Dallo sport alla moda, la sfida infinita

Italia e Spagna, le due nazioni dell’Europa del Sud in competizione da sempre
MONTPELLIER. Quella tra Spagna e Italia è una sfida infinita, un derby del sud Europa che si trascina da secoli. Non scomodiamo Cristoforo Colombo che, snobbato dalla sua Genova, conquistò il nuovo mondo sotto il vessillo spagnolo, ma basta analizzare gli ultimi decenni per trovare spunti di rivalità in tutti i campi, dall’economia alla musica, dalla cultura allo spettacolo, dalla moda allo sport appunto. Già, lo sport e il calcio in modo particolare. È vero che nell’ultimo decennio la Spagna dei fenomeni che ha vinto due Europei e un Mondiale ci ha umiliati quattro anni fa a Kiev in una finale continentale dal destino segnato, ma non va dimenticato che fino ad allora erano sempre stati gli spagnoli a guardarci dal basso e ad invidiare i nostri quattro titoli mondiali che affondano le radici già negli anni ’30 . E proprio nel Mondiale del 1934 Italia e Spagna si affrontano in semifinale, la partita finisce 1-1 e nella ripetizione del giorno dopo tra le Furie rosse non c’è il portiere Zamora, la stella della squadra “assente” per i buoni uffici tra Mussolini e Franco. L’Italia vince grazie a un gol di Meazza. Poi un lungometraggio di confronti che passa per le sfide degli anni 60 con Helenio Herrera in panchina e quella del 1994 con la gomitata di Tassotti a Luis Enrique. Per non dire della rivalità a livello di club e delle Champions League ed EuroLeague di cui la Spagna ha fatto incetta negli ultimi anni.
Ma non solo calcio. Nella MotoGp è già da qualche anno che il Mondiale è una sorta di campionato italo-spagnolo con Rossi, Dovizioso e Iannone da una parte, e Lorenzo, Marquez e Pedrosa dall’altra. E che dire del ciclismo. Oggi il confronto è tra Nibali e Contador, ma ieri era tra Indurain e Pantani. Nel tennis abbiamo alzato bandiera bianca perchè ai tempi d’oro i nostri Panatta e Barazzutti giocavano alla pari con Orantes e Higueras ma poi la Spagna è diventata una multinazionale della racchetta con i vari Moya, Bruguera, Nadal mentre noi navighiamo in acque paludose.
Anche nel basket negli ultimi anni gli spagnoli hanno messo la freccia mentre nel volley siamo riusciti a ricacciarli indietro.
Ma non solo sport, appunto. Qualche anno fa infatti una Spagna che aveva smaltito definitivamente le tossine del “franchismo” si proponeva come nuova potenza europea, sotto a Germania, Inghilterra e Francia ma in grado di reggere il confronto con l’Italia.
Era la Spagna di Zapatero, del miracolo economico, del boom immobiliare, dello spread ai minimi storici che coincideva con i primi segnali della crisi italiana dove lo spread galoppava e l’economia rallentava l’andatura.
“Sorpasso” era la parola d’ordine, lo slogan, l’obiettivo. Ma poi la bolla immobiliare è scoppiata, i prezzi della case sono crollate e la disoccupazione in Spagna ha raggiunto livelli importanti e lo slogan “sorpasso” è stato rimesso in cantina.
Anche sul piano musicale la Spagna è stata per anni fruitrice di canzoni e interpreti italiani: dalla Carrà alla Pausini, da Modugno a Eros Ramazzotti, e Tiziano Ferro; ma poi anche gli spagnoli hanno messo il naso fuori dai confini nazionali e si sono imposti. Certo Julio Iglesias e Miguel Bosè sono stati dei precursori, poi Jarabe de Palo ha raccolto il testimone. E ora Alvaro Soler è la nuova rockstar made in Barcellona.
Nel cinema gli spagnoli sono sempre stati in scia all’Italia con Luis Bunuel capofila. Dopo sono arrivati i vari Bigas Luna, e Pedro Almodovar. Nella moda gli spagnoli hanno sempre preso appunti da Versace, Trussardi, Armani anche se un certo signor Amancio Ortega nel 1975 in un paesino della Galizia ha fondato una piccola sartoria che oggi è probabilmente il marchio di moda più popolare al mondo: Zara. Ma tranquilli, Zara lunedì a Parigi non giocherà.©RIPRODUZIONE RISERVATA

