Due operazioni al ginocchio Federer saluta, tornerà nel 2021

ROMA. Due operazioni al ginocchio in tre mesi e stagione conclusa. È l'annus horribilis di Roger Federer, ma il campione sempreverde del tennis assicura: «Tornerò e sarò al top nel 2021», ovvero...
ROMA. Due operazioni al ginocchio in tre mesi e stagione conclusa. È l'annus horribilis di Roger Federer, ma il campione sempreverde del tennis assicura: «Tornerò e sarò al top nel 2021», ovvero alla soglia dei 40 anni. Il fuoriclasse svizzero ha annunciato che per quest'anno ormai è andata così e che tornerà a giocare soltanto nel prossimo anno. Il ginocchio destro operato prima della pandemia continua a far male e ora, dopo un nuovo intervento in artroscopia, si spera risolutivo, comincia una lunga riabilitazione. Per il campione di Basilea, che compirà 39 anni l'8 agosto prossimo, fresco titolare del record di sportivo più pagato del mondo, e già vincitore di ben 20 titoli Slam, il 2020 finisce qui. L'ha comunicato lui stesso di primo mattino con un tweet che rappresenta anche una indiretta smentita alle voci ormai ricorrenti che lo danno avviato per l'uscita dall'attività agonistica. «Ho intenzione di prendermi il tempo necessario per essere pronto al 100% e tornare a giocare al mio livello più alto», ha scritto Federer, aggiungendo «mi mancheranno i tifosi e il mio caro tour, ma non vedo l'ora di rivedervi all'inizio della stagione 2021». La comunicazione di Federer sulle sue condizione è stata lapidaria: «Qualche settimana fa ho avuto un piccolo contrattempo durante il mio percorso di riabilitazione, mi sono dovuto sottoporre a un nuovo rapido intervento in artroscopia al ginocchio destro». Anche il suo allenatore Severin Luthi si era detto insoddisfatto dei tempi di recupero. Quello di ieri dunque è solo un arrivederci del veterano della racchetta, attualmente numero 4 del mondo, con un passato di 310 settimane al vertice della classifica mondiale, dominatore assoluto in carriera agli Us Open, al Roland Garros, a Wimbledon, agli Aus Open, alle Olimpiadi, ovunque c'era qualcosa da vincere.

