Danesi, il preparatore fisico che vince tutto

Nato a Teramo, con l’Olimpia Milano ha vinto sei degli ultimi nove scudetti: «Un piccolo vanto»
ROSETO DEGLI ABRUZZI. Nell’Olimpia Milano, vincitrice dello scudetto numero 28, c’è anche un pezzetto d’Abruzzo: Giustino Danesi, preparatore fisico vinci tutto. Per lui infatti, è stato lo scudetto numero 6 negli ultimi 9 anni. «E con 3 allenatori diversi», sorride, «professionalmente un piccolo vanto». Nato a Teramo nel 1967, da trent’anni gira l’Italia: «A 19 anni, quand’ero un giovane ostacolista e studiavo, prima della laurea in Legge che poi presi, arrivò la chiamata del Campli, per collaborare con Mazzaufo, all’epoca mio allenatore. Da lì non ho più smesso», ricorda Danesi, che ha lavorato con la pallamano a Teramo, il basket femminile a Chieti e poi nel basket maschile: dopo Campli le avventure a Ferrara, Livorno, Montegranaro con la conquista della serie A, e poi l’approdo nei top club: prima a Siena facendo collezione di trofei, e dal 2013 a Milano con gli stessi risultati, senza dimenticare il lavoro svolto con la Nazionale under 20: «31 anni di carriera per quella che fu un scelta d’istinto, di cui non mi sono pentito», dice convinto Danesi, che poi racconta l’ultimo successo di Milano: «La stoppata vincente di Goudelock, anzi “Goude Block” resterà uno spot del basket; io però lo ricorderò per il grande lavoro fatto con un gruppo tutto nuovo».
A questa Milano non si perdonano gli insuccessi in Europa: «In tanti dimenticano che qualche anno fa andammo a un tiro libero dalle final four, o le belle vittorie dell’ultima stagione». Ma un regalo europeo ad Armani, patron dell’Olimpia, lo dovrete fare: «Il signor Armani ci ha solo detto che il confronto con chi è migliore deve essere un grande stimolo per tutti noi. Sottoscrivo le sue parole in pieno».
Il lavoro di Danesi non entra solo nei muscoli, ma anche nelle teste dei giocatori: «La capacità di mediare e l’importanza di una buona comunicazione non è inferiore all’importanza di saper lavorare: sono competenze che non si possono lasciare al caso». Per i giovani che vogliono intraprendere la stessa carriera, Danesi scrive la sua ricetta: «Oltre a studiare tanto, consiglio di lavorare il più possibile sul campo com’è successo a me: fare un affiancamento, andare a guardare il lavoro degli altri, è indispensabile per formarsi una propria idea tecnica: non bisogna avere paura di prendere la valigia». Di carattere poliedrico, Danesi ha tante passioni che poi condivide sui social: «Vivo a ritmi serrati, lontano dai miei affetti: questo è il mio modo per mantenere i rapporti con le persone importanti, ma che giocoforza frequento poco».
Sei scudetti, sempre partendo da favoriti: «Nessuna pressione, mi godo il privilegio di dover vincere a tutti i costi, perché significa che sono nel posto giusto per vincere». Eppure il successo del cuore non è uno scudetto: «A pari merito metto la promozione a Montegranaro e il primo scudetto a Milano dopo 18 anni». Degli anni a Siena resta il ricordo di un giocatore: «Kaukenas, di certo non un grande talento atletico, ma non si poteva che restare ammirati per la sua dedizione al lavoro».
E sul basket abruzzese? «Sono un appassionato e seguo tutte le squadre fino alle minors, perché da lì provengo. Ho seguito la stagione degli Sharks anche per la presenza di alcuni amici che han fatto un vero miracolo cogliendo la salvezza: spero possano sedimentare una base societaria sempre più solida, che permetta loro di continuare a giocare in A2 per lungo tempo». (m.r.)
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