Da Gaudenzi a Dicara: «Gruppo e qualità, così ci salvammo in A»

9 Novembre 2016

Il Pescara in una sola occasione ha evitato la retrocessione in B: il racconto (e i consigli) dei protagonisti di un anno indimenticabile

PESCARA. La storia del Delfino in serie A è ricca di delusioni e insuccessi. Eppure, una volta i biancazzurri riuscirono a compiere l’impresa. Era la stagione 1987-88 e la squadra allenata da Giovanni Galeone si salvò con due giornate di anticipo. Come accade oggi con Massimo Oddo, anche quel Pescara giocava un calcio offensivo. Talvolta rimediò batoste, ma i risultati positivi negli scontri diretti fecero la differenza. Quel gruppo era composto da tanti giocatori che nella stagione precedenti avevano conquistato la promozione. E dal mercato arrivarono due rinforzi di alto spessore: Leo Junior e Baka Sliskovic. La loro presenza risultò decisiva per raggiungere lo storico traguardo. Abbiamo chiesto ad alcuni protagonisti di allora i segreti che consentirono al Delfino di conquistare la salvezza.

Gianluca Gaudenzi, ex attaccante, richiama le parole di Oddo, che al termine della gara contro l'Empoli aveva detto: «Dobbiamo mettere in campo più rabbia sottoporta e più attenzione in difesa. Contro l'Empoli abbiamo preso solo un giallo e non è accettabile».

Su questo Gaudenzi è d’accordo. «È stata una botta tremenda, che solo in parte può essere spiegata dagli episodi negativi. Anche noi prendevamo sberle, ad esempio 6 gol a Napoli, 5 a Roma, 4 dal Milan, ma negli scontri diretti era tutt’altra musica. Contro l’Empoli serviva maggiore cattiveria agonistica, non si possono prendere quattro gol in casa da una diretta concorrente. Per raggiungere la salvezza è necessario sputare il sangue, considerare quel traguardo come qualcosa di storico. Non riesco a darmi una spiegazione. Credo che il gruppo sia unito come lo era il nostro perché molti c'erano anche l'anno scorso in B. Purtroppo, quando non riesci a vincere una partita c'è il rischio di perdere l'entusiasmo; però non bisogna mollare, la sconfitta di domenica non è una condanna».

Franco Marchegiani, ex centrocampista. «Nel 1987, dopo la promozione andarono via Rebonato e Bosco, ma la società li rimpiazzò con Junior e Sliskovic. E nell’organico c'erano otto calciatori provenienti dalla Primavera cresciuti insieme. Credo che la nostra squadra fosse più pronta per affrontare la serie A. Non eravamo più bravi, ma di certo meglio predisposti al salto di categoria. Al Pescara attuale mancano quattro o cinque elementi per essere competitivo, però non è giusto processare la dirigenza. Qui non ci sono magnati e la sopravvivenza del club deve essere messa al primo posto. Anche con Scibilia retrocedemmo l’anno dopo perché il bilancio doveva essere salvaguardato. Poi gli episodi ci condannarono, perché il nostro attaccante di punta, Tita, rimase fermo due mesi per un infortunio e l'altro centravanti, Edmar, non riuscì ad affermarsi. Dispiace vedere il Pescara in difficoltà, perché gioca bene e l'allenatore ha grandi capacità. Prendete l'Empoli: in panchina aveva Gilardino e in campo Saponara, Pucciarelli e Maccarone. Attaccanti in grado di garantire almeno 30 gol. Prima di domenica non avevano mai segnato, ma si sapeva che sarebbero usciti fuori».

Primo Berlinghieri, ex ala sinistra, vice allenatore del Legnano (serie D). «Seguo sempre il Pescara e mi auguro che i ragazzi riescano a ripercorrere le nostre orme. Noi ci siamo sempre esaltati nelle difficoltà. Quando eravamo in B per tutti dovevamo retrocedere e lo stesso è capitato in A. Invece, abbiamo sovvertito i pronostici grazie alla forza del gruppo. Lo stesso dovranno fare i ragazzi di Oddo. Che per me sono ben guidati e hanno qualità. Purtroppo, manca un attaccante in grado di finalizzare le tante occasioni. Con Galeone giocavamo a viso aperto anche con le grandi. A volte abbiamo preso pesanti scoppole, altre siamo riusciti a ottenere vittorie indimenticabili, ma quasi sempre uscivamo dal campo tra gli applausi. Negli scontri diretti raramente siamo incappati in una giornata storta. Al contrario, domenica il Pescara è stato troppo disattento. C'è un problema di concentrazione, che deve essere risolto al più presto. Lo 0-4 contro l'Empoli rischia di minare le certezze, ma il bello del calcio è che c'è sempre l'opportunità per riscattarsi. Nessuno può pensare di essere già in B dopo 12 giornate. I tifosi devono restare vicini alla squadra».

Giacomo Dicara, ex difensore, vice allenatore del Cesena. «Come il Pescara attuale, anche noi partimmo con l'ossatura della squadra che aveva raggiunto la promozione. Nel calciomercato andarono via Rebonato e Bosco, due cessioni paragonabili a quelle di Lapadula e Torreira o Mandragora. Però la società riuscì ad ingaggiare Junior e Sliskovic, giocatori di elevato spessore. Oggi al Delfino manca una punta, la difficoltà in fase realizzativa si è palesata sin dalle prime giornate. Non sarà facile salvarsi e questo si sapeva, però fido di Oddo e della società: sapranno cosa fare. È presto per le sentenze. Bisogna voltare pagine e dimenticare la sconfitta con l’Empoli».

Onofrio Loseto, ex centrocampista. «Il nostro segreto? Il gruppo unito. In campo bastava uno sguardo per capirci e tutti si sacrificavano per raggiungere l’obiettivo. Poi c’era Junior, un punto di riferimento prezioso. Mi dispiace per come si sono messe le cose ora. Il Pescara di Oddo gioca bene, ma la serie A non ammette errori. Aver perso lo scontro diretto con l’Empoli rischia di compromettere il cammino, però i biancazzurri possono sperare nella salvezza. Resto ottimista, per me l’organico è all’altezza delle altre pretendenti, a patto che arrivi un centravanti, visto che Lapadula non è stato sostituito».

Andrea Camplone, ex difensore, tecnico del Cesena. «Junior e Sliskovic furono determinanti per la salvezza. Poi c’era un gruppo formato da ragazzi cresciuti insieme che si frequentavano anche fuori dal campo. Eravamo una famiglia e i risultati ci hanno premiato. Però parliamo di un calcio totalmente diverso. I tempi sono cambiati. Oggi si ride e si scherza fino a cinque minuti prima del fischio d’inizio, mentre noi la sera prima della gara eravamo già carichi. Comunque, non credo che il Pescara sia già retrocesso. Ha un ottimo centrocampo, mentre a gennaio andrà rivisto qualcosa in difesa e in attacco. Bisognerà stringere i denti, serviranno tre vittorie prima della fine del girone di andata».

Rocco Pagano, ex ala destra. «Nella stagione ’87-88 ci siamo salvati divertendoci. Ci capitava di prendere tanti gol, ma non ci siamo mai demoralizzati. In questo ambito Galeone era un mago. Ora, dopo lo stop con l’Empoli, si rischia di perdere la serenità. I dirigenti sanno che a gennaio servirà qualche correttivo. Bisogna crederci perché il ritardo in classifica non è abissale».

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