Due anni di errori e di debiti: così muore il Chieti calcio

14 Dicembre 2016

I neroverdi domenica non scenderanno in campo In tribunale si aspetta la sentenza sul fallimento

CHIETI. Ci risiamo. Dieci anni dopo, il Chieti ripiomba nell'incubo fallimento. Nell'estate del 2006 l'esclusione dai campionati professionistici e la ripartenza dalla Promozione con Giustino Angeloni, nel 2008 la sentenza del tribunale che dichiarò fallito il Calcio Chieti Spa. Adesso, si prospetta lo stesso copione: entro Natale si attende la sentenza del tribunale sul fallimento della Ssd Chieti Calcio, sommersa da oltre due milioni di euro di debiti. Stavolta, l'aggravante è il rischio radiazione: se, come dichiarato dal tecnico Alberto Mariani, la squadra non scenderà più in campo, alla quarta rinuncia la società perderà il titolo sportivo. La Ssd Chieti Calcio, dunque, rischia di essere cancellata per sempre. Il calvario è iniziato l'anno della retrocessione in serie D. L'ex presidente Walter Bellia ha sbagliato nella stagione più importante. Nel 2013-2014, l'anno in cui al Chieti bastava rientrare tra le prime otto del campionato di Seconda Divisione per accedere alla serie C unica, Bellia, mal consigliato, si è separato dal direttore sportivo Alessandro Battisti e dal direttore generale Luciano Di Giampaolo. Con loro al timone i neroverdi erano risaliti fino alla Lega Pro, disputando negli ultimi due anni una finale play off con la Paganese e una semifinale con L'Aquila, entrambe perse. Separarsi dal duo Battisti-Di Giampaolo è stata una scelta rischiosa che si è poi rivelata dannosa.

Il Chieti è retrocesso in D dove, nell'ultimo anno della gestione Bellia, non è riuscito nemmeno a centrare i play off. Nel 2015, dopo sette anni di presidenza, Bellia, contestato dalla tifoseria, ha lasciato la società a Giorgio Pomponi, un personaggio romano che si è presentato in città sbandierando idee e proclami. Dall'arrivo di Aldair nello staff tecnico (poi sparito) alla gestione innovativa dello stadio Angelini per organizzare concerti (progetto mai realizzato), fino all'immancabile promessa di portare il Chieti in serie B. I fatti lo hanno smentito e ancora oggi arrivano vertenze di giocatori che nella passata stagione non hanno percepito i rimborsi. Via Pomponi, anche lui contestato dalla tifoseria, e arriva un altro romano, Mauro Giacomini, che rileva una società indebitata, senza bilanci e alle porte del fallimento. Altro giro, altra corsa. Il Chieti parte in ritiro il 22 agosto con una squadra imbottita di ragazzini alla prima esperienza in D. Giacomini stabilisce il record negativo della storia neroverde: 15 sconfitte su 16 partite. Il resto è storia recente: le dimissioni del presidente, una società fantasma e l'annuncio di non voler più scendere più in campo. Da Bellia a Pomponi, fino a Giacomini. L'inizio e la fine del calvario. Tra pignoramenti, decreti ingiuntivi, vertenze e istanze di fallimento, il calcio teatino è finito di nuovo in tribunale. Per il popolo neroverde, dieci anni dopo, sarà dura rialzarsi di nuovo.

Giammarco Giardini

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