Di Nicola, altri guai per evasione e truffa

16 Giugno 2015

Tre milioni movimenti sul conto in banca del settore giovanile

Quello di Catanzaro, Dirty Soccer, non è l'unico procedimento penale pendente sul capo di Ercole Di Nicola, 38 anni, di Morro d'Oro, ex responsabile dell'area tecnica dell'Aquila.

Il suo nome è tornato alla ribalta delle cronache degli ultimi giorni per il caso Teramo: secondo gli inquirenti di Catanzaro sarebbe il tramite attraverso il quale il club biancorosso avrebbe combinato la partita-promozione del 2 maggio scorso a Savona. Oltre che uno dei protagonisti dell'organizzazione che taroccava le partite in Lega Pro per favorire le scommesse.

C'è anche altro: i guai giudiziari non sono circoscritti all'indagine della procura distrettuale antimafia di Catanzaro. Di Nicola, infatti, è imputato al tribunale di Teramo per evasione fiscale, truffa e falso. Procedimenti diversi ma tutti riconducibili a un'unica vicenda. Quella che prende il via dal Morro d'Oro, la squadra per anni presieduta dal padre, Cesare, che è arrivata all'inizio degli anni Duemila in serie C2. E poi è riscesa in D. E i fatti al vaglio del tribunale di Teramo risalgono al periodo 2006-2009, quando il club biancorosso era tornato tra i dilettanti. Parallelamente a quella che gestiva la prima squadra, era stata costituita un'altra società che si occupava di settore giovanile. Solo giovani. Ercole Di Nicola era il cassiere nonché uno dei due dirigenti con delega in banca e potere di firma insieme al presidente Mario Scarpone, anch'esso di Morro d'Oro. Un volontario più che un dirigente che, a distanza di anni, ha raccontato di aver accettato l'incarico perché amico di Ercole Di Nicola e per dare una mano alla squadra di calcio del paese. Un presidente con pochi margini operativi, secondo l’accusa.

Era Di Nicola _ secondo le forze dell'ordine _ infatti il vero dominus. E' andato tutto bene fin quando è arrivato l'accertamento dell'agenzia dell'entrate. Che ha chiesto conto dei circa tre milioni di euro transitati nel triennio 2006-2009 nel conto in banca del club che gestiva il settore giovanile del Morro d'Oro. Una cifra esorbitante per il settore giovanile di una società dilettantistica. Tanto più di un paese di 3.700 abitanti. L'agenzia delle entrate era interessata alle tasse non pagate e ha convocato sia Scarponi che Di Nicola. All'appuntamento è andato Di Nicola che ha concordato un piano di rientro che non è mai andato a buon fine. Solo in questa occasione Scarponi sostiene di aver preso coscienza dell’ingente volume d'affari del conto corrente in banca, di cui _ ha raccontato ai carabinieri _ era totalmente ignaro. E quando, successivamente, ha scoperto che gli assegni portavano la sua firma è trasecolato. Ed è andato, furibondo, dai carabinieri per fare la denuncia per truffa.

Da lì è nato il primo filone d'inchiesta, quello che vede Ercole Di Nicola imputato. Un'indagine per la quale il pm Auriemma aveva chiesto l'archiviazione, ma il Gip di Teramo Canosa ha disposto d'ufficio il rinvio a giudizio. E' un processo che va avanti da tempo e riprenderà a settembre con l'audizione del direttore della filiale della banca Tercas di Morro d'Oro, Di Sante. Ma c'è un altro filone che vede imputati sia Mario Scarpone, oggi dipendente di un’azienda privata, che Ercole Di Nicola per evasione fiscale.

Secondo la ricostruzione fatta dalle forze dell'ordine e dall'agenzia delle entrate risulta centrale il ruolo di Di Nicola e gli stessi hanno assodato che Scarpone fosse ignaro di tutta la movimentazione bancaria. Ma come sono entrati tutti questi soldi sul conto corrente della società che gestiva il settore giovanile del Morro d'Oro? Bella domanda. E' un mistero perché la documentazione è andata persa. Probabilmente distrutta. Il sospetto è che siano i proventi delle sponsorizzazioni delle aziende della zona.

Restano copie, invece, degli assegni con cui dal conto corrente uscivano i soldi. Assegni che Scarponi giura di non aver mai firmato, ma che erano intestati a persone riconducibili a Ercole Di Nicola. Ad esempio, ai genitori e altri parenti. Ad esempio a personaggi legati all'ex dirigente dell'Aquila. Addirittura a persone che hanno gestito agenzie di scommesse. Un lungo elenco di beneficiari. Tanti assegni (tutti Tercas) nel corso degli anni. Davanti ai giudici ha testimoniato anche il papà di Ercole Di Nicola che ha cercato di scagionare il figlio.

@roccocoletti1

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