Fara-Penne, chieste tre squalifiche

20 Dicembre 2016

Processo per illecito a carico di Di Simone, Di Bartolomeo e Mucci. -3 per i vestini

L’AQUILA. È attesa prima di Natale, probabilmente giovedì, la sentenza della corte d'Appello territoriale dell'Aquila riguardo il processo per illecito sportivo, che si è svolto ieri all'Aquila nella sede regionale della Figc, dopo il deferimento della Procura Federale di tre giocatori del Penne e della società vestina per responsabilità oggettiva. In un clima molto composto la commissione formata dal presidente avvocato Antonello Carbonara e dagli avvocati Vincenzo De Benedictis e Massimiliano Di Scipio con l'assistenza del rappresentante dell'Aia Francesco Carbone ha ascoltato le parti. Si sono presentati i tre giocatori Michael Di Simone, Manuele Di Bartolomeo e Alessandro Mucci, difesi dall'avvocato Tommaso Marchese.

Accompagnato da due dirigenti, tra cui l'ex presidente Fabrizio Vecchiotti, l'attuale numero uno del Penne Luca Pilone, difeso dall'avvocato Pierluigi Gianpaolo. Tutto è nato lo scorso primo maggio da una rete realizzata nella gara Fara San Martino-Penne - partita della penultima giornata del girone B di Promozione finita 2-1 - nata da un errore in fase di disimpegno. Il numero 3 vestino Di Simone avrebbe agevolato l'avversario Di Vito che in zona cesarini ha segnato regalando la salvezza al Fara San Martino, società che in estate ha cessato la propria attività. Un ko indolore per il Penne che, complice la sconfitta del Passo Cordone ad opera del River Casale, ha brindato all'Eccellenza nell'ultima gara di campionato battendo 3-0 il Silvi. In rappresentanza della Procura federale l'avvocato Sansa ha aperto ieri il suo intervento con la visione del video della rete incriminata (pubblicato sulla pagina Facebook del sito www.abruzzowebtv.it) che ha fatto il giro del mondo sulla rete.

L'accusa ha richiesto per i tre calciatori quattro anni di squalifica e 1.500 euro di ammenda all'Asd Penne e tre punti di penalizzazione da scontarsi nella stagione in corso. Messaggi WhatsApp, la trascrizione di una telefonata, la totale stasi del Penne dopo la rete subìta, la festa di entrambe le squadre al termine della gara e il favore da restituire al Fara San Martino che la stagione precedente avrebbe garantito al Penne i play off perché già salvo - secondo l'accusa - vanno ad avvalorare il macroscopico errore in fase di disimpegno. Nelle brevi dichiarazioni dei tre calciatori deferiti è emersa l'esistenza di un codice etico del Penne firmato a inizio campionato. Nella propria arringa l'avvocato Tommaso Marchese ha parlato di «errore tecnico dovuto alla mancanza di lucidità» non dando rilevo al materiale video e ai messaggi dell'accusa. In assenza di una precisa ricostruzione fattuale Marchese ha chiesto il «proscioglimento dei soggetti deferiti, derubricando per Di Simone e Di Bartolomeo alla violazione dei doveri generali di cui l'art. 1 con applicazione del minimo della sanzione». A differenza degli altri due giocatori Mucci, numero 9, oltre a non essere interessato nell'azione incriminata, la “famosa” stagione del favore ricevuto dal Fara era tesserato con un'altra squadra e sarebbe stato tirato in ballo per una virgola non messa nella trascrizione di una telefonata. In linea con il collega Marchese l'avvocato del Penne Pierluigi Gianpaolo ha richiesto il proscioglimento della società producendo alla Corte una documentazione sul verbale dell'assemblea dei soci sull'adozione del codice etico e su casi noti di illeciti sportivi accertati in cui le società hanno avuto minori penalizzazioni rispetto alle richieste effettuate ieri per il Penne.

Alessia Lombardo

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