Dal viaggio sui barconi alla serie D: il Giulianova scommette su Gueye

6 Novembre 2019

GIULIANOVA. La fuga dal Senegal, il viaggio sul barcone, l’arrivo nella casa famiglia di Montepagano e la firma col Giulianova. È la favola di Mohamed Gueye, 18 anni, scappato dal suo Paese per...

GIULIANOVA. La fuga dal Senegal, il viaggio sul barcone, l’arrivo nella casa famiglia di Montepagano e la firma col Giulianova. È la favola di Mohamed Gueye, 18 anni, scappato dal suo Paese per cercare fortuna in Italia e oggi titolare in serie D con i giallorossi. Nato a Thies, città che dista 15 chilometri dalla capitale Dakar, Gueye lascia il Senegal a settembre del 2018. Sale su un barcone e inizia il viaggio della speranza. Sfida il mare in tempesta, attraversa la Libia e sbarca a Lampedusa. «Un viaggio bruttissimo», racconta Mohamed in un italiano praticamente perfetto. «Eravamo 200, 300, forse 400 su quel barcone. Il tempo non passava mai, non ricordo quante ore abbiamo impiegato per la traversata. Ho visto gente cadere in acqua e morire. Bambini che piangevano. Non avevamo niente da mangiare e da bere. È stato un viaggio drammatico, ma ho dovuto farlo perché in Senegal non c’è lavoro e non ci sono soldi per mangiare».
Gueye arriva in Italia e viene accolto nella casa famiglia di Montepagano, la stessa che aprì le porte a Mamadou Coulibaly, ex centrocampista del Pescara. Il sogno di Mohamed è giocare a calcio. Si allena per un po’ con la Rosetana, ma ambisce a qualcosa in più della Promozione. È Franco Teodoro, direttore generale del Giulianova, a segnalarlo ai giallorossi e a portarlo al Fadini lo scorso marzo. Gueye si allena con la prima squadra, ma non viene tesserato per problemi burocratici. In estate svolge tutto il ritiro con il Giulianova e ad agosto viene finalmente tesserato. «Gli ho comprato le scarpe da calcio», dice il dg Teodoro, «perché quando è arrivato non aveva niente. Ha lavorato tanto durante il ritiro, non ha saltato un allenamento».
Poi, l’esordio in D a Fiuggi e le due partite da titolare contro Chieti e Campobasso. «È un animale», aggiunge Teodoro, «un ragazzo di belle speranze, con ampi margini di miglioramento. Considerando che non ha mai giocato prima e che non ha alle spalle nemmeno campionati giovanili, è già avanti rispetto agli altri della sua età. È arrivato come centrocampista, ma il mister (Federico Del Grosso, ndr) lo fa giocare nei tre di difesa e sta facendo molto bene. È forte fisicamente e ha una grande precisione nei passaggi lunghi. Deve migliorare su quelli corti».
Mohamed ha due fratelli e una sorella. Suo padre fa il muratore in Senegal. «La mia famiglia mi manca tanto», dice, «ogni giorno, prima di entrare nello spogliatoio, chiamo il mio papà che prega per me. Sogno di diventare un giocatore professionista e di aiutare la mia famiglia. In Senegal non ho mai giocato con una squadra di calcio. Mi dividevo tra scuola e casa. Ho imparato qui a giocare». A Giulianova ha trovato due maestri. «Federico (Del Grosso, ndr) mi ha insegnato tanto. E poi c’è Diamoutene che è il mio fratello maggiore. Mi dà tanti consigli e mi aiuta a crescere. Da uno come lui posso solo imparare».
Quando sente la parola razzismo, Mohamed alza la voce. «Quelli che insultano i ragazzi di colore non capiscono niente», risponde con fermezza, riferendosi all’ultimo caso Balotelli. «E mi fa male sentire persone che dicono che i porti vanno chiusi. Su quei barconi ci sono ragazzi disperati che cercano un futuro migliore in Italia». Gueye è uno di loro. Dal Senegal all’Abruzzo per inseguire un sogno: diventare un calciatore professionista. «L’ho sempre desiderato. Vorrei diventare come Koulibaly del Napoli. È lui il mio idolo. Ma sono solo all’inizio: devo fare tanta strada». Il suo viaggio, l’ennesimo, parte da Giulianova.
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