Donatelli: con Oddo grande intesa

22 Luglio 2015

Il vice del tecnico: siamo una coppia pescarese, è uno stimolo in più

PESCARA. Tra i nuovi volti dello staff di Massimo Oddo c'è n'è uno conosciuto. Marcello Donatelli, l'allenatore in seconda del Delfino, ricomincia dalle origini. Trentasette anni, nato e cresciuto a Pescara, è già stato alle dipendenze della società nella stagione 2004-2005. «Sono molto contento» afferma Donatelli «dopo undici anni torno nella mia città. Nel 2005 con il Pescara feci la prima esperienza alla guida dei Giovanissimi dove c'erano Capuano, Giandonato e Berardocco». In seguito quattro anni negli Allievi nazionali dell'Ascoli e altrettanti nelle giovanili del Genoa. «In Liguria - prosegue Donatelli - ho conosciuto Massimo Oddo, che allenava gli Allievi rossoblù. È nato così un rapporto di stima reciproca. Un mese fa mi ha chiesto di seguirlo e non ho esitato un attimo. È un onore per me offrire un contributo e il fatto di essere pescaresi è uno stimolo in più per impegnarsi».

Tra i due c'è feeling. «Pur avendo giocato ad alti livelli, Oddo ha una grande umiltà che lo spinge sempre a confrontarsi, poi è chiaro che la decisione finale spetti a lui». Tra i nuovi acquisti c'è anche il suo pupillo: Rolando Mandragora. «Non ho mai spinto così tanto per un giocatore. A 14 anni venne a Genova per un provino, mio zio (Mario Donatelli, ex diesse del settore giovanile rossoblù) lo portò dal Mariano Keller di Napoli. Aveva grandi doti, perciò chiesi ad Enrico Preziosi di tesserarlo (costo 40mila euro, ndr). Qualche giorno fa Oddo mi ha detto che c'era la possibilità di portarlo a Pescara. Gli ho risposto di non lasciarsela scappare. Ha 18 anni, però ha intelligenza, tecnica e visione di gioco. Mandragora sarà utilissimo». Il primo bilancio è positivo. «I ragazzi sono attenti, educati e disponibili. Vogliamo una squadra che giochi in modo vivace e spensierato. Grazie a Galeone, Franco Oddo, Rossi e Zeman gli sportivi pescaresi hanno sviluppato un senso estetico notevole. La parola "paura" dobbiamo cancellarla". In ritiro, nel tempo libero si diverte giocando a tressette "a perdere" e a calcio-tennis. «Io e Di Giannatale contro Oddo e Gessa: vincono sempre loro. A tressette sfide avvincenti con Oddo, Pavone e D'Arcangelo. Quest'ultimo è un tattico, il migliore di tutti».

Ultimamente ha lavorato con Fabio Liverani. «Grazie a lui ho "assaggiato" la serie A e il calcio inglese al Leyton Orient (terza serie). Nella tattica gli inglesi sono indietro rispetto agli italiani, ma per agonismo e intensità di gioco risultano imbattibili. Possiedono una cultura sportiva superiore, non solo per il rispetto delle regole e del fair play, ma anche per la qualità degli impianti e per l'organizzazione». Nella sua famiglia si respira calcio da sempre. Oltre a suo zio, Mario, dirigente ed ex calciatore, c'è suo padre, Peppe, che vanta una lunga carriera da giocatore e da tecnico. Cresciuto nel Pescara, debuttò in B nella stagione '76-77, quella della prima promozione in A con Zucchini, Nobili e Repetto.

Nel 1995 Peppe era alla guida della Primavera del Pescara e sostituì per una giornata Franco Oddo, il papà di Massimo, che in B chiuse il girone di andata al primo posto, ma venne esonerato a causa di alcuni dissapori. Arrivò Gigi Maifredi, ma poi Franco fu richiamato. Ora quest’ultimo è il responsabile del settore giovanile del Pineto allenato da Peppe Donatelli. E il Pescara riparte dagli stessi cognomi, con una gran voglia di vincere. (g.t.)

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