Festa Chieti: è promosso in D

1 Aprile 2019

I neroverdi pareggiano a Nereto e vincono il campionato con due gare d’anticipo davanti a 400 tifosi

NERETO. Ore 16.59: il Chieti torna in serie D. I giocatori si abbracciano, i 400 tifosi teatini esplodono di gioia. Lucarelli aspetta ancora qualche minuto prima di lasciarsi andare. Vuole aspettare il risultato finale della Torrese. Quando arriva la notizia della vittoria della Rc Angolana, anche il tecnico stringe i pugni e abbraccia tutti. A Nereto è festa neroverde. Al Chieti basta un pareggio per brindare alla promozione con due giornate d’anticipo. È di nuovo serie D, dopo due anni e mezzo. Un pomeriggio di festa, una liberazione per una piazza che nelle ultime stagioni ha digerito tanti bocconi amari. Una domenica al cardiopalma per tifosi e dirigenti, tutti con uno sguardo al campo e l’altro alla Torrese.
Il primo tempo di Nereto-Chieti scorre via senza sussulti, ma i rossoblù vanno due volte vicini al vantaggio: prima è il palo colpito da Florimbj a salvare i neroverdi, poi è Delgado a respingere il pallone sulla linea sul colpo di testa dell’ex Zeetti. In panchina è il ds Omar Trovarello a comunicare a Lucarelli il risultato della Torrese, che chiude il primo tempo sullo 0-0. Anche sugli spalti, mentre continua il tifo incessante dei tifosi teatini, c’è chi è incollato allo smartphone per sapere i risultati della dirette concorrente. Alle 16.13 arriva la notizia del vantaggio della Rc Angolana. Notizia che viene comunicata anche ai giocatori in campo e che fa esplodere i tifosi del Chieti, che alzano il volume e continuano a sostenere la squadra. In campo tra neroverdi e rossoblù non succede più nulla, si attende solo il triplice fischio finale che arriva dopo sei interminabili minuti di recupero.
E la festa più iniziare. I giocatori corrono sotto il settore riservato ai tifosi teatini. Il centrocampista Paquito Morales riprende tutto con il cellulare, il bomber Miccichè dà inizio ai gavettoni, il portiere Salvatore e il difensore Di Lallo stappano le prime bottiglie, capitan Ricci, teatino doc, si mette al collo la sciarpa neroverde. Il più scatenato di tutti è l’allenatore Lucarelli che butta via camicia e maglione e indossa la maglia del Chieti con la scritta “89 Mai Domi”, il nome del gruppo dei tifosi della curva Volpi. «Stiamo qua, stiamo qua», dice Lucarelli ai giocatori. «Godiamoci la festa». E dagli spalti applausi e cori per tutti. Giocatori, allenatore e dirigenti cantano e saltato insieme ai tifosi. Solo mezz’ora dopo il triplice fischio finale, i giocatori rientrano negli spogliatoi. Ma la festa continua allo stadio Angelini, dove centinaia di tifosi aspettano il pullman della squadra, e poi alla pizzeria Caruso, allo Scalo.
«Ci ho sempre creduto», dice Lucarelli con un filo di voce, «fin dalla prima partita, anche quando eravamo a -9 dalla capolista Sambuceto. Ho sempre chiesto ai giocatori di dare tutto e loro l’hanno fatto. Non è stato facile vincere perché la squadra è giovane e per molti ragazzi è la prima volta». Lucarelli è entrato nel cuore dei tifosi. «Sono fantastici», dice, «questa squadra muove ancora tanta gente. Ne sono tantissimi. Anche la D sta stretta al Chieti. Il futuro? Non prenderò mai in giro i tifosi. Sarebbe bellissimo restare in D, ma ci dev’essere un progetto giusto perché bisogna fare di tutto per riportare Chieti ancora più in alto». In quella serie C che manca da troppi anni.
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