Da Roseto agli States l’ascesa di Moretti che sogna l’Nba

Il 19enne figlio d’arte ex Treviso, cresciuto al Trofeo Ministars all’Arena 4 Palme, giocherà nel College di Texas Tech
ROSETO. Passano gli anni, e di Davide Moretti, diciannovenne play-guardia che ha giocato le ultime due stagioni in A2 a Treviso, oramai non si parla più solo come il figlio del grande Paolo, campione quando era un giocatore, ed oggi allenatore affermato di serie A: i numeri infatti, ma anche la critica, certificano che è diventato un giocatore d’interesse nazionale, un prospetto che oggi punta forte su se stesso, decidendo di volare in America, per studiare e giocare nei college d’oltreoceano.
Moretti, sono pronte le valigie? «E’ tutto pronto. Sarei dovuto partire in questi giorni, ma un problema con un documento mi farà partire, spero, intorno al prossimo 18 agosto».
Ha scelto di andare al College di Texas Tech: il morale è alto? «Molto. Avevo ricevuto una decina di inviti, ma alla fine ho scelto i Red Raiders, che mi han fatto sentire importante».
Andare in America non sarà solo pallacanestro, ci sarà anche da studiare: «E bisognerà farlo seriamente: i primi due anni hanno un indirizzo generico, quando arriverò al terzo sceglierò la mia specializzazione».
Il suo vecchio allenatore Pillastrini, come l’ha salutata? «Quelli di Treviso sono stati due anni belli, in cui sono cresciuto sia in campo che nella vita quotidiana, visto che vivevo da solo. Il “Pilla” mi ha fatto l’in bocca al lupo, ma in realtà è stato tutto il club ad appoggiare la mia scelta».
Con il nuovo coach americano Beard, c’è stata subito intesa? «Si perché è contento dell’esperienza fatta in Italia, e per questo vuole darmi subito le chiavi della squadra; e poi lui conosce bene il basket europeo e questo potrà essere importante soprattutto all’inizio».
Giocherà nella ‘Big 12’, confrontandosi con tanti giocatori che hanno il sogno Nba: «Quello è il sogno di ogni bambino e quindi anche il mio. Dipende da me, dovrò crescere sia a livello fisico che tecnico, ma anche a livello personale».
Ne è passata di acqua sotto i ponti, da quando giocava all’Arena 4 Palme di Roseto nel Trofeo Ministars... «E pensare che anche il mio fratellino Niccolò ha passato quell’età: il tempo passa, ma certe amicizie restano». Esser figlio di un grande giocatore, potrebbe far pensare che ha avuto una strada in discesa: «Dietro ogni buon giocatore c’è tanto lavoro oscuro fatto in silenzio. Io sono un fortunato a poterlo fare con mio padre, ma vi assicuro che sono state tante le ore passate nelle palestre di Roseto d’estate, mentre gli altri se ne andavano al mare».
Papà Paolo cosa le dirà prima di salutarla sulle scalette dell’aereo? «Di fare il meglio che posso, senza risparmiarmi; lo dice da sempre, e so che ha ragione».
La famiglia la raggiungerà in America? «Difficile per mia mamma Mariolina, dipenderà dagli impegni scolastici di mio fratello; mio padre invece a dicembre potrebbe arrivare, in quel periodo saranno parecchie le gare da giocare; io invece tornerò solo alla fine dell’anno scolastico».
Marco Rapone
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