Errori e calo fisico, il Teramo rallenta

Il Diavolo ribalta con Costa Ferreira l’iniziale svantaggio ma nel finale si fa raggiungere sul 2-2 dalla Vibonese
TERAMO. Ci sono momenti della stagione in cui sei in uno stato di grazia e anche gli episodi ti aiutano (vedi i gol segnati nei mesi scorsi al primo tiro), e altri in cui lo stato di grazia non c’è più e ci si mette anche l’episodio sfortunato. La partita di ieri contro la Vibonese – avversario scomodo perché venuta al Bonolis a fare mucchio all’indietro, con otto uomini fissi a difendere gli ultimi 30 metri di campo e rare ma efficaci ripartenze – è stata emblematica del fisiologico momento di frenata che sta vivendo il Diavolo: fisiologico non solo perché sarebbe impossibile mantenere sempre la pazzesca intensità con cui si è giocato fino a poche settimane fa, ma anche perché il Teramo ha dei limiti di organico che prima o poi dovevano venir fuori.
Il pomeriggio di ieri è cominciato male ancor prima del fischio iniziale: Lasik ha avuto un problema muscolare e, mancando Diakite, Paci ha dovuto mettere sulla destra il 19enne Celentano, che ha pagato a caro prezzo inesperienza e disabitudine al match (finora aveva giocato solo in Coppa). Poi la partita, cominciata con un’occasione per Tentardini all’8’ (tiro respinto da un difensore e proteste per un presunto mani), si è messa in salita già al 12’: una palla persa a metà campo ha innescato la ripartenza ospite e sul cross basso di Rasi da sinistra Soprano, che era sulla palla, è scivolato. Piacentini, dietro di lui, si è fatto bruciare da Plescia, che ha fatto secco Lewandowski. Il Teramo al 25’ ha rischiato di regalare il 2-0 allo stesso Plescia su un rilancio sbagliato di Lewandowski, ma al 27’ ha rimediato al primo svantaggio casalingo del torneo: un’azione impostata da Piacentini, accelerata da Santoro e verticalizzata da Bombagi ha trovato in area Ilari, che ha tentato il tiro; la palla, deviata da un difensore, si è alzata ed è ricaduta sul piede di Costa Ferreira, che l’ha sbattuta dentro. Poi, fino all’intervallo, altri tiri innocui di Costa Ferreira e Arrigoni intervallati da una rasoiata di poco fuori del solito Plescia. Il Teramo del primo tempo ha avuto il grosso limite di attaccare solo a sinistra e di non trovare risposte importanti dalle due punte, oltre che da Ilari. Però, pur essendo meno intenso dei giorni più belli, è rimasto compatto e ha gestito il pallone con raziocinio, soprattutto grazie al gran lavoro di Arrigoni e Santoro. Nella ripresa gli attacchi sono stati meglio distribuiti tra le due fasce ma questa compattezza è venuta meno e si sono viste tante, troppe palle perse o gestite male. Per di più gli unici innesti dalla panchina, ovvero Di Francesco e Bunino, hanno dato poco, complice un complesso di squadra che si andava sfilacciando. Nonostante pasticci individuali e difficoltà tattiche, il Teramo assaltando a pieno organico un avversario che ripartiva ancor meno di prima ha trovato il 2-1 al 26’: un errore in disimpegno di Statella ha regalato a Costa Ferreira una palla al limite dell’area che il destro educato del portoghese ha spedito all’incrocio dei pali. Missione compiuta? No, perché il Teramo di ieri era più molle del solito. Difendendo mollemente, Piacentini e Celentano al 36’ hanno consentito al neo entrato La Ragione di creare un’occasione colossale per Berardi, murato sottorete da Soprano. Sull’angolo i biancorossi hanno lasciato solo al limite Tumbarello, che ha trovato la botta della domenica: palla passata tra una selva di gambe e sotto il corpo di Lewandowski, 2-2. Al 44’ l’unica palla-gol del Teramo nella ripresa: cross di Bombagi, Bunino in spaccata non ci è arrivato.
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