Di Nicola: niente combine davo solo suggerimenti

«Con i soldi degli scommettitori facevo (anche) operazioni di mercato»
La linea difensiva è chiara da tempo: rigettare ogni tipo di accusa. Ercole Di Nicola non ha parlato con la magistratura ordinaria che lo ritiene il regista di diverse presunte combine nel campionato di Lega Pro. Sarebbe la mente di un sistema che mirava ad alterare i risultati delle partite ai fini del calcio scommesse. Il 38enne dirigente di Morro d'Oro, invece, ha risposto alle domande della procura federale della Figc. Lo ha fatto il 27 giugno scorso, nella sua abitazione di Morro d'Oro, dove è agli arresti domiciliari da maggio. Da quando l’inchiesta Dirty Soccer gli ha cambiato la vita.
Ha parlato con il sostituto procuratore federale Gianmichele Corona per diverse ore, spiegando il contenuto delle intercettazioni allegate alla prima tranche dell'inchiesta di Catanzaro. Non di Savona-Teramo, visto che non era all'ordine del giorno.
La linea difensiva è chiara: Ercole Di Nicola, in base alle conoscenze e alla propria esperienza calcistica, forniva "dritte" agli scommettitori esteri. Che in cambio gli facevano dei regali in denaro in base alla veridicità dei suggerimenti. «Non solo non mi sono mai permesso di combinare partite, ma non ho mai nemmeno scommesso», ha detto Ercole Di Nicola. E soprattutto: «Non ho mai avuto contatti con i personaggi del primo filone d'inchiesta relativo agli interessi di una cosca calabrese. E mi sembra alquanto strano che abbiano messo il mio telefono sotto controllo, addirittura per otto mesi. In oltre 9.000 telefonate intercettate hanno trovato soltanto alcune che peraltro sono state male interpretate, perché estrapolate dal contesto dei colloqui precedenti. A dimostrazione di quanto affermo», fa mettere a verbale, «c'è l'ordinanza del Gip di Venezia che, pur essendomi avvalso della facoltà di non rispondere, in tempi brevissimo ha ritenuto di non convalidare il fermo perché non sussiste il reato di associazione a delinquere che mi viene contestato».
Questa la premessa, poi l'ex responsabile dell'area tecnica dell'Aquila ha spiegato come è entrato in contatto il sistema di scommesse. «Ho conosciuto Di Lauro (ritenuto l'intermediario con gli scommettitori esteri, ndr) nel febbraio del 2014. Mi si è presentato come ex calciatore interessato a proporre dei giocatori, ma, in realtà, poi mi ha fatto capire che aveva un gruppo straniero alle spalle che scommetteva e quindi voleva anticipazioni ed informazioni tecniche utili per le scommesse ed in cambio mi avrebbero riconosciuto qualcosa. Io rifiutati e, in effetti, fino ad ottobre 2014 non l'ho sentito. All'epoca, però, tornò alla carica per avere delle informazioni. Dal tenore delle intercettazioni si capisce che io non conoscevo questi stranieri, davo loro dei suggerimenti dopo aver ricevuto insistenze da Di Lauro».
E veniamo alla prima di coppa Italia Pisa-Torres, vinta dai toscani, oggetto anch’essa dell’inchiesta Dirty Soccer. «Avevo appreso dal presidente della Torres Capitani che la sua squadra avrebbe giocato in coppa con le seconde linee. Per questo sfruttai tale informazioni e suggerii a Di Lauro che scommessa fare. Per l'informazione, a Di Lauro ho chiesto prima 20mila euro e poi ho indicato 15mila, anche perché mi occorrevano soldi per liquidare impegni personali assunti per operazioni di mercato; voglio precisare che facevo tali operazioni a spese mie perché altrimenti difficilmente la società le avrebbe riconosciute e io volevo portarle a termine comunque. Ritengo che i serbi abbiano accettato la mia proposta di una cifra così alta senza chiedere alcuna garanzia in cambio perché così mi attraevano nel loro giro e mi rendevano in qualche modo dipendente da loro».
Il tenore delle dichiarazioni rese da Di Nicola è lo stesso anche per altre presunte frodi sportive perpetrate per altre partite. Dava solo suggerimenti per le scommesse a terze persone.
Laddove, invece, il racconto diventa più opinabile è quando parla di L'Aquila-Santarcangelo (2-1) del 29 marzo scorso, una delle quattro partite che secondo l'accusa sarebbero state combinate a favore dei rossoblù. «Per quanto attiene le richieste di Ciardi (magazziniere del Santarcangelo, fermato a Venezia, insieme a Di Nicola il 19 maggio scorso, ndr) quando mi parlava del terzino neretto numero 2 che voleva cinque, mentre l'altro se non giocava voleva tre, ho capito che lui, secondo me bleffando (testuale, ndr), andava cercando soldi perché era in gravi difficoltà economiche ed io ho fatto finta di stare al gioco perché potesse percepire delle somme, senza che fosse troppo in imbarazzo, ma non ho avuto alcun interesse; poi, cosa ne abbia effettivamente fatto e se quindi abbia poi dato qualcosa e a che titolo ai giocatori che aveva indicato. Né tantomeno questo discorso è stato più ripreso successivamente. La veridicità di quello che affermo sta nel fatto che la somma che ho dato a Ciardi a titolo di regalia è esigua per ritenere che possa essere il frutto dell'accordo illecito».
@roccocoletti1
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