Da Castel di Sangro alla Figc: l’ascesa di Gabriele Gravina

19 Ottobre 2018

L’incontro con Rezza e l’exploit fino alla B, poi banche, aziende, università e Federcalcio

PESCARA. Sarà il primo abruzzese a capo della federcalcio. Nessuno era arrivato così in alto. Antonio Papponetti, aquilano, è stato presidente del Settore Giovanile Scolastico. Lunedì, invece, Gabriele Gravina sarà incoronato presidente della Figc. Abruzzese d’adozione - perché la carta d’identità recita che è nato a Castellaneta (Taranto), il paese di Rodolfo Valentino - protagonista di quello che è passato agli archivi come il miracolo del Castel di Sangro a metà anni Novanta. Ne servirà un altro per rilanciare il calcio italiano. Imprenditore, professore universitario, manager e dirigente di lungo corso. Un po’ di tutto grazie (anche) al fatto che si è tenuto sempre alla larga dalla politica che pure lo ha corteggiato a lungo. Sul piano strettamente imprenditoriale ha creato il Gruppo Gravina che opera nel settore dell’edilizia e gestisce con i figli Francesco e Leonardo (avuti dalla prima moglie Maria Teresa). In Federcalcio è da una vita: conosce tutto e tutti, sa come intervenire per invertire la rotta. Scaltro, furbo e lungimirante. Detesta l’immobilismo. Calcisticamente, è un “figlio” di Giancarlo Abete, l’ex presidente Figc, con il quale ha iniziato a muovere i primi passi in federazione all’inizio degli anni Novanta. Ha un chiodo fisso: la sostenibilità aziendale. Evitare di fare il passo più lungo della gamba, ideologo di quella razionalità che lo ha spinto a lasciare il Castel di Sangro, in C1, quando ha capito che era impossibile reggere l’urto dei costi fuori portata. Non sono mancate le “polpette avvelenate” durante la carriera, le ha dribblate ed è uscito sempre pulito dalle bufere mediatiche. Negli ultimi venti anni il nome di Gravina è stato accostato a tante squadre di calcio, ma non è mai andato oltre una sponsorizzazione. Aveva ben in mente il suo fine: la carriera federale.
La biografia. Sessantacinque anni compiuti lo scorso 5 ottobre, Gabriele Gravina ha origini pugliesi, ma ha stabilito da quasi 40 anni il centro degli affetti a Castel di Sangro prima e Sulmona poi, dove risiede con la compagna Franziska. Manager ed azionista di aziende impegnate in diversi settori economici (edilizia principalmente) in Italia e all’estero, ricopre attualmente l’incarico di vicepresidente e membro del comitato esecutivo della BCC Roma, la più grande banca cooperativa italiana. Impegnato nel sociale e nel mondo della cultura, qualche anno fa, con una sua società, ha finanziato e prodotto il musical “Divina Commedia”, ottenendo un successo di pubblico e di critica, con spettacoli e tournée in Italia e all’estero. A lungo corteggiato anche dal mondo politico – con attestati di stima praticamente bipartizan – si è prestato ad incarichi pubblici unicamente in una breve esperienza come commissario liquidatore del Consorzio Val Pescara. A metà degli anni ’90 ha creato dal nulla con il compianto rettore dell’università di Teramo Luciano Russi, appassionato di sport, il polo di studi sullo sport ad Atri, il primo in Europa, cresciuto fino a diventare un corso di laurea. Quell’esperienza riuscì a coinvolgere tanti studiosi della materia e le più alte sfere del calcio europeo (tra cui Gianni Infantino, oggi presidente Fifa). Nel mondo accademico ha avuto vari incarichi di docenza, a contratto e come ricercatore, in materie economico-aziendali tanto nell’università di Teramo che alla Sapienza di Roma e alla LUM-Jean Monnet di Casamassima (Bari) ed è autore di varie pubblicazioni sulla gestione delle società calcistiche.
L’incontro con Rezza. L’incrocio con il mondo del calcio avviene agli inizi degli anni Ottanta, in occasione del progetto di rilancio della realtà di Castel di Sangro attraverso lo sport (nuovi lo stadio, il palasport, il centro federale tennis) messo a punto dall’allora sindaco di Castel di Sangro Gargano, il quale riuscì a coinvolgere alcuni imprenditori locali, tra cui il compianto Pietro Rezza - zio della prima moglie Maria Teresa - all’interno della cui azienda (una delle principali nel settore dei lavori pubblici in Italia) qualche anno prima e fresco di laurea in giurisprudenza, il giovane Gravina aveva iniziato a lavorare. Quel Castel di Sangro che ripartiva nel 1982 dalla Seconda categoria fu il primo banco di prova in campo calcistico e la scalata fu rapida ed esaltante: tre vittorie di fila e il balzo in Interregionale, dove il club sangrino conquistò un terzo, un secondo e un primo posto, approdando nei professionisti. La C2 fu il definitivo trampolino di lancio nel contesto federale di Gravina, che venne eletto per la prima volta come consigliere di Lega e condivise con l’allora presidente Giancarlo Abete la stagione di riforme (tre punti a vittoria, play off e play out, budget-tipo, valorizzazione dei giovani) che ridiede slancio alla categoria.
La cartiera federale. Nel 1992 il debutto nel consiglio federale, ruolo di rappresentanza che manterrà quasi ininterrottamente fino ad oggi. La sua presidenza nel Castel di Sangro ha determinato la scalata del club fino alla serie B (due stagioni) e una popolarità derivante da quello che da più parti è stato ritenuto una sorta di “miracolo” sportivo, ottenuto in una realtà territoriale di poco più di 5 mila abitanti e in un’epoca (dal ’96 al ’98) in cui non c’erano ancora i ricavi dei diritti tv e dove il fattore – giovanile – potevano fare la differenza. Se l’esperienza imprenditoriale nei club si è interrotta alla soglia dei 18 anni, l’impegno in federazione ha trovato a cavallo degli anni Duemila un’altra decisa accelerazione. All’interno della Figc ha ricoperto ruoli di alto profilo manageriale quali quello di consigliere delegato, di membro del Cda prima e amministratore delegato poi di Federcalcio Srl, la società cui spetta la gestione economica e patrimoniale della federazione. Dal 1998 al 2000 è stato membro della commissione “Assistenza” dell’Uefa. In Figc ha svolto per oltre un decennio il ruolo di capodelegazione della Nazionale under 21, partecipando a due Europei (vittoria in Germania nel 2004) e due edizioni dei Giochi Olimpici (medaglia di bronzo ad Atene nel 2004). Nel 2006 ha partecipato come membro della delegazione al Mondiale della vittoria della quarta stella da parte della nazionale azzurra, in cui si è laureato campione Vincenzo Iaquinta che proprio lui aveva “lanciato” nel Castel di Sangro nel 1998. Nel dicembre 2015 è stato eletto presidente della Lega Pro, poi riconfermato nel 2016, incarico da cui si è dimesso in questi giorni che precedono l’assemblea elettiva federale che potrà nominarlo come 30° presidente (commissari e reggenti esclusi) dalla Figc, fondata nel 1898.
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