Donne tricolore tra lavoro e pallone

4 Giugno 2016

Dribbling e gol per le ragazze del Montesilvano, ma anche sacrifici per conciliare l’utile al dilettevole

PESCARA. È ormai giorno quando il pullman che riporta a casa le ragazze neo campioni d'Italia arriva a Montesilvano. La lunga nottata fatta di poco sonno e tanti festeggiamenti è dipinta sul volto di tutti i protagonisti della fantastica impresa. Dalla sirena di chiusura in poi, è saltato ogni schema. Giustamente. Il 5-3 inflitto ad Isolotto ha consegnato al Montesilvano c5 femminile il secondo scudetto della storia, cinque anni dopo il trionfo di Ciampino. La festa sul parquet del Pala Mandela di Firenze si è presto trasferita in un locale del centro cittadino, il ristorante La Spada, gestito da abruzzesi. Cori, musica, abbracci. E anche un briciolo di commozione per aver coronato nel migliore dei modi un percorso iniziato qualche anno fa. Si fa quasi fatica ad ascoltare la voce di Francesca Salvatore, sommersa dal frastuono che la circonda: «Adesso vogliamo goderci la festa», sono le prime parole del tecnico che ha appena conquistato il tricolore. «È un traguardo strameritato per questo gruppo, cercato in tante occasioni, rincorso negli anni e finalmente afferrato. In più di una circostanza abbiamo solamente sfiorato il bersaglio grosso. Penso alla finale di Coppa Italia persa lo scorso anno a Pescara o l'eliminazione, sempre in coppa, tre mesi fa proprio contro Isolotto. Si è chiuso il cerchio grazie ad un percorso fatto di sacrifici e lavoro ed è giusto che le ragazze si godano la vittoria». Arrivata in virtù di un'organizzazione di gioco superiore rispetto alle avversarie, ma soprattutto grazie all'eccellente condizione atletica con cui Montesilvano si è presentata all'appuntamento decisivo: «Un applauso enorme lo merita Dante Falasca, il nostro preparatore atletico. Anche oggi la condizione ha fatto la differenza. Siamo partite male ancora una volta e dopo pochi minuti eravamo sotto di due reti. Ho chiamato il time-out con l'intenzione di resettare la testa delle ragazze. Penso che quello sia stato il momento chiave della partita. In quel frangente abbiamo abbandonato le nostre paure e la squadra ha iniziato a giocare come sa. Per vincere c'è bisogno di testa e gambe, questo mix c'è stato».

Una bella vittoria, una di quelle storie da raccontare. Perchè è la vittoria di un gruppo di ragazze normali, spinto solamente dall'enorme passione per il calcio a 5. Lontano dagli stereotipi del calciatore coccolato e viziato. Ci sono tante storie che s'intrecciano nel romanzo tricolore. Come quelle di Nanà e Bruna Borges, le ragazze che hanno trascinato il Montesilvano con i loro gol, che quando non sono in campo girano per scuole e palasport ad insegnare calcio a 5 ai bambini, o la coppia D'Incecco-Guidotti assunta nella ferramenta di coach Salvatore. Ma anche la Troiano, sempre pronta a destreggiarsi tra un dribbling sul campo e il bancone del bar. Insomma, qui tutte sono pronte a rimboccarsi le maniche e aiutarsi l'un l'altra, perché il noi viene prima dell'io, un concetto spesso vincente, come questa volta. Una squadra in cui tutte sono importanti e nessuna è indispensabile, dove nonostante ogni ragazza abbia la propria vita, ad ora di pranzo ci si ritrova sempre al PalaRoma, palla attaccata al piede per correre dietro ad un sogno adesso diventato realtà. Ed è forse proprio questo il segreto di un successo, che come ogni successo che si rispetti necessita di una dedica. O forse qualcosa di più, perché il ricordo di Rossella Caputo, venuta a mancare poco più di un anno fa, è ancora troppo forte in casa Montesilvano. Per questo il primo pensiero è stato rivolto a Rossella, perchè anche se lei non c'è più è come se ci fosse sempre stata e giovedì sera, da lassù, avrà fatto festa insieme alle sue compagne.

Adriano De Stephanis

©RIPRODUZIONE RISERVATA