«Dobbiamo fare come Valentino»

8 Giugno 2016

Il ct fa capire che con il Belgio sarà una partenza in salita «Come Rossi non partiamo favoriti, ma possiamo crescere»

INVIATO A VERONA. Gigi, Thiago, Valentino (Rossi) e il Belgio. Ma quella che racconta Antonio Conte dopo l’ultimo test, contro la Finlandia, non è una barzelletta: il ct chiede agli azzurri di fare gruppo, di pensare a quella che sarà una partenza in salita, senza rinunciare a difendere chi non è al meglio della forma, Motta per esempio, uno che tatticamente è fondamentale nelle trame disegnate per l’Europeo alle porte.

Nessun problema. Partiamo dalle buone notizie. Dopo una preparazione travagliata, dopo la maledizione che ha colpito la mediana (forfait di Marchisio, Verratti e Montolivo), l’Italia sta bene. Nessun acciacco neppure dopo l’amichevole con i finnici, cominciata con un piccolo brivido, l’assenza di Buffon dalla formazione titolare: «Niente di particolare – ha spiegato Conte –, Sirigu viene da un’annata particolare e meritava di giocare. Abbiamo anche un altro ottimo portiere come Marchetti e Gigi è una garanzia».

Verso l’esordio. Non resta che pensare al prossimo lunedì, dunque, al Belgio. «Vogliamo fare come Valentino Rossi: partire non da favoriti, e poi diventare veloci come lui», ha raccontato il ct sfoderando la propria passione per i motori. I segnali, a suo dire, sono confortanti, al di là del 2-0 al Bentegodi. «Siamo migliorati rispetto alla Scozia, ma dobbiamo rimanere con i piedi per terra. E lavorare ancora tanto in questa settimana che ci divide dal Belgio. Dobbiamo crescere in velocità e intensità di gioco». Ecco la ricetta del commissario tecnico che non accenna al canovaccio tattico, come se questo avesse un ruolo secondario nelle fortune di Azzurra.

Il faro. Meglio pensare allo spirito più che al 3-5-2, un modulo che Conte sta cambiando in alcuni aspetti. Con Candreva da una parte e Darmian (un difensore) o El Shaarawy (un attaccante) dall’altra, diventa estremamente duttile e capace di cambiare pelle in corsa, diventando un 3-4-3, o un 3-4-1-2, un altro modulo insomma, dettato dagli spostamenti dei singoli sullo scacchiere. E, in questo senso, Candreva è fondamentale: «Gli chiedo di cercare lo spazio, di azzardare la giocata», aggiunge il ct parlando del laziale, forse l’unico elemento con un po’ di inventiva in squadra. Lui o Bernardeschi. Non a caso a Verona uno ha sostituito l’altro.

Tempra azzurra. «Ho una squadra di bravi ragazzi e veri uomini», ha sottolineato poi Conte vestendo i panni del condottiero che si permette il lusso di avvertire il proprio esercito: «Dobbiamo essere chiari, sarà un Europeo in salita, ma non dobbiamo avere rimpianti: non mi piace parlare di obiettivi per il nostro Europeo, dobbiamo ragionare partita su partita, e arrivare esattamente lì dove avremo meritato di arrivare». Insomma, vuole allenare anche il coraggio, Conte, non si accontenta dei suggerimenti tattici: «Con il Belgio faremo la nostra partita, non fa parte della mia filosofia la difesa ed il contropiede. Da Arezzo in poi (dice ricordando la prima tappa della sua carriera in panchina, ndr) non alleno proprio le ripartenze». Una risposta a chi, all’estero, parla di un’Italia degna erede del catenaccio, tutta incentrata sulla difesa e contropiede.

Qualità e dubbi. Chiaro che, in questo senso il nostro “nuovo” numero 10 sarà fondamentale. Ma è in grado Thiago Motta di fare la differenza a centrocampo? «Sapevamo che alcuni giocatori si sarebbero presentati in ritiro indietro di condizione, causa infortuni: ma Thiago ha giocato 60 minuti a buon ritmo. Sappiamo che può e deve crescere», ha spiegato Conte con la gara contro la Finlandia negli occhi. Poi i fischi e le domande sulla lentezza congenita dell’italo-brasiliano: «Non è giusto creare un caso su di un giocatore, ha fatto vedere buone cose. Dobbiamo unire l’Italia, non fare delle fazioni pro o contro qualcuno», ha concluso il ct, quasi feroce nell’esprimere il concetto.

I gemelli del gol. Resta da capire con quale attacco l’Italia andrà a sfidare il belgio: «Pellé e Zaza possono convivere benissimo. Nel mio calcio non esistono prime o seconde punte», ha ribadito a chi gli ha ricordato che per il momento i due giocano “a staffetta”. In soldoni: non è il momento giusto per scoprire tutte le carte.

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