Da Praga a Pescara il boemo fa ancora scuola con il 4-3-3

3 Marzo 2017

Domani festeggerà il traguardo delle panchine al Ferraris dove trionfò nel 2012 con i biancazzurri

PESCARA. Non poteva esserci luogo migliore per celebrare il prestigioso traguardo. Domani, allo stadio Ferraris di Genova, Zdenek Zeman festeggerà le mille panchine in carriera. Un percorso straordinario di un allenatore che alla soglia dei 70 anni riesce ancora a suscitare l'interesse delle alte sfere calcistiche e a far divertire i tifosi. Contro la Sampdoria il boemo avrà tutti i riflettori puntati, ma al di là della meta, il pensiero sarà rivolto al pomeriggio del 20 maggio 2012, quando il suo Pescara raggiunse la matematica promozione in A.

Quel giorno, grazie al gol di Ciro Immobile e alla doppietta di Gianluca Caprari, ai biancazzurri si spalancano le porte della massima serie dopo venti anni. È l'apoteosi di una stagione indimenticabile caratterizzata da numeri da urlo: primo posto con 83 punti, migliore attacco con 90 reti realizzate maggior numero di vittorie (29). Uno spettacolo puro all’insegna del 4-3-3, da sempre marchio di fabbrica del boemo, che spinge il Pescara alla ribalta del calcio internazionale. Al termine del match con la Samp, mentre Verratti, Immobile e Insigne scattano da una parte all'altra, Zeman, di solito imperturbabile, si presenta davanti alle telecamere con le lacrime agli occhi. Nella sua mente spunta subito l'immagine di Franco Mancini, estremo difensore della Zemanlandia foggiana e preparatore dei portieri nello staff del boemo, stroncato da un infarto meno di due mesi prima (30 marzo 2012). «Mi sono emozionato molto a fine gara», dice Zeman, «mi viene spesso in mente Franco, che purtroppo non può essere qui con noi per festeggiare. Mi dispiace che non ci sia più, questa vittoria è anche per lui».

Domani contro la Samp il tecnico di Praga proverà a tornare al successo per festeggiare a dovere. «Mille panchine? Mi sembra di aver iniziato ieri tra i professionisti», ha detto ieri Zeman a Premium sport, «poi ne avrò fatte altre 500 tra i dilettanti. La prima fu a Licata ma non ricordo il risultato (serie C2 1983-84, 1-1 con il Marsala, ndr)». Nella stagione successiva Zeman porta i siciliani in C1 cogliendo la prima delle tre promozioni conquistate in carriera. In seguito arrivano quelle in serie A al timone del Foggia (1990-91) e del Pescara (2011-12). Alla guida dei rossoneri pugliesi Zeman raggiunge tre salvezze consecutive (due volte nono posto, una undicesimo) mostrando a tutta Italia un calcio offensivo e spettacolare. Poi le avventure nella Capitale sulle panchine di Lazio (dal 1994 al 1997) e Roma (dal 1997 al 1999, e nel 2012 per pochi mesi). Negli anni Novanta l'apice della sua carriera. Sembra poter continuare a dare spettacolo e magari vincere qualche trofeo, invece inizia l'isolamento causato soprattutto dalla sua guerra ai poteri forti. «Rimpianti? No, forse potevo andare prima all'estero, c'erano degli interessamenti dalla Spagna (Barcellona, ndr), ma ero impegnato e non si fece niente».

In quel periodo valorizza il talento di Francesco Totti. Tra i due nasce un legame fortissimo che resta immutato a distanza di tanto tempo. «Totti è il giocatore migliore che ho allenato, anche se ne ho avuti tanti bravi, come Cafu e Aldair che sono stati campioni del mondo. Alla Roma avremmo potuto prendere Shevchenko e non l'abbiamo preso. Peccato, perché era un giocatore che avrebbe potuto fare la differenza».

Totti al primo posto. E ieri il capitano della Roma ha inviato al Centro un messaggio per complimentarsi con il boemo. «Auguri mister», questo il testo, «con affetto, stima e riconoscenza. Sei sempre nel mio cuore. Firmato “La Stella”», proprio come Zeman chiama Totti. Anche Marco Verratti ha salutato il “Maestro” e lo stesso hanno fatto l’allenatore pescarese del Sassuolo, Eusebio Di Francesco, suo calciatore ai tempi della Roma, e gli ex biancazzurri Antonio Balzano, inforza al Cesena, e Marco Capuano, ora al Cagliari. Quest’ultimo gli ha rivolto un pensiero chiamando ricordando il duro lavoro atletico svolto alle dipendenze del boemo. «Mille come le tue temute ripetute. Complimenti per questo traguardo immenso. Firmato Poldo». Il mangia panini di Braccio di Ferro, questo il soprannome che Zeman diede al difensore pescarese invitandolo a seguire una dieta rigorosa.

Molti pensano che per il 69enne di Praga Pescara sarà l'ultima tappa della carriera. Pochi sanno che il boemo ha intenzione di proseguire ancora a lungo. «Ora sono a Pescara, poi si vedrà. Dipende anche dai presidenti, tanti mi hanno scartato perché vecchio, ma io spero di fare ancora qualcosa di positivo». D’altronde, dopo il 5-0 rifilato al Genoa il boemo aveva detto di voler allenare fino a 80 anni. E poco importa se la sua bacheca non sia piena di trofei. Una volta disse: «Ho vinto poco? Vincere non è importante. Un allenatore deve pensare a migliorare i calciatori a sua disposizione». Operazione compiuta. E centinaia di suoi ex allievi, da quasi 40 anni a oggi, lo ringraziano ancora.

©RIPRODUZIONE RISERVATA