Di Paolantonio: «Orgoglioso dei miei ragazzi»

L’allenatore elogia la squadra: «Abbiamo giocato fino all’ultimo, ci resta la grande prova»
ROSETO. In sala stampa coach Di Paolantonio deve commentare una nuova sconfitta. «Faccio i complimenti a Trieste perché vincere questa gara non era facile; noi abbiamo giocato una grande partita, cosa che mi rende estremamente orgoglioso dei miei ragazzi», spiega, «sono stati bravi a rimanere sempre sul pezzo, dimostrando il loro valore quando siamo rientrati per ben due volte da oltre 10 punti di svantaggio». Qualcosa è cambiato nel modo di giocare degli Sharks. «In settimana avevamo cambiato qualche regola difensiva ed ha funzionato, soprattutto nel secondo tempo, ne faremo tesoro in chiave futura» rileva l’allenatore. Alla fine gli Sharks hanno perso per solo due possessi, segno che i singoli episodi stavolta hanno pesato: «Purtroppo è così, penso all’eccezionalità di quel canestro segnato da Baldasso tirando da tre quarti di campo, e poi ad un minuto dalla fine, uscendo dal time out sul +1, alla conclusione di Carlino sicuramente un po’ affrettata. Per esser precisi, Matt negli spogliatoi si è tolto la maglietta per farmi vedere i segni del fallo che gli arbitri non gli hanno fischiato in quel frangente». Mai come stavolta il pubblico ha rumoreggiato nei confronti della terna, rea di esser stata troppo permissiva con la squadra ospite.
«Probabilmente quel fischio su Carlino nel finale ci poteva stare, e poi penso al tecnico che ho preso perché gli arbitri ci avevano punito in difesa per un fallo lieve, quando l’azione prima non ne era stato fischiato uno molto evidente sul nostro attaccante», osserva Di Paolantonio, «fa rabbia, però queste cose non sono sotto il nostro controllo: diciamo che possono sbagliare pure gli arbitri». Eppure a leggere i tabellini, gli Sharks han tirato 36 tiri liberi: «Vero, ma forse c’erano più falli ancora di quelli fischiati a nostro favore, visto come gli avversari ci han tenuto le mani addosso per tutta la gara». Nel finale, è mancata la lucidità. «Noi siamo arrivati un po’ cotti, a causa delle nostre rotazioni inferiori», chiarisce l’allenatore, «basti pensare che Contento a pochi minuti dalla fine mi aveva chiesto il cambio per rifiatare qualche secondo». Resta nella memoria una prestazione super, sicuramente la migliore dell’anno: «Deve essere un nuovo punto di partenza, anche se mancano solo 6 gare alla fine. Stavolta ce la siamo giocata fino all’ultimo contro la prima in classifica e non è bastato, ma la performance resta». (m.r.)
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