Di Toro sceglie Cerignola: «Iaconi il mio modello»

Il ds frentano riparte dai pugliesi, sospesi tra D e C. «Nel calcio di oggi conta più la forma della sostanza»
PESCARA. A Palena c’è una squadra di calcio, il Cerignola, sospesa tra dilettantismo e professionismo. Tra serie D e C. Tra due dimensioni diverse. A guidarla c’è l’ex difensore dell’Inter e del Parma Alessandro Potenza nel ruolo di allenatore e una vecchia conoscenza del calcio abruzzese, Elio Di Toro, oggi 44 anni, che Galeone ha fatto esordire nel Pescara a 18 anni dandogli le chiavi del centrocampo. Anni Novanta. Oggi Di Toro, originario di Sant’Eusanio del Sangro, svolge le mansioni di direttore sportivo. Ed è appena stato ingaggiato dal Cerignola, dove dietro la scrivania c’è già un volto noto agli sportivi abruzzesi, il segretario Marco Santopaolo. Il problema che tiene sospeso il Cerignola è l’impianto di gioco, bocciato dalla Figc. La decisione del collegio di garanzia del Coni sul ricorso della società è attesa domani. «Aspettiamo di conoscere il nostro destino fiduciosi», ha detto Di Toro, «a Cerignola c’è fame di calcio e una proprietà seria e ambiziosa. Che vuole fare le cose perbene».
E un direttore sportivo rampante che negli anni si è stabilito a Foggia dove ha costruito una famiglia allietata dalla presenza di una figlia di 11 anni. Ha appeso le scarpe al chiodo nel 2013 a Manfredonia nei dilettanti al termine di una carriera spesa in mezzo al campo a far correre il pallone e a dirigere i movimenti dei compagni. Dopodiché ha fatto per una stagione l’allenatore in seconda a Barletta, in C1, prima con Novelli e poi con Stringara. Poi, il corso da direttore sportivo, un’esperienza a Manfredonia, dietro la scrivania, e due anni responsabile del settore giovanile del Foggia, cancellato dal calcio professionistico. E ora Cerignola. «Siamo appena partiti, ovviamente siamo in ritardo. Ma desiderosi di fare bene. L’entusiasmo non ci manca. Naturalmente, a seconda della categoria che faremo completeremo l’organico a disposizione di un allenatore valido e preparato». Un organico nel quale c’è anche Domenico Di Cecco, ex centrocampista del Chieti, del Lanciano e del Francavilla.
Lui, invece, Elio Di Toro è un prodotto del calcio degli anni Novanta. «Ora è tutto cambiato», racconta, «si dà più importanza all’aspetto del marketing che a quello tecnico. Conta molto come ti poni e come ti vendi più di quello che sei e di come lavori. È questa la realtà e bisogna guardarla in faccia». Il passo indietro nel tempo continua con alcune considerazioni personali. «Sono grato a tutti gli allenatori che ho avuto. Ognuno mi ha dato qualcosa e io ho cercato di dare il massimo con tutti. Mi sono fatto voler bene in ogni circostanza. Tra gli altri, ho avuto allenatori come Delio Rossi, Viscidi e Oddo padre che mi hanno insegnato tanto. Anche se non potrò mai dimenticare Giovanni Galeone che mi ha fatto esordire a 18 anni in serie A nella squadra che è la massima espressione della mia regione».
Anche di dirigenti ne ha avuti tanti. «È tornato in auge Andrea Iaconi e mi fa piacere. Lui è più sostanza che marketing, mi piace. È un modello a cui ispirarsi. Non è un personaggio costruito, è se stesso. Sul piano professionale ricordo Pierpaolo Marino, inappuntabile. E come dimenticare Enrico Graziani che ho avuto nel settore giovanile. Diciamo che se mi guardo indietro ho avuto buoni esempi da seguire nella mia carriera». Che si è sviluppata anche lontano dall’Abruzzo. «Così va il calcio al mondo d’oggi. Ma il legame con la mia terra è ben saldo. I miei sono sempre a Sant’Eusanio del Sangro, nel Frentano. E seguo le vicende delle squadre abruzzesi». Che non se la passano granché bene. «Beh, il Pescara è il Pescara. Per quanto riguarda le altre, il discorso è legato alla situazione economica del territorio. Per fare calcio a certi livelli c’è bisogno di chi investe».
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