Di Fabio: scuola e nuoto un anno da protagonista

«Sono cresciuto fisicamente, il sogno è partecipare alle Olimpiadi di Rio»
PESCARA. Nicolangelo Di Fabio si racconta dopo un anno ricco di vittorie. Ben sei medaglie (1 oro, 4 argenti e 1 bronzo) tra mondiali, europei e olimpiadi giovanili hanno consacrato il 18enne cupellese tra le migliori promesse del nuoto internazionale. Una visibilità riconosciuta anche dagli sportivi abruzzesi che, nel sondaggio de il Centro, l'hanno eletto atleta simbolo del 2014.
Di Fabio, quando si è avvicinato al mondo del nuoto?
«Alla tenera età di 5 anni. Ho praticato calcio, tennis e vela, ma ho scelto questa disciplina perchè è individuale, ossia ti dà la possiblità di prendere per intero meriti delle vittorie e responsabilità delle sconfitte».
Come giudica il suo 2014? «Semplicemente indimenticabile e ne approfitto per ringraziare tutti coloro i quali mi hanno votato al sondaggio. Non avrei mai immaginato tante soddisfazioni in così poco tempo. Di certo è aumentata la mia forza, anche perché sono cresciuto fisicamente. Ma è migliorato anche il mio modo di accettare le sconfitte. Infatti, affacciandomi sempre di più nel mondo dei grandi e nel panorama internazionale, anche se finora soltanto a livello giovanile, ne ho subite molte di più. Da questo ho imparato ad analizzare gli insuccessi criticamente e a vedere in loro uno stimolo per il miglioramento».
Un ricordo delle Olimpiadi Giovanili di Nanchino.
«Per i giovani è utile prendere parte a questo tipo di manifestazioni in modo da confrontarsi, non solo in acqua, con altri coetanei provenienti da tutto il mondo. Di solito, nel nuoto, il valore di una medaglia olimpica è maggiore di quella ottenuta ad un mondiale, ma a livello giovanile non penso sia la stessa cosa in quanto alle Olimpiadi possono partecipare soltanto quattro atleti per sesso e per nazione. E ciò non garantiva una totale copertura delle gare in programma».
Oltre alle soddisfazioni in vasca, è arrivato anche l'arruolamento nel Gruppo Sportivo Esercito. Cosa cambia avere una società militare alle spalle?
«Senz'altro il privilegio di appartenere ad una forza armata ma anche quello di avere a disposizione un ottimo personale specializzato, unito a delle strutture all'avanguardia e funzionanti».
Come se non bastasse è entrato a far parte del progetto Swim Your Best di Arena e nei criteri di selezione è risultato tra i migliori giovani italiani.
«Un altro bel riconoscimento ma che richiederà un impegno aggiuntivo e una nuova sfida da sostenere».
In un incontro a Tolentino ha avuto dei tutor come Gregorio Paltrinieri, Massimiliano Rosolino e Lisa Fissneider. Che effetto le hanno provocato?
«Mi ha fatto piacere. Si tratta di autentici campioni sia dentro che fuori la vasca. Mi hanno spronato ad affrontare gare più lunghe, tipo i 400 stile».
Il progetto finale prevede come premio la presenza dei vincitori in un centro specializzato di Eindhoven e la convocazione in competizioni internazionali di alto livello ma che tiene conto del rendimento a livello scolastico. Che rapporto ha con la scuola?
«Ci è stato ricordato come sia importante lo studio perché bisogna pensare anche a cosa sarà di noi una volta terminata la carriera agonistica. Io sono all'ultimo anno di Liceo Scientifico e ho sempre avuto un buon rendimento. Voglio fare l'università. Mi piacciono le professioni mediche e sanitarie, tanto che potrei iscrivermi a Medicina o Fisioterapia, ma ci sto ancora riflettendo. Sicuramente sono studi che richiedono impegno e dovrò riuscire a conciliare il tutto con l'attività sportiva».
Le sue passioni?
«Mi piace molto leggere, in particolare i libri di Alessandro Baricco. Poi stare con gli amici e passeggiare la domenica. Adoro la vita tranquilla e non sono un tipo da discoteca. Anche perché a Cupello, nemmeno 5mila abitanti, non c'è molto da fare. Ma a me piace così».
Quanto si sente legato al suo allenatore Domenico D'Adamo e alla terra d'origine?
«Tantissimo ma non ci sono particolari segreti, se non lavorare con costanza e determinazione. In allenamento è duro ma poi scherziamo pure. Fuori dalla vasca c'è un rapporto amichevole. Sono affezionato agli amici ma purtroppo a Cupello, nella zona in cui vivo, non ci sono università, né piscine da 50 metri».
Il nuoto è parte principale della sua vita. Quali sacrifici deve sostenere?
«Non credo si possa parlare di sacrifici quando si pratica una passione, come lo è per me il nuoto. Piuttosto si può parlare di qualche rinuncia. Forse il sacrificio c'è stato più da parte della mia famiglia, ovvero quello di dovermi accompagnare quasi tutti i giorni, andata e ritorno, a Vasto e qualche volta perfino a Pescara per gli allenamenti».
Il sogno nel cassetto?
«Partecipare alle Olimpiadi. Mi impegnerò fino in fondo per realizzarlo».
Marco Ratta
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