Di Francesco vota Juve: ha ancora qualcosa in più

2 Gennaio 2016

«Sono ambizioso, ma prima di tutto voglio crescere con il Sassuolo»

PESCARA. San Silvestro tra campo e famiglia, così come Capodanno. Eusebio Di Francesco a tutto campo, tra passato e futuro, sospeso tra il 2015 e il 2016. Il 46enne tecnico pescarese si sta consacrando alla guida del Sassuolo ed è ormai in rampa di lancio verso la panchina di una grande della serie A. Un discorso che sarà di attualità nei prossimi mesi, visto che comunque l’ex centrocampista della Nazionale è sotto osservazione da parte della Roma e del Milan. Per il momento, si limita a bilanci e previsioni, non solo in tema di calcio.

Di Francesco, il ricordo più bello del 2015?

«Probabilmente, la vittoria contro la Juventus al Mapei Stadium, quella firmata da Sansone. Credo che sia l'emblema della crescita della squadra e della società. Un altro segnale di maturità».

E il ricordo più brutto?

«Il periodo dei tanti infortuni: il mese di febbraio. Avevamo la difesa ridotta ai minimi termini. A un certo punto mi sono ritrovato con soli due difensori di ruolo e con Terranova che si era fatto il crociato».

Nel 2016 Eusebio Di Francesco sarebbe felice se…

«Se proseguissimo il percorso di crescita e il ruolino di marcia. Avere una squadra in grado di giocarsela alla pari con tutti e su ogni campo è una soddisfazione di non poco conto per un allenatore. Io credo si possa migliorare nel caso nostro, sul piano della personalità».

Il 2016 sarà l'anno della svolta professionale?

Di Francesco sorride. «Non ci penso, mi creda. C'è la voglia di migliorarmi, ma io sono già in un club serio e ambizioso con margini di miglioramento che vogliamo sfruttare tutti insieme. Per carità, anch'io ho i miei sogni, ma, mi creda, non ho fretta perché Sassuolo è una bella realtà in cui mi trovo bene e posso lavorare come voglio».

Nel 2016 si augura il Sassuolo in Europa oppure la chiamata di una grande?

«Mi piace coltivare il sogno, non l'utopia, del Sassuolo in Europa. Sogno anche di allenare una grande, ma, ripeto, non ho fretta».

Il 2015 è stato l'anno degli scandali del calcio scommesse.

«Una pagina triste e negativa, sotto tutti i punti di vista. Con la legalizzazione delle scommesse si è creato un vorticoso giro di affari nel quale è facile cadere in tentazione. Soprattutto i più deboli. Non mi stancherò mai di dire che il calcio è un gioco bello che va rispettato per il bene di tutti. Certe cose non stanno né in cielo né in terra. Ai miei dico sempre: se dovete giocare, meglio tressette e briscola».

Il 2015 è stato l'anno delle stragi dell'Isis, l'ultima quella del Bataclan.

«In me c'è un senso di impotenza, però non mi arrendo. Mi spiego meglio: davanti al fanatismo è difficile trasmettere valori. Per me alla base della libera convivenza ci sono cultura, educazione e famiglia. Da qui bisogna ripartire. Detto ciò, non mi voglio piegare: non intendo rinunciare ad entrare in un supermercato o andare a vedere un concerto. Non mi voglio fare condizionare».

Oggi per chi voterebbe se ci fossero le elezioni politiche?

«Oggi proverei a dare fiducia a Renzi, perché credo ci sia bisogno di continuità alla guida del Paese».

Se lei fosse il presidente della Figc quale sarebbe il primo provvedimento?

«La costruzione di centri federali con tecnici competenti. E poi obbligherei le società a realizzare dei centri sportivi. Nei settori giovanili l'insegnamento del calcio deve andare di pari passo con i buoni risultati a scuola. Credo che il modello tedesco sia quello giusto».

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«Quello che è accaduto nella politica si sta verificando anche nel calcio, perché il calcio riflette pregi e difetti della società civile. E' difficile da metabolizzare. Ma io ripartirei dalle cose buone del calcio. E mi chiedo perché gente del calibro di Damiano Tommasi, di Demetrio Albertini e di Paolo Maldini deve stare fuori dalla stanza dei bottoni? Ecco, io inizierei con il coinvolgerli nei ruoli di responsabilità. Solo così il nostro movimento può uscire dalle secche».

Se lei fosse uno dei risparmiatori che ha visto evaporare i soldi messi da parte con una vita di sacrifici?

«Sarei molto arrabbiato. Mi metto nei loro panni e mi viene una rabbia pazzesca. Il governo dovrebbe tutelarli».

L'allenatore rivelazione della serie A?

«Maurizio Sarri, a Napoli sta facendo un gran lavoro. Tanto di cappello».

Chi vincerà lo scudetto?

«La Juventus, è ripartita alla grande dopo al sconfitta di Reggio Emilia contro di noi. Ha ancora qualcosa in più rispetto alla concorrenza».

Lei allena Berardi che è un talento del calcio italiano. Ma se non fa il 4-3-3 che valore ha questo ragazzo?

«E' vero, è un giocatore che soffre il cambiamento. Ma ha tanto di quel talento che si adatterebbe a tutto. Sempre e comunque in un contesto di gioco che prevede la partenza dalla fascia».

A chi darebbe il pallone d'oro 2015?

«Io dico Neymar, perché ha sconfitto i pregiudizi. Tanti. Tutti pensavano che fosse un fenomeno solo in Brasile e, invece, al Barcellona si è affermato con gol e numeri da alta scuola. Non solo, quando si è fatto male Messi anche lui si è messo la squadra sulle spalle e ha fatto in modo che l'assenza dell'argentino non pesasse più di tanto».

Il personaggio del 2015?

«Io dico Papa Francesco. Ha cambiato e sta cambiando tanto all'interno della Chiesa. Mi auguro che il processo vada avanti».

Il 2016 sarà l'anno degli Europei in Francia.

«Abbiamo un allenatore cazzuto, capace anche di imporre scelte forti. Antonio Conte mi sembra molto determinato nel creare le condizioni per fare un grande Europeo. Sono con lui quando dice che la maglia della Nazionale deve essere un onore e un piacere indossarla. Io penso che si possa fare bene».

Se un giorno decidesse di andare all'estero dove le piacerebbe allenare?

«Fino qualche tempo fa le avrei risposto Inghilterra o Spagna. Oggi aggiungo anche la Germania. Il calcio tedesco è invitante, mi piace l'atmosfera che si respira all'interno degli stadi. C'è tanta gente. Il calcio e la vita hanno bisogno di sorrisi. Bisogna pensare positivo, cercando di annientare i pensieri cattivi».

E, intanto, suo figlio Federico a Lanciano...

«Sta diventando un uomo. Nelle difficoltà si forgia il carattere e lui sta reagendo bene».

@roccocoletti1

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