E Blatter si regala lo spot

15 Luglio 2014

Il presidente premia i tedeschi e si autoincensa: «Mondiale eccezionale»

INVIATO A RIO DE JANEIRO. Fischi senza fiaschi. Il day after dei Mondiali è uno “spottone” elettorale – tra l’altro atteso – del padre padrone Joseph Blatter, il signor Fifa: «È stata una Coppa molto speciale. Ogni Mondiale è differente, ma questo, dentro e fuori dal campo, è stato eccezionale». Insomma, altro che fiasco, secondo il monarca svizzero. Il punto è che i fischi, anche durante la finalissima, si sono sentiti. Nitidi e conditi pure da quello che, in italiano, può essere definito da un “vaffa” a getto continuo piovuto dal pubblico brasiliano all’indirizzo di Dilma Rousseff. Ogni qualvolta veniva inquadrata dalla regia e proiettata sui due megaschermi del Maracanà, la presidente del Brasile si beccava una razione di insulti sotto gli occhi divertiti di argentini e tedeschi.

L’imbarazzo del governo brasiliano è stato così evidente che a un certo punto è partito l’ordine alla regia di oscurare il volto della Rousseff che, di tanto in tanto, compariva solo nelle immagini da lontano, fasciata di verde. Il top della manipolazione mediatica nell’attimo della premiazione, quando il segnale internazionale ha proposto la consegna della coppa in primo piano da parte della numero uno brasiliana, mentre al Maracanà le telecamere si sono soffermate sui volti dei giocatori tedeschi, stravolto ma felici. «Mi hanno fischiato i brasiliani bianchi – ha dichiarato la Rousseff lasciando l’impianto, stizzita – quelli neri non avevano i soldi per comprarsi il biglietto e sono tutti con me». Una dichiarazione in vista delle prossime elezioni, quando si ricandiderà. L’ha già annunciato. E visto che la produzione televisiva era sotto la supervisione della Fifa, è chiaro che quella di Blatter può essere considerata – bonariamente – una sorta di solidarietà, lui che insegue il sogno di una monarchia assoluta che sconfina nella dittatura. Anche lui si ricandiderà il prossimo anno, portando in dote un Mondiale perfetto, o quasi: «Io gli darei un 9,25... La perfezione non esiste, nemmeno nel calcio».

Difficile capire dove sono andati a finire quei 75 centesimi di punto che Blatter si è tenuto in tasca. Non certo per la designazione compiacente del giapponese che, nella gara di apertura, ha fatto vincere il Brasile (sudditanza psicologica), né nell’elezione di Messi come miglior giocatore del torneo, una presa per i fondelli ai danni di James Rodriguez e della gente – opinione personale – per la quale “Re Jospeph” si è lavato le mani: «Devo essere diplomatico o no? Sono rimasto sorpreso quando ho visto Messi ricevere il premio». Il pallone è finito quindi nelle mani del portavoce della Fifa, Walter De Gregorio. «C’è stata una discussione su chi poteva votare. Abbiamo cambiato il sistema rispetto ai Mondiali passati e se ne possono trovare altri. Siamo aperti a suggerimenti».

Questa della Fifa aperta ai suggerimenti sembra una favola più che un’apertura. Vi suggeriamo allora di utilizzare la tecnologia in modo massiccio, di non fermarvi al “gol-non gol”. Quei 75 centesimi di punto sono rimasti sul gozzo di Blatter per colpa del caso Suarez e di una fetta di voti sudamericani che, complici le successive polemiche sulla maxi-squalifica, finiranno la prossima volta al suo rivale. Accidenti, deve aver pensato, ogni volta che ci sono di mezzo gli italiani, anche se “mozzicati” qualcosa non fila per il verso giusto. Blatter di solito non pesca nel nostro “bacino” per continuare a regnare. Né in Spagna. Tanto che ieri si è permesso di sconfinare nella tattica: «Quando ho visto la partita tra Olanda e Spagna finire sui ho capito che stava succedendo qualcosa di diverso in questo Mondiale. L’attacco è stato il fattore principale per le squadre che hanno vinto le partite. Nelle precedenti Coppe non abbiamo visto questo». Come dire, che schifezza il Tiki-Taka spagnolo e il nostro Po Poro Popopopo del 2006.

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