Fontecchio: «Io e l’Nba, seguo i consigli di nonno»

12 Giugno 2023

L’ala pescarese degli Utah Jazz in città per abbracciare le giovani promesse «Al Palaelettra i primi passi nel basket, giocare negli Usa è sempre un’emozione»

PESCARA. È tornato a Pescara, da dove era partito, come ambasciatore del mondo Nba per la Jr Nba Fip Under 13 Championship, e ha trovato un entusiasmo smisurato che lo ha sorpreso. Simone Fontecchio oggi rappresenta un orgoglio abruzzese, oltre che dell’Italia del basket. Tanti sacrifici ben ricompensati da una carriera ai massimi livelli. La serietà e la caparbietà che provengono da una famiglia di elevate tradizioni sportive, e poi la scelta, opportuna e coraggiosa di cercare all’estero (Alba Berlino e Saski Baskonia), la propria consacrazione, una scelta che gli ha procurato spazio nella Nazionale italiana e aperto la porta magica dell’Nba.
Nel Palaelettra gremito si è emozionato per un affetto che non si aspettava, lui personaggio in fondo umile che grazie all’impegno e alla passione ce l’ha fatta a raggiungere alti livelli. Una famiglia di campioni (dal nonno Vittorio Pomilio, alla mamma Malì, al fratello Luca e al padre Daniele) dalla quale ha tratto i giusti insegnamenti comportamentali e di impegno che, uniti alle indubbie qualità tecnico e fisiche, hanno favorito la sua affermazione nel basket. «Sono tornato qui dove mi hanno insegnato realmente a giocare a pallacanestro», racconta Fontecchio, alludendo ai primi quattro anni da giovanissimo tra Vivavilla e Amatori. «Non mi sarei mai potuto immaginare di tornarci in queste vesti, è una sensazione indescrivibile e sono molto emozionato». L’avventura in Nba, il suo presente, è il coronamento di una carriera: «Da quando ho firmato con gli Utah Jazz, fino all’ultima partita giocata a Los Angeles, è stata tutta un’emozione continua, indescrivibile. Una cosa importante che mi porto dentro e che spero di continuare a coltivare. Ho ancora un contratto con gli Utah, loro alla fine fanno quello che ritengono giusto; io mi trovo molto bene lì e spero di rimanerci». Una carriera premiata dall’esperienza estera, quei due anni in Germania e Spagna che lo hanno fatto maturare definitivamente: «Due anni che mi hanno cambiato la carriera, è stato un passo molto importante», prosegue Fontecchio, «passi da un momento all’altro ad essere da un giocatore nazionale a un giocatore internazionale, ho cambiato status e responsabilità; da lì mi è svoltata la carriera e sono diventato il giocatore che sono oggi». Tra gli allenatori con cui ha lavorato, Aito, coach dell’Alba Berlino, è stato per lui fondamentale: «Ma tutti i coach che ho avuto lo sono stati; in Nazionale Pozzecco è una figura molto importante così come Sacchetti che c’era prima. Ognuno mi ha dato qualcosa, aiutandomi a diventare quello che sono». Ma i consigli più preziosi vengono dal nonno, Vittorio Pomilio, che lo segue da Francavilla in tutte le partite, e che il Presidente Fip Petrucci ha ribadito essere stata una pietra portante del basket italiano. «Oggi ricevo suggerimenti da moltissime persone, ma mio nonno è l’unica persona di cui ascolto realmente i consigli. Per me ha sempre rappresentato la figura più importante, è l’unica guida che cerco». Un solido legame affettivo che tramanda passato e futuro del nostro basket, sintetizzato, sul palco, da un emozionante abbraccio tra nonno e nipote con lo scambio della canotta della Nazionale.
Paolo Toro
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