«Entro giugno una soluzione»

Il presidente del Coni Malagò: «Prima la salute, prevalga il buon senso»
ROMA . Il tempo per le Olimpiadi stringe, ma non è ancora il momento di prendere decisioni definitive. Dopo l'incontro di martedì (in conference call) con i capi delle federazioni sportive, ieri il numero uno del Cio Thomas Bach ha sentito in teleconferenza anche i capi dei comitati olimpici europei, e ha avuto il via libera alla linea di attesa - con l'invito agli atleti di continuare a prepararsi ai Giocni - prima di decidere qualunque cosa su Tokyo 2020. «Non esiste una deadline per le Olimpiadi» ha detto Giovanni Malagò, che è stato il primo a intervenire; «non può esistere: al momento non abbiamo un orizzonte temporale, su questo Bach è stato chiaro e trasparente. Ma basta applicare il buon senso: chi sa di questo mondo, sa che per capire se Tokyo 2020 può svolgersi come programmato non si può andare oltre l'ultima settimana di maggio o la prima di giugno».
La riunione Cio-comitati è servita a ribadire «il rispetto religioso della salute di tutti», per il resto «si naviga a vista». La giornata si era aperta con l'attacco via twitter di Hayley Wickenheiser, canadese, 4 volte oro olimpico nell'hockey, membro Cio in quota atleti. Per l'ex campionessa i piani per Tokyo sono «insensibili e irresponsabili». Parole rivolte a Bach, che martedì aveva invitato gli atleti a «continuare la preparazione» perché «con oltre 4 mesi, non è necessario prendere decisioni drastiche ora». Anche altri sportivi non hanno nascosto perplessità su quanto sta accadendo. La greca Katerina Stefanidi, oro nell'asta a Rio, accusa il Cio: «sta rischiando la nostra salute. Non si tratta di come andranno le cose fra 4 mesi. Si tratta di come stanno le cose adesso. Il Cio vuole che continuiamo a rischiare la nostra salute, quella della nostra famiglia e la salute pubblica per allenarci ogni giorno? Ci sta mettendo in pericolo proprio ora, oggi, non fra 4 mesi» Mentre la 27enne britannica Katarina Johnson-Thompson, iridata di eptathlon, sottolinea che l'allenamento è «impossibile». Lei è tornata nel Regno Unito dalla sua base di allenamento in Francia a causa del blocco del paese: «Il Cio incoraggia gli atleti a prepararsi al meglio con le Olimpiadi a soli 4 mesi di distanza, ma le leggi impongono l'isolamento in casa, con piste, palestre e spazi pubblici chiusi. Mi sento sotto pressione, è impossibile allenarmi e mantenere la stessa routine».
Jessica Judd, mezzofondista britannica, finalista nei 5.000 metri ai mondiali 2019, ha twittato: «Come diamine dovremmo continuare a prepararci al meglio, se non sappiamo nemmeno quali gare possiamo fare per ottenere i tempi, e quando ci si potrà allenare normalmente». Il Cio però è rimasto sulle sue posizioni, e a stretto giro ha ribadito che «questa è una situazione eccezionale che richiede soluzioni eccezionali» e si impegna «a trovare una soluzione con il minor impatto negativo per gli atleti, proteggendo nel contempo l'integrità della competizione e degli atleti. Nessuna soluzione sarà ideale in questa situazione, ed è per questo che contiamo sulla responsabilità e la solidarietà degli atleti». Il resto è emerso alla riunione di ieri: «Tutti i comitati olimpici europei», ha detto Malagò, «hanno dato il loro totale assenso alle linee guida del Cio verso Tokyo 2020, ma fino a quando non sappiamo dirlo». E intanto il 26 marzo giunta straordinaria del Coni, in teleconferenza, con Spadafora. «Vedremo a che punto stiamo».
Roberto Di Candio

