Di Paolantonio: «C’è una cappa di negatività»

20 Novembre 2017

L’allenatore parla di difficoltà tecniche e soprattutto mentali: «Ci dobbiamo sbloccare tutti insieme»

ROSETO. Il dopo partita di coach Di Paolantonio è nerissimo: «Io sono l’allenatore di questa squadra, ed in quanto tale sono anche il primo a metterci la faccia ed il primo responsabile di questa situazione. Ciò detto, è innegabile che la qualità che riusciamo a esprimere in campo per molti tratti, è purtroppo largamente inferiore a quella che mettono gli avversari. Dobbiamo ammettere che non riusciamo ad essere competitivi anche per colpa di questo fardello pesante a livello mentale derivante dalle 8 sconfitte in fila che abbiamo fin qui rimediato, una cosa che ci appesantisce in ogni momento di ogni partita: non è un caso che in trasferta riusciamo a giocare un pochino meglio, ma è innegabile che questa sia la nostra realtà, dobbiamo prenderne coscienza e migliorala». Sulle scelte difensive fatte dai biancazzurri in campo, sembrava che il tema tattico fosse stato impostato coprendosi nel pitturato, anche a costo di lasciar un po’ più sguarnita la linea dei tre punti, ed invece il coach rivela che non era questo il piano gara che aveva preparato: «Non avevamo fatto quella scelta, ma il contrario! Volevamo essere aggressivi sui pick and roll cambiando sistematicamente in difesa, ma purtroppo in ogni azione abbiamo pagato dazio. E così gli avversari ci hanno tirato in faccia, approfittando della nostra scarsa aggressività: in quei frangenti avrebbero anche potuto sbagliare qualche tiro, ma contro di noi Imola ha fatto sempre canestro». L’allenatore è sincero nella sua disanima tecnica: «Solo sul giovane play Penna volevamo difendere con meno forza, limitando gli aiuti difensivi magari per sfidarlo a tirare: l’idea era di lasciargli le penetrazioni, ed invece abbiamo fatto il contrario, siamo andati aiutare in ogni penetrazione finché ad un certo punto abbiamo pure deciso di andare a cambiare in difesa su lui, una cosa quasi senza senso». Ma un aspetto che indica come mentalmente gli Sharks siano lontani: «E’ evidente che in questo momento l’aspetto mentale per noi è preponderante. Sentiamo una cappa di negatività al PalaMaggetti, ma è una negatività tutta nostra, non del pubblico; certo quel silenzio non ci aiuta, ma la responsabilità è tutta nostra». La ricetta per uscirne non è semplice: «Dal punto di vista mentale dobbiamo sbloccarci tutti insieme: nelle difficoltà facciamo ancora troppi tiri con zero passaggi. Insomma, dobbiamo imparare ad essere più sporchi e cattivi se vogliamo essere competitivi». (m.r.)
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