«Fontecchio è da Nba, Rajola? Un predestinato»

10 Gennaio 2018

Il coach rosetano Sorgentone che allena Bisceglie: «Occhio agli under Masciarelli e Piccone. L’Amatori sta facendo un grande campionato, come Campli e Teramo»

PESCARA. Ha quasi sempre gestito progetti vincenti, dentro e fuori l’Abruzzo, collezionando vittorie in diverse categorie. Le origini di Domenico Sorgentone, rosetano doc, da poco sessantenne, hanno sicuramente influito sullo sviluppo della propria attività professionale di tecnico, tra i più longevi ed esperti, nel mondo della palla a spicchi. Una carriera iniziata nel 1982 con le Forze Armate (C), e costruita anno dopo anno con responsabilità crescenti in un mondo, quello cestistico, nel quale ha sviluppato al massimo la propria passione sportiva, trasformandola in professione. In oltre 35 anni da coach ha vinto cinque tornei di B (Roseto, Atri, Chieti, Ribera, Scafati), quattro di C (Forze Armate, Vasto, Atri, Ortona), oltre che un torneo di C2 con Vasto ed uno di D con Giulianova. Dopo Chieti, Scafati e Ortona, quest’anno è alla seconda stagione nell’ambiziosa Bisceglie, con una formazione solida e che sta rapidamente riportandosi nelle posizioni di vertice.
Sorgentone, allenare fuori dall’Abruzzo le procura nostalgia?
«Sinceramente no, nel nostro lavoro dobbiamo essere sempre pronti a girare, e poi a me piace conoscere anche realtà extra cestistiche. Resto molto affezionato alla Sicilia dove sono stato per 3 anni».
Le squadre abruzzesi della B che prospettive possono avere?
«Difficile individuare prospettive in un campionato molto equilibrato, nel quale si può passare dal brutto a bello in tempi rapidi; l’Amatori sta facendo un grandissimo campionato (vedi la conquista della finali di Coppa Italia, ndc), ed anche Teramo e Campli stanno forse andando oltre le aspettative. Un buon cammino, nel quale conta molto la continuità, e non è semplice».
Qual è stata la maggior soddisfazione della sua carriera?
«Ne ricordo due sullo stesso livello legate a promozioni in B1: con Roseto (87/88) e con Ribera, nella quale vincemmo contro ogni pronostico battendo in finale Brindisi in trasferta. E ritengo che la B1 di allora avesse un livello tecnico superiore alla A2 di oggi».
Il giocatore più forte che ha allenato?
«Sicuramente Roberto Chiacig, (a Scafati, 2013/2014), poi tanti altri di buonissimo livello come Marco Evangelisti (oggi ad Agrigento). Voglio precisare poi di aver avuto l’onore ed il piacere di allenare Stefano Rajola, giocatore di notevole spessore e classico prototipo del play maker per ogni allenatore. Stefano oggi fa l’allenatore e realizzando con successo quello che è sempre stato. In campo era una guida per tutti i suoi compagni. Gli ho sempre detto che avrebbe potuto fare questo mestiere».
Oltre all’insegnamento tecnico, quale funzione deve avere il coach per massimizzare i rendimenti?
«Saper gestire il gruppo, cercando di ottenere da ciascun atleta la rinuncia a qualcosa del proprio “ego” per mettersi al servizio della squadra; e poi, regole chiare e marcate, anche se con possibilità di operare qualche deroga».
Il movimento cestistico nazionale e quello regionale. Come giudica la situazione?
«Penso che il movimento cestistico nazionale sia in grossa difficoltà, anche morale; si è data la colpa alla crisi economica ma non è così: nazioni in crisi più di noi sono cresciute di molto, e le altre anche. Mancano quelle figure che hanno costruito negli anni l’evoluzione del basket italiano, e non vedo all’orizzonte interventi migliorativi. L’Abruzzo, che ha solide tradizioni, in questo contesto ha il merito di tenere le proprie posizioni, puntando anche sui centri di passione che alla fine assicurano una continuità: E’ un buon successo avere 5 squadre in B ed una in A2, Roseto, che mi auguro vivamente possa rimanerci».
Chi sono gli astri nascenti tra i giocatori?
«Tra gli under Dario Masciarelli dell’Amatori Pescara e, poi, ricordatevi del frentano Fabrizio Piccone, che gioca a Porto Sant’Elpidio. Poi cito SimoneFontecchio, che gioca in A, ma che può tranquillamente tentare la carta Nba».
Per la sua crescita professionale, deve ringraziare qualcuno in particolare?
«Più degli altri coach Renzo Ranuzzi venuto a mancare da un paio di anni; da lui, come assistente, ho appreso il metodo di lavoro, l’anno della promozione in A2 con Roseto. Poi, l’aggiornamento operativo si acquisisce sempre e da tutti ».
Paolo Toro
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