si potrà togliere qualche soddisfazione personale». La prima è arrivata ieri con la conquista della maglia gialla per la gioia del papà Roberto, della mamma Silvana, del fratello Guglielmo e della sorella Roberta. E di tutto l’Abruzzo.
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