Da Lanciano a Pescara, poi la scalata Champions

22 Novembre 2018

Passerà alla storia per essere stato il primo allenatore abruzzese ad aver fatto la Champions League. Precoce in tutto, o quasi. Sin da quando, da ragazzo, ha lasciato casa per andare a tentare la...

Passerà alla storia per essere stato il primo allenatore abruzzese ad aver fatto la Champions League. Precoce in tutto, o quasi. Sin da quando, da ragazzo, ha lasciato casa per andare a tentare la fortuna calcistica a Empoli.
Un nome - Eusebio - un destino segnato visto che il papà gli ha dato il nome del campione portoghese degli anni Sessanta-Settanta. Determinato e ostinato nel cercare di raggiungere i suoi obiettivi professionali: prima l’esordio in serie A (a Piacenza), poi quello con la Nazionale (nel 1998 chiamato da Zoff), infine la conquista dello scudetto nella Roma. Mezzala di corsa e sacrificio. Ovunque viene considerato un esempio di sportività. Brillano le sue qualità di uomo, oltre che quelle di calciatore. Smette nel 2005, ma non ha le idee ben chiare sul futuro. Sembra disorientato. Prima team manager nella Roma di Spalletti, ma non fa per lui. Poi, consulente tecnico della Val di Sangro in Seconda divisione. Pochi mesi per capire è impossibile trasmettere la sua mentalità. Infine la decisione di frequentare Coverciano. Nel 2008 è il bigliettino da visita della famiglia Maio alla guida della Virtus Lanciano. Ha idee chiare e innovative, ma non lega con la piazza. Nemmeno il tempo di iniziare che i mugugni la fanno da padrone e nell’inverno del 2009 ecco l’esonero. Riparte da Pescara dove allena la Berretti. Ma la prima squadra non va e nel gennaio del 2010 eccolo promosso alla guida di una formazione condannata a vincere il campionato di serie B. È la grande occasione che non si farà sfuggire, lo deve in primis al papà Arnaldo che è un grande tifoso biancazzurro. E a se stesso perché è il trampolino di lancio che lo porterà a conquistarsi la B sul campo e poi a difenderla l’anno successivo. Si fa abbagliare dalle sirene della serie A a Lecce. Ma dura poco in Salento. Il suo è un calcio propositivo: nella fase offensiva ricorda quello di Zeman che è stato un suo mentore. A differenza del boemo cura di più la fase difensiva. Nel 2012 la ripartenza da Sassuolo dove realizza il capolavoro della promozione (storica) in A. Nel gennaio 2014 l’esonero, ma ha la fortuna che il suo successore, Alberto Malesani, faccia pentire della scelta la dirigenza capitanata da Squinzi e quindi viene richiamato per conquistare una salvezza tanto sofferta quanto bella. A Sassuolo arriva anche la qualificazione in Europa. Poi la chiamata della Roma, il suo grande amore. Storia recente, ancora da scrivere.
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