De Filippis: servono società forte e tifosi caldi per salire in Lega Pro

4 Settembre 2014

PESCARA. Pino De Filippis, 50 anni, direttore sportivo, di Vasto conosce il girone F della serie D come le sue tasche. Ha allestito squadre in varie piazze. Otto anni di serie D («qualche promozione...

PESCARA. Pino De Filippis, 50 anni, direttore sportivo, di Vasto conosce il girone F della serie D come le sue tasche. Ha allestito squadre in varie piazze. Otto anni di serie D («qualche promozione e, comunque, mai sotto la zona play off») ne fanno un profondo conoscitore. Nelle ultime due stagioni è stato a Termoli, prim'ancora a Isernia, Vasto e Val di Sangro, tra le altre. Oggi è in attesa di una chiamata e nessuno meglio di lui può fare le carte al campionato che prenderà il via domenica.

Chi vincerà il girone F?

«Bella domanda. Intanto, non c'è l'Ancona della passata stagione, ovvero la squadra destinata a dominare la scena per potenzialità tecniche e blasone. Sarà certamente un raggruppamento più equilibrato».

Ma una favorita ci dovrà pur essere…

«Dico Sambenedettese per tradizione e blasone. E perché comunque sta allestendo un organico all'altezza delle ambizioni della piazza. Parliamo di un club seguito da migliaia di tifosi anche in Eccellenza e Promozione…».

Che cosa serve per vincere?

«Una buona società, prima di tutto. E poi la spinta del pubblico. Oltre, ovviamente, ai giocatori in grado di fare gruppo. Bisogna calarsi nella categoria, la mentalità è fondamentale. I giocatori che scendono dalla Lega Pro rischiano di fare brutta figura se non corrono. In serie D si pedala, non ci sono alternative. Vince chi corre di più».

E le abruzzesi?

«L'Amiternina riparte con l'ossatura della squadra della passata stagione. Punta alla salvezza e può farcela. Il San Nicolò ha un'ottima società alle spalle, viaggia sulle ali dell'entusiasmo dopo la promozione. Può fare bene. Il Giulianova è un'incognita, ha bisogno delle certezze per non incorrere in brutte figure».

E il Chieti?

«L'organico è buono, la piazza è di categoria superiore. Così come il pubblico. Ecco, i tifosi possono essere l'arma in più, anche se a livello tecnico gli manca qual cosina per ambire al vertice della classifica».

Resta il Celano.

«E' partito da poco, dopo Ferragosto. Non saprei che cosa dire, ma lì c'è Capaldi (il dirigente, ndc) che conosce la categoria e alla fine la squadra per salvarsi l'attrezza comunque».

C'è anche il Campobasso, altre nobile decaduta.

«Davanti è messo bene con Miani, che è una garanzia in questa categoria, e Di Gennaro che se torna quello di un tempo può davvero fare la differenza».

E il suo ex Termoli?

«E' cambiato, c'è stato un ridimensionamento dei programmi».

Chi sono i top player del girone F?

«Napolano della Sambenedettese, ad esempio. Conosce la piazza che lo fa sentire importante. Tra l'altro a San Benedetto del Tronto, lui è già stato due anni fa. E poi Miani del Campobasso e Mandorino del Matelica».

Con quattro under da schierare obbligatoriamente la differenza la fanno i giovani.

«Chiaramente. Ne devi avere più di quattro per arrivare fino in fondo. Pesaro, ad esempio, ultimamente sta facendo bene perché ha scelto giovani bravi».

A proposito, alcuni hanno spiccato il volo.

«Ridolfi e Torelli del Pesaro sono andati a Carpi, Di Mercurio, che avevo a Termoli, è all'Aquila. E lo stesso Viteritti è andato a Foggia. I giovani bravi emergono, ma quattro sempre in campo sono tanti. Condizionano anche le altre scelte».

Una sola promozione.

«La formula è penalizzante e con la Lega Pro bloccata a 60 squadre è difficile emergere».

Alcune società smobilitano durante il campionato.

«Sono in tante a partire con grandi ambizioni. Poi, chi rimane attardato a dicembre, con la finestra del mercato aperta, smobilita e manda via i giocatori per risparmiare. Ecco perché è fondamentale avere una società solida che paga fino alla fine e un pubblico caloroso che non ammette cali di tensione».(r.c.)

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