Errori e calo atletico è il solito Pescara

Clamorosa involuzione: niente pressing, zero verticalizzazioni Il Chievo sblocca con Birsa e merita il successo nel secondo tempo
L’effetto Zeman non basta. Anzi, sembra essersi dissolto nel giro di una settimana ed ecco che torna il Pescara di sempre, alla 18ª sconfitta stagionale (19ª sul campo). Spesso vittima dei suoi errori, ancor prima che dei meriti di un Chievo che ha comunque vinto convincendo. I biancazzurri sono stati in partita per un tempo, il primo, e poi hanno perso consistenza. Si sono spenti progressivamente. Pescara poco zemaniano: niente pressing, zero verticalizzazioni. Quasi sulle gambe, incapace di dare ritmo alla partita. E, di conseguenza, in balìa del maggior tasso tecnico del Chievo. Che, non a caso, ha sbloccato il risultato con una magìa di uno dei suoi giocatori migliori, Valter Birsa. Lo sloveno, al 12’, ha deliziato il Bentegodi con un sinistro a giro dal limite. Su questa prodezza, i gialloblù hanno costruito un successo legittimato nella ripresa. Fisicità e maggior qualità tecnica dei singoli hanno fatto la differenza contro un Pescara che ha retto l’urto solo nella seconda parte del primo tempo, quando ha costruito la palla gol migliore con Gianluca Caprari al 24’ e Sorrentino è stato chiamato alla respinta con i piedi. Poi, poco o nulla. Soprattutto, un’involuzione sul piano atletico rispetto alla prestazione scintillante contro il Genoa. Probabilmente, nelle gambe dei giocatori si è avvertito l’effetto gradoni. Sembravano appesantite. Il pressing e il ritmo erano le armi da sfruttare al cospetto della formazione di Maran. E, invece, non sono mai state nella disponibilità di Zeman. I biancazzurri ieri sono sembrati nella terra di nessuno: nè una squadra dedita al fraseggio nè un gruppo che ha già immagazzinato le verticalizzazioni del boemo. E se il passivo è stato abbastanza contenuto lo si deve agli interventi del portiere Albano Bizzarri che all’inizio della ripresa ha sventato diverse occasioni da rete create dagli uomini di Maran, giunti alla decima vittoria stagionale. Un clamoroso passo indietro per il Pescara. Era chiaro a tutti che il 5-0 al Genoa non era tutta farina del sacco di Zemanlandia, ma davvero la retromarcia è stata sostanziale sul piano della mentalità. Inimmaginabile così come la prestazione super della settimana precedente. A livello tattico si è visto subito che qualcosa non quadrava: squadra lunga, troppa distanza tra i reparti. Un 4-3-3 con gli stessi interpreti della prima di Zeman, ma con uno spartito insipido e molle. Chiaramente, negli spazi lasciati dai biancazzurri il Chievo si è infilato alla grande. Il Pescara è capitolato davanti alla magia di Birsa, al 5° gol in campionato, agevolata da un disimpegno errato di Benali. Ha tentato una reazione dando l’impressione di poter creare grattacapi dalle parti di Sorrentino. Ma è stata solo un’illusione, perché nella ripresa il confronto si è rivelato impari anche sul piano atletico. E il Chievo ha fatto il bello e il cattivo tempo: Bizzarri ci ha messo più di una pezza tenendo in partita i compagni. Poi, al 16’, si è inginocchiato davanti al 2-0 di Castro, una rete propiziata da un errore di Verre nella metà campo avversaria e agevolata da un paio di rimpalli sfortunati sulle conclusioni di Meggiorini e Gakpè. Il raddoppio è giunto proprio nel momento in cui Zeman stava predisponendo una doppia sostituzione: Mitrita e Crescenzi per Benali e Zampano. Nemmeno i cambi hanno sortito effetto, manovra lenta e prevedibile. Ancora Bizzarri sugli scudi, salvato dalla traversa su Birsa e bravo a respingere su Meggiorini al 21’. Al di là del Pescara ancora poco zemaniano e dei rilievi tattici, resta l’immagine di un gruppo tornato indietro nel tempo: remissivo e inerme. Forse mentalmente appesantita anche dalla possibilità di rientrare nella corsa salvezza. Ansioso. Non è certo il passo falso del Bentegodi a cancellare le residue speranze di restare in A – dieci punti in meno dell’Empoli quart’ultimo a dodici giornate dalla fine – ma è indecifrabile l’involuzione, tanto repentina quanto secca. Il processo di zemanizzazione del Pescara ha subìto un brusco stop. Resta la povertà sul piano tecnico, ma questo è un altro discorso. Pardon, il solito discorso!
@roccocoletti1
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