Federico: «A Teramo lascio un patrimonio importante»

L’ex ds biancorosso parla dopo il mancato rinnovo: «Non c’erano le condizioni per proseguire insieme. Diakite, Santoro, Cianci e Paci le mie scommesse vinte»
TERAMO. «Non c’erano le condizioni per andare avanti insieme. Mi sarebbe piaciuto dare continuità al lavoro fatto, ma dopo quattro anni si è chiuso un ciclo». Sandro Federico non è più il direttore sportivo del Teramo dal 30 giugno scorso, giorno in cui è andato a scadenza di contratto e salutato i biancorossi dopo quattro stagioni. L’ex dirigente del Teramo, in attesa di una nuova sistemazione, torna a parlare per la prima volta dopo il suo addio e traccia un bilancio del suo lavoro in biancorosso che ha portato, tra le altre cose, alle cessioni di Santoro, Diakite e Cianci che hanno generato plusvalenze importanti.
Federico, partiamo dal mancato rinnovo. Ci è rimasto male?
«Non c’è mai stata una trattativa. Con la società ci siamo lasciati alla fine del campionato. Poi sono stato un mese e mezzo in attesa di conoscere le intenzioni di Iachini e, quando ci siamo visti, abbiamo capito che le nostre idee non combaciavano. Mancavano tante cose per andare avanti insieme e portare avanti quel lavoro fatto nell’ultimo campionato che per il Teramo è stato importante».
Si aspettava un trattamento diverso?
«Uno pensa sempre di dare continuità perché è stato fatto un grande lavoro. Abbiamo mandato l’allenatore Paci in serie B, sono stati venduti tre calciatori come Santoro, Diakite e Cianci e sfido qualsiasi società di C a vendere tre giocatori realizzando plusvalenze importanti. In più, ci sono altri 4-5 ragazzi che potranno portare altre plusvalenze. Mancava, però, la voglia di migliorare quello che si è fatto».
È vero che è stato lei il primo a contattare l’attuale allenatore Federico Guidi?
«Sì, la prima chiamata a Guidi l’ho fatta io. Era tra quegli allenatori che secondo me potevano fare al caso del Teramo».
Cosa si porta dietro dopo questi quattro anni?
«La soddisfazione più bella è stata quella di far maturare giovani presi dal nulla, come Diakite, che poi sono esplosi. Così come aver pescato dalla D il tecnico Massimo Paci, che ora è in B a Pordenone, e aver preso a zero Santoro dal Palermo e Cianci dal Sassuolo».
Quali sono le differenze tra Campitelli e Iachini?
«Il primo è più tifoso e passionale, Iachini è più un ragionatore. Oggi non è semplice fare calci, vediamo tante società fallire. Loro sono due grandi imprenditori che hanno dato continuità ad un progetto tecnico».
Al primo anno di Iachini, cosa non ha funzionato?
«Siamo partiti con l’obiettivo di costruire uno zoccolo duro e su quello inserire ogni anno qualche elemento in più perché l’obiettivo iniziale di Iachini era arrivare in B nel giro di qualche anno. Quindi non abbiamo commesso errori ad allestire quel tipo di squadra. Il problema è che, purtroppo, dopo qualche mese, quel programma è stato ridimensionato. Se la direzione era quella, conveniva partire con un profilo più basso».
Santoro e Diakite sono le sue scommesse vinte?
«Ma io dico anche Cianci e ora stanno venendo fuori pure Trasciani, Kyeremateng, Birligea, Viero, Cappa, Bellucci, Piacentini e Valentini. Mi è capitato in passato di pescare dal nulla, come Mancuso alla Samb, ma mai così tanti nello stesso periodo. Il Teramo ora sta raccogliendo i frutti del nostro lavoro. Non solo del mio, ma anche quello di Paci e dello stesso Tedino che il primo anno ha condiviso gli arrivi di Cianci e Santoro».
Che campionato si aspetta dal Teramo?
«Mi auguro che riesca a fare ancora meglio dell’ultimo anno, seppur con una politica di giovani, e che riesca a completare quel percorso di crescita per valorizzare altri giovani».
Si torna nel girone B: è più facile di quello C?
«Chi lo pensa commette un grave errore. Nel girone B ci sono tutte squadre organizzate. Dietro le 4-5 favorite, che possono essere Reggiana, Modena, Pescara ed Entella, ci sono squadre forti come Viterbese, Gubbio, Pontedera, Ancona e lo stesso Teramo».
Quale sarà il futuro di Sandro Federico?
«Ho ricevuto delle chiamate, ma sono alla finestra perché voglio trovare la situazione giusta». ©RIPRODUZIONE RISERVATA

