Falcone: «C’è troppa paura e la rosa va rinforzata»

14 Dicembre 2016

L’ex difensore del Bologna, pescarese doc: «Oddo ha la personalità per superare la crisi. La salvezza è possibile, a patto che la società intervenga a gennaio»

PESCARA. È stato una colonna del Bologna, ma il pescarese Giulio Falcone non ha dubbi: domenica farà il tifo per i biancazzurri. «Sono affezionato ai rossoblù, ma Pescara è la mia città». Quasi 400 gare in A, oltre 100 con il club emiliano per l’ex difensore che ha militato anche con Torino, Fiorentina, Parma e Sampdoria. Sei anni fa si è ritirato dall’attività agonistica, ora vive a Roma e fa l’imprenditore nel campo delle energie rinnovabili. Torna di rado nella sua città natale, però segue con interesse il campionato del Delfino guidato dal suo vecchio compagno di squadra Massimo Oddo. Giocarono insieme nella Renato Curi, anche se Falcone ha due anni di più rispetto al tecnico del Pescara. E in questo momento delicato per i biancazzurri, Falcone cerca di spronarli a cambiare marcia.

Falcone, come si esce da una situazione così brutta?

«Lo scenario è preoccupante, però il cammino delle altre tre compagini coinvolte nella lotta per non retrocedere offre la chance di giocarsela fino alla fine. Credo che la squadra abbia perso un po’ di sicurezza, ma dopo una lunga serie di risultati negativi è inevitabile che ci sia paura. Bisogna continuare a lavorare duramente sotto ogni aspetto, anche sui dettagli che in apparenza sembrano inutili. E una vittoria potrebbe sbloccare i calciatori».

Un commento sulla contestazione dei tifosi?

«Non sono affatto sorpreso. La critica fa parte del gioco, ma non si possono tollerare i comportamenti violenti. Nella scorsa stagione i giocatori sono stati giustamente osannati per l’ottimo lavoro svolto, mentre ora è legittimo che ci sia malcontento».

Che cosa consiglia al suo amico Oddo per uscire dalla crisi?

«Massimo ha intelligenza e personalità per superare il periodo negativo. È giovane, ma ha già dimostrato di saper trasmettere fiducia alla squadra, oltre che concetti di gioco innovativi. Per fortuna da calciatore raramente mi sono trovato coinvolto in situazioni simili, ma quelle poche volte ne siamo usciti grazie alla forza del gruppo».

La società ha detto che l’allenatore non si tocca.

«Giusto così. Non avrebbe senso cambiare, anche se tutti sono responsabili. I dirigenti, il tecnico che ha avallato le scelte e i giocatori che dovrebbero dare di più in campo».

Domenica c’è il Bologna. Gara da ultima spiaggia?

«No, ci saranno altre battaglie. La classifica consente di sperare ancora nella salvezza. L’importante è che i calciatori diano tutto ed escano dal campo con la coscienza pulita. Si può anche perdere, d’altronde il Pescara non è il Real Madrid, però l’impegno non deve mai mancare».

Che partita si aspetta contro l’undici di Donadoni?

«In serie A non esistono gare facili. Il Bologna ha una rosa di buon livello, anche se ha avuto un rendimento discontinuo. Il Pescara deve convincersi di potercela fare».

A gennaio serviranno investimenti. Che cosa manca secondo lei?

«Almeno un difensore affidabile e un attaccante che possa assicurare qualche gol. Le prime gare hanno illuso tutti, poi sono emersi poi i limiti dell’organico, ma i giochi restano aperti».(g.t.)

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