Deriva Pescara, tra esoneri e confusione

Da Oddo a Grassadonia pochi sussulti e la media punti più alta è quella di Breda. Ora la sosta poi il Pisa per sperare nel miracolo
PESCARA. Lento, involuto, rassegnato. Tre aggettivi, ma potrebbero servirne molti di più. Il Pescara visto a Vicenza si può fotografare così, poi le difese d’ufficio biancazzurre «è stata una partita equilibrata e decisa da un episodio», oggettivamente meglio lasciarle da parte per evitare di arrossire ancor di più. I limiti di questa squadra, tecnici e non, sono palesi ma la cosa che preoccupa di più è la mancanza di carattere. Una squadra che punta alla salvezza dovrebbe avere tutt’altro atteggiamento, invece il Pescara è tutto tranne che affamato. Il penultimo posto è una costante e la zona play out si allontana sempre più.
Le responsabilità di questa stagione disastrosa sono sicuramente della società, per come ha gestito le due sessioni di calciomercato e le dinamiche interne, ma anche chi si è seduto in panchina (3 allenatori) e chi ha vestito la maglia biancazzurra (37 giocatori utilizzati) hanno delle responsabilità. Il Pescara dei record (negativi), dunque, porta la firma di molti. L’anno scorso, dopo la salvezza all’ultimo respiro nei play out, le strategie potevano e dovevano essere diverse, ma così non è stato. Il Delfino è partito malissimo con Oddo, che in 9 partite ha conquistato appena 4 punti, con 6 gol fatti e 19 subiti. Dopo l’esonero del tecnico pescarese è arrivato Breda, che ha cercato di rimettere in corsa il Delfino con 12 punti in 8 gare, portandolo in zona salvezza dopo la vittoria sul campo della Reggiana.
Poi la sosta, un mercato di gennaio senza senso e il crollo con appena un punto in sei partite, ma con una media punti totale di quasi un punto a gara (0.93), il più alto di tutti gli allenatori, compreso l’ultimo, Gianluca Grassadonia, che in poco più di un mese in 7 partite ha raccolto 6 punti.
Anche per lui partenza incoraggiante: cinque punti nelle prime tre partite. Esordio in linea con Breda, ma con un pizzico di brio nella manovra. Nella gara più importante, però, quella contro l’Ascoli, la voglia di vincerla e tante scelte discutibili hanno condannato i biancazzurri alla sconfitta al 92’.
A Vicenza, poi, nessun sussulto. Oltre a tenere fuori per 90’ l’uomo con maggiore qualità (Machìn), il Pescara al Menti è rimasto negli spogliatoi. Squadra impacciata, senza carattere e voglia di strappare punti. Un solo tiro in porta, al 92’, di Dessena (uno dei pochi che merita la sufficienza) è davvero poco per sperare nella salvezza.
La classifica non condanna aritmeticamente il Delfino alla serie C, perchè mancano 8 partite da disputare e con tre scontri diretti (Entella, Cosenza e Reggiana). I margini di speranza ci sono, perchè la soglia per agganciare i play out potrebbe scendere a 38 punti, ma dopo prestazioni come quella di Vicenza c’è poco da stare tranquilli. Ora c’è la sosta per le Nazionali e si tornerà in campo venerdì 2 aprile all’Adriatico, contro il Pisa allenato dal pescarese Luca D’Angelo che sta lottando per entrare nei play off. Solo una vittoria può dare qualche chance per i play out, altrimenti con questo trend il Pescara tra un mese sarà matematicamente in serie C.
Per quanto riguarda la squadra, oggi riprendono gli allenamenti al Poggio degli Ulivi. A parte gli assenti che hanno raggiunto le rispettive nazionali, ovvero Bellanova (under 21), Machìn (Guinea Equatoriale) e Memushaj (Albania), gli altri saranno a disposizione di Grassadonia. Da valutare l’infortunio muscolare dell’attaccante Odgaard. Il danese dovrebbe recuperare per la sfida con il Pisa, insieme al difensore Bocchetti.
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