Da Oriali a Gattuso quanti operai nei nostri trionfi

20 Giugno 2016

DALL’INVIATO A MONTPELLIER. Il ruolo è stato sdoganato da Ligabue che al mediano ha dedicato una canzone di successo. È il giocatore di riferimento della hit era Gabriele Oriali, centrocampista dell’I...

DALL’INVIATO A MONTPELLIER. Il ruolo è stato sdoganato da Ligabue che al mediano ha dedicato una canzone di successo. È il giocatore di riferimento della hit era Gabriele Oriali, centrocampista dell’Inter e della Nazionale, campione del mondo del 1982 e attuale team manager della squadra azzurra. «Una vita a recuperar palloni, sempre lì, lì nel mezzo, finchè ce n’hai stai lì» è l’inno del ruolo, dell’operaio del centrocampo, del giocatore oscuro che per statuto portava il numero 4. Il ruolo si è evoluto nel tempo ma in passato ci sono stati mediani che hanno fatto legna per grandi squadre.

Nella grande Inter di Helenio Herrera il “lavoro sporco” gravava sulle spalle di Carlo Tagnin che vinse ben due Coppe di Campioni. Nella Nazionale di Messico 70 dei campioni Riva, Rivera e Mazzola il gregario era Roberto Bertini, tanto prezioso quanto silenzioso. Nell’Italia protagonista in Argentina nel 1978 in mezzo al campo c’era Romeo Benetti più arduo da superare del Muro di Berlino e la cui presenza ha impedito una carriera azzurra a Beppe Furino che ha vinto otto scudetti con la Juve ma che in azzurro ha trovato poco spazio. Marco Tardelli magari si offende se lo si definisce mediano però sapeva interpretare anche quel ruolo alla perfezione. Eppoi tanti altri, da De Napoli a Dino Baggio, da Colombo a Gattuso. Vite da mediano.

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