Delle Monache: «È il mio regalo di compleanno»

Il fantasista tra pochi giorni compirà 18 anni: «Gioia incredibile, il gol è per mio nonno e la mia ragazza»
PESCARA. «L'avevo detto ai compagni: oggi entro e segno, mi devo fare il regalo di compleanno (il 3 febbraio, ndc). Però, lo confesso, dell'azione ho capito poco, ho visto la palla e mi son detto mo' la butto dentro e basta...». Sfrontato come solo a un minorenne si può concedere in certi momenti; felice, come solo chi ha appena realizzato un sogno coltivato fin dall'infanzia sa esserlo; orgoglioso, come chi sente di aver reso felici familiari, compagni, dirigenti e migliaia di tifosi; commosso alla soglia delle lacrime, e naturalmente un po' confuso dalla marea burrascosa di emozioni concentrate nei pochi minuti trascorsi fra il gol alla Viterbese, la corsa sotto la Nord e l'arrivo davanti a taccuini e microfoni: tutto questo è Marco Delle Monache, da Cappelle sul Tavo, 18 anni il prossimo 3 febbraio, che ieri ha realizzato il primo gol in campionato da professionista (i due in coppa Italia, da queste parti si fatica a ricordarli) e nello stesso tempo cavato fuori il Pescara da una lunga crisi e riparato tecnico e società da una contestazione pronta a esplodere. Allora, Marco, consapevole dell'importanza di questo gol? «Caspita, certo! Ci voleva questa vittoria, questi tre punti meritatissimi. Ora speriamo di aver chiuso questi lunghi momenti brutti, dobbiamo ricominciare a vincere, come sappiamo. E meritiamo. Perché siamo una squadra forte, un gruppo unito». Un gruppo che lo ha letteralmente sommerso di entusiasmo e gratitudine dopo quel tiro, quella forsennata corsa vero la curva. «Volevo far gol, volevo far gioire la nostra gente. Ma il gol decisivo, sotto la Nord, dai ragazzi è stato incredibile...», s'interrompe un attimo il fantasista biancazzurro, fatica a trattenere una lacrima, ma si riprende e prosegue, e finalmente rimette ordine anche nella dinamica: «avevo dato palla a Jacopo (Desogus, ndc) che poteva far gol ma il portiere aveva preso anche quella, allora mi ci sono buttato e...».
Lo stadio è esploso in un urlo di liberazione e festa. Emozioni forti, che meritano citazioni dettate dal cuore: «Voglio dedicarlo alla mia famiglia, ai miei genitori, a nonno Bruno in particolare, e alla mia ragazza». Come si chiama? «Aspetta, dammi che te lo scrivo senno sbagli». Si prende la penna Marco da Cappelle, poggia il taccuino sul muro e, dopo la vittoria, firma la dedica: «Oksana!».
Walter Nerone
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