Di Liberatore mette il tumore in fuorigioco

L’assistente internazionale abruzzese racconta come ha vinto la sfida più dura «Ogni sintomo è un segnale, da cogliere in tempo: controllatevi sempre»
FRANCAVILLA. Ci sono partite che sai quando iniziano e non sai mai quando finiscono. Quella di Elenito Di Liberatore, 42enne assistente arbitrale internazionale, originario di Notaresco ma residente da anni a Francavilla , è andata ai tempi supplementari. Un mese e mezzo di angoscia, speranza, preghiera. Ha vinto Elenito, non il cancro. Ha vinto il coraggio, non la paura. Dalla malattia agli ottavi di finale di Champions League. Il tumore al testicolo è sconfitto: Di Liberatore è già tornato a sventolare la bandierina in Barcellona-Manchester City, al Camp Nou, nello stadio che fu di Eric Abidal, un altro che ha combattuto il cancro.
Il dramma di Elenito inizia il 20 settembre 2014, dopo Cesena-Empoli, quasi per caso. L’assistente ha un fastidio quando accavalla le gambe. «Ma lo imputavo alla mia passione per la bicicletta», ha raccontato in un’intervista a Repubblica, «e non ci ho fatto troppo caso». Quel fastidio diventa un nodulo che compare e scompare palpando il testicolo. E col tempo, non passa. Elenito decide di farsi controllare da un amico medico che lo indirizza a un urologo. «Ho subito capito che c’era qualcosa che non andava. Il mio amico era insolitamente silenzioso e, soprattutto, era sbiancato dopo l’ecografia. E io sono andato su Internet e, ancor prima di andare dall’urologo, mi ero convinto che fosse un tumore».
La conferma arriva dal primario di urologia dell’ospedale di Pescara. La vita di Elenito si ferma, frantumata dalla frase dei medici: «Lei ha un tumore al testicolo». Impiega trenta minuti per tornare a casa. Il tempo necessario per accorgersi che la sua vita sta cambiando. Avverte Domenico Messina (responsabile della Can A) e Pierluigi Collina (membro della commissione arbitrale dell’Uefa), poi rientra a casa e abbraccia il figlio di cinque anni. Questo è il momento più difficile da affrontare.
La moglie scoppia a piangere, inventandosi di avere la congiuntivite. Elenito decide che la priorità è quella di dare il più a lungo possibile un padre al figlio e porta il piccolo a scegliersi un regalo. Le prime 48 ore sono di grande sconforto. Gli amici dell’Aia lo mettono in contatto con il dottor Nicola Nicolai dell’istituto dei tumori di Milano. Di Liberatore prepara il borsone, come fa di solito prima di un viaggio per una partita, ma stavolta dentro il trolley c’è tutto quello che occorre per una degenza in ospedale. «Lei guarirà e questa è una certezza», lo rassicura Nicolai, «abbiamo ottime probabilità».
Prima dell’intervento chirurgico, passa un mese. Un’eternità per chi è malato di tumore. La fede in Dio, l’amore della famiglia, il sostegno del presidente dell'Aia Marcello Nicchi e di tutti gli arbitri, la forza in se stesso: Di Liberatore attende così il giorno dell’operazione. L’istituto tumori di Milano sembra Coverciano con arbitri e assistenti che vanno e vengono. Elenito viene operato in anestesia spinale. L’intervento è riuscito, ma il tumore è un percorso che non ha mai un finale certo. E ogni esame è come una roulette russa. Una settimana dopo, ecco quello istologico: il tumore è stato debellato con la sola aspirazione chirurgica, quindi niente chemioterapia ma solo controlli ravvicinati. E' finita, niente calci di rigori. Di Liberatore ce l’ha fatta e non vede l’ora di tornare in campo.
«Durante la convalescenza», ha detto a Repubblica, «mi sono allenato regolarmente e non mi sono mai sentito malato. Il mio messaggio per i giovani è quello di controllarsi sempre. Ogni sintomo è un segnale e bisogna saperlo cogliere in tempo. Soprattutto gli sportivi, che hanno un rapporto diverso con il proprio corpo». L’assistente abruzzese ha bruciato le tappe: il 29 novembre scorso è tornato con la bandierina in mano per Chievo-Lazio per la prima volta dopo la malattia. Quasi un segno del destino: sì, perché è proprio da Verona e con il Chievo che Elenito aveva esordito in seria A. Ed è dallo stadio Bentegodi che è iniziata la sua seconda vita.
Giammarco Giardini
©RIPRODUZIONE RISERVATA

