De Luca, bandierina da dieci e lode
«Concentrazione e allenamento per resistere undici anni»
PESCARA. E’ riuscito a strappare un privilegio che l’Aia, in passato, ha concesso a pochi. Lo ha fatto a suon di buone prestazioni a bordocampo. Francesco De Luca si appresta a disputare l’undicesima stagione di fila in serie A.
Di solito, gli assistenti al decimo anno vengono “dismessi”, ovvero rimandati a casa. Invece, il 43enne arredatore pescarese ha avuto una deroga alla luce del buon rendimento degli ultimi anni. In effetti, raramente è stato protagonista di episodi contestati. E’ stato sempre abbastanza lontano dalle polemiche che inevitabilmente investono la classe arbitrale. Francesco De Luca è il fiore all’occhiello della sezione Aia di Pescara che si sta cullando un’altra promessa del fischietto, vale a dire Giacomo Camplone, appena promosso in Lega Pro.
De Luca, dopo la comunicazione dell’Aia, ha aperto l’album dei ricordi e l’ha sfogliato a partire dal primo fischio, nel campionato Giovanissimi, datato 1989. E’ stato arbitro fino al 2002, in Lega Pro. Poi, il passaggio ad assistente di serie A e B. Circa 60 gare nella serie cadetta, oltre 130 in serie A con il sogno di diventare internazionale accarezzato e poi sfuggito nel 2009. Nel dicembre del 2002 l’esordio in A in Parma-Cagliari.
De Luca, com’è la vita da assistente arbitrale?
«Abbastanza faticosa, ma altrettanto foriera di soddisfazioni. Abbiamo tre allenamenti obbligatori a settimana più uno facoltativo. Io mi alleno a San Giovanni Teatino con un gruppo guidato dal preparatore atletico Antonio Di Musciano. Con me ci sono anche Camplone e Ruggieri che sono stati appena promossi. E’ un gruppo che varia dalle 8 alle 25 unità. E poi ci sono i raduni a Coverciano».
Novanta minuti correndo sulla fascia...
«Chiamiamola zona di competenza. Oggi la partita si fa in sei e l’arbitro è il regista di una squadra di sei telecamere. E’ lui che fa la sintesi di quello che vede la squadra».
Come prepara la partita un assistente?
«Tenendosi in forma sul piano atletico. E, soprattutto, studiando calcio. Cerchiamo di sapere tutto di tutti in modo tale da essere predisposti a quello che può accadere in mezzo al campo».
Ad esempio?
«Studiamo come gioca una squadra in modo tale da poter prevedere lo sviluppo dell’azione. Osserviamo ogni singolo giocatore per capire che cosa può accadere quando la palla è tra i piedi di Tizio o di Caio».
Come studiate?
«Vedendo calcio in tv e analizzando i dati che ci vengono messi a disposizione da una società specializzata che viviseziona le partite».
Vede molto calcio in tv?
«Quello che posso, certo. E comunque a Coverciano nelle riunioni si approfondiscono sempre certe situazioni».
Gli addizionali hanno cambiato qualcosa?
«Ci hanno dato una mano sostanziosa. Si sono aggiunti alla squadra arbitrale altri occhi che possono vedere quello che accade in campo. Noi siamo consci che è stato un passo in avanti, forse all’esterno questo messaggio non è passato molto bene».
Un assistente si arrabbia quando?
«Quando si va in campo con l’atteggiamento sbagliato. Se non sei concentrato al 110% c’è maggiore predisposizione all’errore. Ed è questo che mi fa rabbia. Poi, l’errore ci sta viene messo in preventivo».
Faccia un esempio.
«Se non sono concentrato posso sbagliare l’allineamento con l’azione e, di conseguenza, la segnalazione. Se, invece, sono sempre sul pezzo e sono sempre vicino all’azione ho meno possibilità di commettere errori».
Un giocatore che le ha dato problemi per il fuorigioco?
«Beh, Pippo Inzaghi giocava sul filo del fuorigioco. Ricordo una partita a San Siro, segnalai il fuorigioco una decina di volte. E nel rivedere le azioni in televisione erano tutte decisioni giuste. Ricordo che Carlo Pellegatti, giornalista di Milan Channel, mi fece i complimenti a fine partita. E durante la telecronaca parlò ripetutamente di duello tra Inzaghi e De Luca».
In campo tante proteste dei giocatori. Molte volte per condizionare psicologicamente arbitro e assistenti.
«Prima di tutto, vi posso assicurare che non c’è alcun condizionamento. Se il giocatore protesta o non protesta cambia poco: se faccio una segnalazione è perché ne sono convinto. Detto ciò, vi posso garantire che certi atteggiamenti tenuti in campo non appartengono ai calciatori. Che spesso si vengono a scusare nel sottopassaggio».
A volte conviene non sentire?
«No, non esiste. Perché se chiude un occhio l’assistente ci sono le telecamere a riprendere la protesta o l’insulto del giocatore. E poi, parliamoci chiaro: che messaggio passarebbe all’esterno? Un ragazzo sarebbe autorizzato a fare la stessa cosa. E, invece, no: bisogna essere d’esempio, specialmente ad alti livelli».
Moviola sì o moviola no?
«Io sono favorevole alla moviola. Ben venga. Ma, poi, bisogna stabilire con quali criteri va utilizzata».
Chi è il miglior assistente italiano?
«A parte Stefani e Faverani, che hanno finito quest’anno, senza dubbio Elenito Di Liberatore della sezione Aia di Teramo. E’ il numero uno. Il big di una squadra di grande livello; non a caso ci chiamano dall’estero per avere arbitri e assistenti italiani».
Il suo modello di arbitro?
«Pierluigi Collina. Ho avuto l’onore di lavorarci insieme per tre stagioni. E’ semplicemente di un altro pianeta».
La deroga è un motivo di orgoglio.
«Certamente, è stata concessa a me e a Padovan. Negli ultimi dieci anni ne avevano beneficiato solo Papi, Nicolai, Rossomando e Nicoletti. Certo, rappresenta un premio per le mie qualità e per il mio spirito di sacrificio».
Quando, con una segnalazione, salva l’arbitro dall’errore...
«No, non salvo l’arbitro. Prima di tutto salvo la squadra. E poi salvo la categoria».
Lei sarebbe favorevole a parlare nel dopo partita?
«Io credo che spiegare gli episodi clou aiuterebbe il tifoso a capire meglio e a far crescere la cultura sportiva. E, ovviamente, ci sarebbero meno polemiche».
Il miglior amico nel mondo arbitrale?
«Il gruppo con il quale mi alleno a San Giovanni Teatino. Siamo molto affiatati, c’è grande sintonia. Permettetemi di spendere due parole per Giacomo Camplone, dopo 13 anni un pescarese tornerà ad arbitrare in Lega Pro. E questo è motivo di grande soddisfazione per tutti, visto che il ragazzo ha ottime prospettive».
E tra i colleghi?
«Beh, con Alessandro Petrella, assistente di Termoli, ho stretto un bel rapporto negli anni».
Lei è tifoso?
«Sì, del Pescara. Sono stato anche a Bologna per la finale play off. Peccato! Sono un pescarese a cui piace il calcio».
Fuori dal campo?
«Beh, c’è la famiglia che mi supporta. A volte viene sacrificata. Ma ho la fortuna di avere moglie e figli splendidi».
Lei è un arredatore.
«Sì, e sto per aprire un’attività commerciale in via Tirino: si chiamerà “DL design”».
Che cosa farà quando appenderà la bandierina al chiodo?
«La deroga vale per un anno. So già che mi sto preparando all’ultima stagione da assistente. Poi, vedremo. Mi piacerebbe restare nel mondo del calcio».
Gira molto. Grandi stadi e emozioni a non finire.
«Sulla carta è così. Ma il problema è che, spesso, non riusciamo a goderci l’evento per il semplice fatto che siamo molto concentrati su quello che dobbiamo fare».
@roccocoletti1
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