Delli Carri: con un bomber sarebbe un Pescara perfetto
Il ds: «Oddo non offre punti di riferimenti davanti e può mettere in crisi il Toro Il rimpianto del 2012-2013 è Toni: me l’avevano offerto, non ci ho creduto»
PESCARA. Pensi a Pescara-Torino e ti viene subito in mente Daniele Delli Carri, l’ex difensore granata (quattro anni, 87 presenze e due gol) e biancazzurro (dal 2005 al 2008) per tre anni direttore sportivo del Pescara, dal 2010 al 2013. Il 45enne dirigente di origine foggiana, ma abruzzese di adozione, accetta di «parlare di calcio» per la prima volta dopo l’inchiesta della procura di Catania denominata “I treni del gol” che lo vede coinvolto in qualità di indagato. «Arriverà il tempo anche di parlare di questa brutta storia, ma non è questo il momento», sostiene Daniele Delli Carri che, invece, non si tira indietro su Pescara-Torino. «Il Pescara, a mio avviso, può mettere seriamente in difficoltà il Torino, visto che in attacco non offre punti di riferimento e la difesa granata patisce questo genere di avversario». Detto ciò va approfondito il discorso sul Pescara. «Oddo e la sua organizzazione di gioco sono un valore aggiunto, questa è una premessa sostanziale. Credo però che in serie A, a differenza della B, il fraseggio rischia di diventare fine a se stesso se non viene accompagnato da una maggiore verticalizzazione della manovra». Delli Carri era il ds del Pescara nell’ultima avventura in serie A, quella chiusa all’ultimo posto nella stagione 2012-2013. «Ma la differenza sostanziale è che ci sono un allenatore e un sistema di gioco confermati. Si lavora nel segno della continuità. Questo alla lunga rappresenta un valore aggiunto». Quindi? «Il Pescara ha tutte le carte in regola per conquistare la salvezza. Ha le basi solide per arrivare alla meta. Sviluppa gioco, anche se personalmente farei meno fraseggio e più verticalizzazioni».
Tutto bene, tranne una cosa. «La storia insegna che per restare in serie A c’è bisogno di un attaccante da 10-15 gol. Il mio grande rimpianto dell’ultima volta in serie A è quello di non aver preso Luca Toni, reduce dall’esperienza a Dubai. Non ci ho creduto, me l’aveva proposto Tullio Tinti all’inizio della stagione. Chissà, alla luce di quanto ha fatto poi a Verona, ci saremmo salvati».
Quindi? «In questo Pescara non vedo un bomber da 10-15 gol. Non conosco Bahebeck. Caprari è forte, ma non è un cannoniere. Manaj diventerà un grande giocatore, la speranza è che acceleri il suo processo di maturazione in modo tale da essere utile alla squadra con i gol. Ripeto: alla luce della mia esperienza in serie A dico che il bomber è fondamentale. Un Borriello, ad esempio, è un valore aggiunto nella rincorsa alla salvezza. Lo stesso Gilardino a Empoli appartiene a questa categoria di giocatori. Faccio una provocazione: per quello che ha fatto vedere il Pescara sul piano del gioco, finora, con un bomber sarebbe potuto essere la rivelazione del campionato. E, ovviamente, avere tanti punti in più in classifica».
Si è parlato anche della difesa. «Ma la coppia Campagnaro-Gyomber sulla carta mi sembra ben assortita e gli esterni mi piacciono. Se, però, poi ci si mettono gli infortuni viene a cadere ogni valutazione...».
Un occhio ai giovani. «Manaj diventerà un grande attaccante; Vitturini farà il giocatore in serie A, magari non da terzinio destro ma da centrale difensivo, ma ha la testa e i mezzi per una grande carriera. Di giovani bravi il Pescara ne ha tanti e ha anche l’allenatore giusto per farli maturare e per valorizzarli».
Il Torino? «Squadra caratteriale, si specchia nel suo allenatore».
Pescara-Torino come finirà? «Partita da tripla, la vedrò in televisione».
@roccocoletti1
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