E ORA NON ROMPETE IL GIOCATTOLO

11 Giugno 2016

È finita come era giusto che finisse, il Pescara in A - questo Pescara targato Massimo Oddo- è stato uno spot per il calcio, uno spettacolo lungo un'intera stagione, un vero e proprio capolavoro che...

È finita come era giusto che finisse, il Pescara in A - questo Pescara targato Massimo Oddo- è stato uno spot per il calcio, uno spettacolo lungo un'intera stagione, un vero e proprio capolavoro che nessuno alla vigilia aveva pronosticato. Si veniva dalla beffa di Bologna, vale la pena ricordarlo, si ripartiva oltretutto con una squadra largamente rinnovata e con tanti giocatori che sembravano, agli stessi addetti ai lavori, altrettanto possibili sorprese più che certezze. Con pazienza, gran lavoro e felici intuizioni il tecnico è riuscito a tempo di record nell'impresa di costruire una vera e propria macchina da gioco, sicuramente una rarità in un mondo del pallone fatto soprattutto di intensità e ripartenze, in una ridda dei moduli che, nella maggior parte dei casi fanno fatica a coniugare equilibrio tattico con atteggiamento propositivo e talento. Il Pescara costruito da Oddo è andato fuori dai consueti schemi riuscendo ad esaltare la qualità dei singoli con la forza del collettivo e non viceversa. Una mezza rivoluzione che, all'ultimo atto, ha sancito un'impresa eccezionale, quella di riportare i biancazzurri nella massima serie. E' la sesta promozione nell'elite del calcio, sicuramente esaltante come lo erano state le imprese firmate da Cadè e Angelillo, dal doppio Galeone e da Zeman, ma che, si spera, possa finalmente segnare un futuro migliore per il calcio pescarese. La vera scommessa, dopo il trionfo, è proprio questa, riuscire cioè a garantire continuità all'eccezionale exploit, una crescita vera che scongiuri il saliscendi che ha caratterizzato gli ultimi quarant'anni del club. E l'unica strada per arrivarci è quella di non rompere il giocattolo, come del resto ha lasciato intendere in maniera fin troppo chiara lo stesso Massimo Oddo già mezz'ora dopo la partita dell'apoteosi in Sicilia. L'unica salvezza resta quella dell'88 quando Galeone perse Rebonato, il Lapadula dell'epoca, ma mantenne il resto di un'organico giovane e capace di far gioco, arricchendolo con due rinforzi come Junior e Sliskovic in grado di garantire continuità tecnica. Una scelta azzeccata, accantonata in fretta e nemmeno riproposta in occasione della successiva promozione quando in estate vennero inopinatamente ceduti Gelsi, Camplone e Pagano. Il peggio nel dopo Zeman quando si pensò addirittura di cancellare in fretta il calcio proposto dal boemo fuggiasco nella convinzione cervellotica che in A si dovesse giocare in maniera diversa e magari con un numero incredibili di modesti stranieri. La strada giusta è invece quella indicata da Empoli e Sassuolo, la stessa che intende percorrere Massimo Oddo puntando forte su gran parte del gruppo che lo ha seguito in questa fantastica corsa verso la serie A. Non rompere il giocattolo, appunto: sarà chiaro a tutti?

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