Federico: Chieti è un sogno Teramo, viva la continuità

Il ds è teatino di origine e per cinque anni è stato il manager del Diavolo «La rivoluzione del patron D’Arcangelo è paragonabile a quella di Mancaniello»
CHIETI. Gli occhi di un doppio ex, Sandro Federico, 52 anni, sul derby di domenica Chieti-Teramo. Il direttore sportivo stabilitosi a Giulianova è è cresciuto a Brecciarola, popoloso quartiere di Chieti da dove vengono il presidente neroverde Gianni Di Labio e il patron Altair D’Arcangelo. A Chieti ha giocato (cinque anni) e fatto il ds (nel 2013). A Teramo ha svolto le mansioni di direttore sportivo per cinque anni con tre proprietà diverse. Nessuno meglio di Sandro Federico può parlare con cognizione di causa del derby abruzzese del girone F della serie D.
Federico, pronostico?
«Derby sul filo dell’equilibrio, lo dice la classifica».
A Chieti è in corso una rivoluzione?
«Rivoluzione che parte dal calcio e va oltre. Conosco il presidente Gianni Di Labio, non tanto il patron D’Arcangelo. Sono di Brecciarola come me. E devo fare i complimenti a loro e ai collaboratori perché hanno risvegliato la passione e l’entusiasmo della città. Hanno toccato i tasti giusti, e non era affato facile. Ci rivedo la rivoluzione del compianto patron Mancaniello, alla fine degli anni Ottanta. L’ho vissuta in prima persona. Mancaniello e Garzelli, due punti di riferimento. E le due situazioni - quella attuale e quella di fine anni Ottanta – sono paragonabili. Ripeto: è un qualcosa che va oltre il calcio. Sembra un sogno. La squadra di calcio diventa identitaria della città».
E i concerti prima della gara?
«Domenica sono stato all’Angelini per Chieti-Isernia e ho visto quello di Aka 7even. Bello, bellissimo. Ma è l’aria che si respira allo stadio che è diversa. Giovani, donne, bambini, famiglie. La partita è un evento attorno al quale ce ne sono altri che attirano persone».
E il Teramo?
«Bene, perché c’è una proprietà attenta a non fare il passo più lungo della gamba. E un progetto calcistico che va avanti. I risultati premiano questa impostazione. Ed è comunque una squadra che arriva al derby da tre successi di fila. È come se si fosse sbloccata».
Squadre diverse?
«Certo, il Teramo prosegue un suo programma di crescita. Più anni con lo stesso allenatore (Pomante, ndr). Il Chieti, invece, è ripartito da zero in estate con una proprietà, poi ne è subentrata un’altra ben più ambiziosa. Si vede che il gruppo si sta amalgamando. La squadra procede a fiammate, ma ha margini di miglioramento. Conosco diversi giocatori perché li ho avuti in passato. So che possono fare meglio».
Lei è reduce dall’esperienza di Giulianova, in Eccellenza, finita male.
«Purtroppo, abbiamo una visione diversa del calcio. Al Giulianova auguro il meglio».
Come finirà il derby?
«Comunque vada sarà uno spettacolo, dentro e fuori dal campo. Per il concerto di Riccardo Fogli, per la partita e per tutto il contorno di entusiasmo e passione che caratterizzerà il pomeriggio dell’Angelini».
Il livello della serie D?
«Alto, è lievitato negli ultimi anni. Sembra una C2 per tanti motivi. A partire dagli investimenti fatti dai club»
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