Errori a raffica in due anni: i più gravi sono della società

3 Maggio 2021

Dalle critiche del presidente Sebastiani a Pillon alle errate valutazioni in sede di mercato Una discesa costante: i play out dell’anno scorso un campanello d’allarme inascoltato

PESCARA. Il cammino del Pescara verso la retrocessione in serie C è iniziato due anni fa. La notte del 3 aprile 2019, dopo che i biancazzurri avevano battuto in rimonta la corazzata Palermo 3-2 all’Adriatico-Cornacchia. C’era di che gioire, dopo aver sconfitto una pretendente alla serie A, invece nel dopo partita il presidente biancazzurro Daniele Sebastiani usa parole dure, delegittimanti nei confronti del tecnico Bepi Pillon: «Del Sole deve giocare esterno d’attacco e non punta, tant’è che quando siamo passati al 4-3-3 è andato meglio. E a centrocampo, bisogna piazzare Bruno davanti alla difesa spostando Brugman in posizione di mezzala». Indicazioni tecniche e tattiche nel mentre la squadra stava lottando per la serie A. Il presidente che dice a un tecnico navigato come mettere in campo i giocatori. In pubblico. Roba da stropicciarsi gli occhi per lo stupore. Altroché, tutto vero. Da lì l’inizio della discesa. La rottura (già decisa) con Pillon che pure era stimato dalla piazza, l’avvento dell’esordiente Luciano Zauri e il valzer degli allenatori: sei in poco più di un anno. Ma la notte di Pescara-Palermo aiuta a comprendere tutto quello che è accaduto dopo.
Tutti colpevoli, qualcuno di più. I meriti o i demeriti di un risultato cominciano sempre da chi ha le maggiori responsabilità. Da chi decide. In questo caso dal presidente Sebastiani.
La retrocessione del Pescara in C non sfugge a questa regola che appartiene al calcio, ma non solo. A maggior ragione se, come accade nel caso specifico, il presidente accentra a sè le decisioni di ogni genere; un metodo di gestione che magari toglie quella lucidità necessaria per capire le avvisaglie della tempesta in arrivo.
La notte del Curi. La discesa della passata stagione fino ai play out era un avviso ben preciso, chiaro. Qualcosa non va. Bisognava cambiare registro. Invece niente, come se nulla fosse. Avanti a sfidare anche le logiche non scritte che appartengono al calcio. E così dopo la notte di Perugia, via il tecnico della salvezza, Sottil, per ingaggiare l’allenatore sconfitto (e retrocesso) nei play out.
Squadra fatta male... Addirittura, il ritorno di Massimo Oddo è certificato da un accordo biennale e dalla conferma di un gruppo logoro e sfilacciato. Errori su errori per spiegarli e capire occorre sempre tornare alla notte di Pescara-Palermo 3-2 del 2019. Arrivano giocatori spremuti, alcuni improbabili, altri fisicamente non a posto. Manca lucidità anche allo stesso Oddo per capire a che cosa sta andando incontro. Alla terza-quarta giornata comincia già a parlare in termini ultimativi. Entra in rotta di collisione con una parte dello spogliatoio. E l’esonero è inevitabile: 4 punti in nove gare. C’è un gruppo di giocatori che ha un filo diretto con il presidente: un errore crearlo, ancor più grave non capire che porta al baratro.
Breda cerca di rimettere insieme i cocci: all’inizio di gennaio, dopo Reggiana-Pescara 0-1, i biancazzurri hanno cinque squadre alle spalle e sono virtualmente salvi.
... e rifinita peggio. Altro errore: non intervenire subito con i rinforzi. Da mesi si parla di un centravanti, niente. Tutto rimandato alla fine del mercato invernale. Nel frattempo, passano le partite e la classifica peggiora. Arrivano nove giocatori, troppi. Ne servivano pochi e pronti. E, invece, giungono alla corte di Breda giocatori che non scendono in campo da mesi, alcuni fisicamente precari, alcuni doppioni. Il crocevia è la sfida interna con la Reggina: Breda inserisce quattro nuovi nell’undici iniziale, ma la squadra non li regge. Non c’è amalgama e, soprattutto, i nuovi non sono pronti sul piano atletico. In pratica, Breda viene travolto dal mercato di gennaio che abbatte quelle poche certezze create. I risultati non arrivano e il tecnico trevigiano paga con l’esonero. Arriva Grassadonia, ma la macchina va a forte velocità verso il burrone chiamato serie C. Lui ci mette del suo nel tentativo di imboccare la strada verso la salvezza.
Non c’è niente da fare: Pescara retrocesso, domani sarà matematico. Squadra inguardabile, nemmeno un’idea di gioco. Mesi e mesi di mediocrità calcistica. Errori su errori, certificati dalle parole di Sebastiani che continua a parlare di un potenziale tecnico da metà classifica, ma la squadra è stabilmente penultima e non riesce a battere nemmeno una formazione già retrocessa come l’Entella. I nomi sono una cosa, la chimica di squadra un’altra. Dopo undici anni il Pescara torna in C nella maniera più triste.
Fare piazza pulita è un imperativo, ripartire con ambizioni è un’esigenza da coniugare con le possibilità economiche, con il bilancio e con la pandemia. L’importante è capire gli errori e da dove nascono. Il rispetto dei ruoli e delle competenze potrebbe essere la base per un nuovo progetto. Ma serve prima un bagno di umiltà per evitare di raschiare il fondo del barile, perché ora occorre un cambio di rotta per non ricadere negli errori degli ultimi anni.
@roccocoletti1. ©RIPRODUZIONE RISERVATA