Eder, destino da principe azzurro

30 Marzo 2015

La parabola della punta della Samp partita da Empoli e finita in Nazionale. Con una dedica polemica

TORINO. In Nazionale il gol non parla più italiano, e non solo perché l'ultima, provvidenziale rete azzurra porta la firma del pronipote di Battista Righetto, emigrante dello stato brasiliano di Santa Catarina che con la sua discendenza ha consentito a Eder di esordire e segnare subito.

C’è che i bomber titolari non trovano più la porta e da un po’ di tempo c’è chi deve provvedere per loro. «Sono arrabbiato con me stesso, così non va», ha ammesso nella notte di Sofia Simone Zaza, ex simbolo della Nazionale «col fuoco dentro», come diceva nei primi mesi Conte. Immobile gol all'esordio, Zaza subito dopo contro la Norvegia: poi più nulla, la coppia del gol della nuova Italia si è bloccata - contro la Bulgaria la coppia ha toccato il fondo - e nel tabellino marcatori sono finiti difensori, centrocampisti o attaccanti di riserva come Pellè e Okaka.

E così, mentre il centravanti del Sassuolo contava i minuti di astinenza in Nazionale, il suo collega della Samp ieri si godeva il momento: «A chi dedico questo gol? A quelli che non vogliono gli oriundi in Nazionale - non la manda a dire Eder - però ora basta con la polemica, tanto ci saranno sempre quelli che non li vogliono e quelli che sono felici. Mai dato dello stupido a Mancini, mai detto che l'Italia per me era un ripiego dal Brasile: questo Paese mi ha fatto crescere. Ora spero che questo sia solo il primo passo: in azzurro voglio tornarci per restare».

Non dimentica le sue origini, Eder Citadin Martins, un nome che sembra un destino scritto sul prato verde: Eder come l'asso del Brasile '82 che Paolo Rossi &c fecero piangere al Mondiale spagnolo, Citadin come quello che è scritto sul passaporto italiano preso 5 anni fa, quando era a Empoli e già con una maglia azzurra sulle spalle. Le sue origini, certo, sono a Lauro Mueller, paesino di 13 mila anime; ma anche in Italia, da Empoli dove arrivò appena maggiorenne a Frosinone fino alla Genova doriana che lo ha consacrato.

«Grazie di tutto, mi avete fatto crescere e diventare un uomo», il primo sms inviato dall'oriundo di Conte al rientro in Italia, all’alba: il messaggino era per “Schizzetto”, storico magazziniere della squadra ciociara col quale Eder amava andare a mangiare il pesce a Terracina - la sua vera passione - e al quale non smetteva di ricordare «la domenica a Messa, mi raccomando». A Sofia Eder ha fatto uno strappo al suo tradizionale modo di esultare, le dita e lo sguardo al cielo, ed è volato in panchina ad abbracciare Conte. Ci voleva forse la sua leggerezza brasiliana per superare quel blocco tattico e mentale che grava sulle punte della Nazionale. «Io il peso di questa maglia me lo sono tolto alla prima - diceva Zaza - però ora non è un gran momento, e ne voglio uscire». Più cattiveria, ha chiesto Conte, e forse pensava all'incredibile colpo di testa buttato fuori da Immobile nel primo tempo. Invece, palla a Eder, controllo, girata e destro morbido: semplice, no? O forse semplicemente brasiliano...