Da Ortona alla Toscana: la carriera di Vivarini è un percorso a ostacoli

PESCARA. Tutto è iniziato a Ortona. E’ lì che ha preso il via la carriera in panchina di Vincenzo Vivarini, l’allenatore dell’Empoli capolista della serie B, in coabitazione con il Venezia, che...
PESCARA. Tutto è iniziato a Ortona. E’ lì che ha preso il via la carriera in panchina di Vincenzo Vivarini, l’allenatore dell’Empoli capolista della serie B, in coabitazione con il Venezia, che domani sera affronterà il Pescara al Castellani. Era la fine degli anni Novanta e la squadra gialloverde era in serie D. Stagione 1997-1998. E Vivarini aveva appena appeso le scarpe al chiodo dopo una stagione alla Narnese tra i dilettanti. L’allora patron Tommaso Di Nardo lo voleva in maglia gialloverde, ma l’uomo di Ari ha messo subito le cose in chiaro. «Non mi reggono le gambe», le parole che hanno spiazzato i dirigenti ortonesi ai quali, però, ha chiesto di iniziare ad allenare le giovanili. Lo ha preso in consegna Franco Settimio che curava il settore giovanile. E insieme hanno fatto Allievi e Juniores. «Era sprecato da noi, aveva un passo ben diverso dagli altri», il ricordo di Tommaso Del Ciotto allora dirigente della Juniores.
Ben presto è arrivata la chiamata dalla prima squadra. Erano i tempi del patron Tommaso Di Nardo, il papà di Angelo che oggi è nell’Ortona in Promozione. Un dirigente vulcanico ed esigente. Che a un certo punto della stagione ha portato Vivarini in prima squadra al posto di Nicola Tribuiani. Vivarini non aveva il patentino, Settimio sì. E quindi il tandem era Settimio-Vivarini. «Aveva una marcia in più», il racconto di Franco Settimio, «aveva idee e spirito di iniziativa. Era portato per la carriera di allenatore e lo assecondai in tutto e per tutto. Lui, dal canto suo, è una pasta d’uomo e mi rendeva partecipe di ogni decisione. Vederlo oggi in vetta alla classifica con l’Empoli non mi sorprende affatto. Anzi, mi meraviglio che in serie A nessuno lo abbia chiamato finora». Ovviamente, quell’Ortona ha centrato l’obiettivo, conquistando la salvezza. Una palestra, quella stagione, che ha fortificato le ossa del tecnico di Ari. Un altro anno con le giovanili e poi le esperienze (sfortunate) di Francavilla e Vasto, in Eccellenza. È ripartito dalle giovanili del Giulianova. Poi, Pescara. Osservatore, vice e tecnico della prima squadra, retrocessa nel 2007 tra tanti rimpianti. Lui sempre dietro le quinte, perché sprovvisto del patentino. Resta a spasso. Durante le festività natalizie la chiamata da Canistro, in serie D, con i rovetani pressoché spacciati. Vivarini li rialza e li rilancia. Li salva. Un’impresa. Poi, alla Rc Angolana dove l’obiettivo è la promozione, ma sfugge. Riparte da Chieti: una promozione in Seconda divisione e una salvezza. Due stagioni positive. Nell’estate del 2011 lascia Bellia e va ad Aprilia. Altri due anni: il primo con la qualificazione ai play off e il secondo chiuso con un esonero. Lo chiama il ds Di Giuseppe a Teramo. È storia recente: tre anni bellissimi con una promozione in serie B cancellata dalla giustizia sportiva. Poi, nel 2016, la chiamata in B a Latina. Si barcamena nonostante i tanti problemi societari che portano al fallimento del club pontino. Lui cerca di reggere la barca, ma alla fine finisce travolto da una retrocessione inevitabile che però non ha cancellato il suo buon lavoro. Negli anni ha coltivato l’amicizia con Maurizio Sarri, conosciuto a Pescara. Ed è proprio il tecnico del Napoli che consiglia Vivarini all’Empoli.
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